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Associazione Italiana Teilhard de Chardin
Scienza e trascendenza (PRIMA PARTE) 1) Introduzione  2) Le domande a cui rispondere  3) Le risposte maturate  3-a) la metodologia scientifica e la metodologia filosofica  3-b) Lo stato dell'arte nelle conoscenze biologiche  3-c) L'uomo in relazione con l'ambiente circostante  3-d) La teoria evoluzionistica e la formulazione di Pierre Teilhard de Chardin  3-e) Un nuovo approccio: la teoria delle rappresentazioni sensoriali  3-f) Un nuovo concetto di trascendente    **********************************************************************************************    1) Introduzione  Nel mezzo del cammin di nostra vita  mi ritrovai per una selva oscura  che la diritta via era smarrita   …… ……… Lo duca ed io per quel cammino asceso  intrammo a ritornar nel chiaro mondo;  e sanza cura aver d’alcun riposo  salimmo su, el primo ed io secondo,  tanto ch’i’ vidi delle cose belle  che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo;  e quindi uscimmo a riveder le stelle.  Questi versi iniziali e finali della cantica dell’Inferno testimoniano il dramma della  «selva oscura » e la gioia di «riveder le stelle» che il grande poeta Dante Alighieri ha  affrontato, come tutti gli esseri umani «nel mezzo del cammin di nostra vita».  Infatti è proprio nel pieno della maturità che ogni essere vivente ed ogni essere  pensante si pone quelle domande fondamentali che danno un senso profondo alla sua  esistenza passata ed al suo futuro.  L'uomo del terzo millennio non si sottrae a questo eterno dilemma che si ripropone  costantemente e tanto più fortemente quando più veloci sono le trasformazioni delle  cose che lo circondano. Immersi completamente in questi continui cambiamenti ci  troviamo completamente sbilanciati verso nuovi traguardi e ci accorgiamo di aver  perso completamente i vecchi punti di riferimento su cui ci eravamo basati  precedentemente e nello stesso tempo non siamo in grado di distinguere i nuovi punti  d’approdo.  Ed allora il passo si fa meno affrettato e più circospetto per paura di perdere  completamente la luce che ci ha guidato e per poter piantare un altro faro che ci possa  illuminare ancora la strada verso la meta.  Le domande fondamentali che ogni essere umano si pone al centro della sua esistenza,  seppure non espresse esplicitamente, sono sempre le stesse : chi siamo?, da dove  veniamo?, dove andiamo?.  E la risposta a queste domande che si ripropongono sempre nei vecchi termini non è  mai la stessa ma cambia con il variare delle nostre conoscenze sulla natura umana e sul  mondo che ci circonda, per cui dobbiamo abbandonare l'idea cara a molti filosofi ed a  molti teologi di cercare una risposta esauriente e definitiva valida per tutti e per  l'eternità e prendere coscienza che le nostre risposte, anche se generalmente esaurienti,  sono e saranno sempre perfettibili.  La soluzione del problema esistenziale è di tipo individuale poiché ogni individuo è  chiamato a dare personalmente la sua risposta ma nello stesso tempo è di tipo  collettivo poiché le caratteristiche che accomunano il genere umano sono enormemente  maggiori di quelle che contraddistinguono i vari popoli ed i singoli individui.  Sulla base di queste constatazioni molti si limitano a cercare delle risposte  preconfezionate proposte dai vari filosofi o teologi o santoni di grido. Altri cercano di  dare delle risposte personali ed innovative nel tentativo di avvicinarsi maggiormente  alla verità e di superare le contraddizioni che seppure evidenti sono da molti ignorate  e sottovalutate.  Queste poche pagine si inquadrano in questo secondo filone con lo scopo unico di  condividere una maturazione personale acquisita in oltre 50 anni di vita a cavallo tra il  XX ed il XXI secolo dedicati alla attività sociale ed alla ricerca scientifica con la  speranza che possano essere utili a quegli animi inquieti che non sanno resistere alla  voglia di guardare oltre il banale e verso l'ignoto.    2) Le domande a cui rispondere  Le argomentazioni che seguono in questo saggio traggono origine da quattro quesiti  principali che si impongono prepotentemente all'inizio di questo terzo millennio e che  determinano un punto di snodo fondamentale per il futuro dell'Umanità.  La giustificazione di questa affermazione che a prima vista potrebbe sembrare  esorbitante trae origine soprattutto dalla constatazione che i livelli attuali dello  sviluppo scientifico sono tali da prefigurare un intervento diretto non solo sulle  condizioni di vita ma addirittura sulla natura stessa del genere umano.  La possibilità di utilizzare l'ingegneria genetica non solo per formare organi ed  apparati sostitutivi nella persona ma anche per procedere alla clonazione stessa degli  individui apre nuovi scenari sul futuro dell'umanità che necessitano di una notevole  base di carattere culturale, filosofico, etico e sociale adeguata alle nuove scelte  impegnative che si presenteranno negli anni futuri.  Le domande fondamentali sono le seguenti :  a) Esiste il trascendente e come si manifesta?  La prima questione che si pone per l'individuo del terzo millennio è se la trascendenza  assume ancora un significato in questa epoca supertecnologica o se debba soltanto  considerarsi come un retaggio del passato.  In un mondo in cui il dominio della scienza sembra essere inarrestabile ed  incontrastato, il richiamo al soprannaturale sembra aver perso quel fascino misterioso  che ha esercitato sull'uomo sino dai tempi ancestrali.  Ogni cosa sembra possibile tramite la scienza e la ragione, ma a questo senso di  sicurezza che si propaga all'interno degli addetti ai lavori corrisponde altresì un  aumento del disorientamento e d’insicurezza in coloro che si sentono esclusi o che si  trovano al margine di questo processo d’espansione tecnologica e scientifica.  L'aumento di affiliati a sette e a religioni spiritistiche testimoniano questa accresciuta  esigenza di soprannaturale da parte di vari strati di popolazione che non partecipano  attivamente alla costruzione del progresso scientifico e che vivono lo stesso in termini  più magici che razionali.  Nel contempo il concetto di trascendente e di soprannaturale elaborato sin dai tempi  della filosofia greca e della scolastica cristiana sembra del tutto inadeguato a  soddisfare le esigenze dell'uomo moderno e a rispondere ai grandi quesiti esistenziali  che esso stesso si pone alla luce delle nuove conoscenze scientifiche e delle recenti  acquisizioni della ragione.  b) E' conciliabile la scienza con la filosofia?  Su questa linea si è consumata la frattura praticamente inconciliabile tra scienza e  filosofia, i due mondi in pratica vivono in maniera autonoma e si ignorano  reciprocamente contribuendo a rinforzare quel senso di disorientamento che inizia a  diffondersi anche all'interno delle cosiddette classi colte in cui il filosofo si sente  completamente tagliato fuori da un mondo che è cresciuto al di fuori dei suoi sofismi  mentre lo scienziato si sente impreparato a governare la sua stessa creatura e ad  indirizzarla verso un fine di benessere comune per il genere umano e per il mondo in  cui viviamo.  Per questa ragione questa netta divisione tra scienza e filosofia non è più sostenibile  come d'altronde non è sostenibile il predominio di una sull'altra.  c) La religione è ancora in grado di dare risposte convincenti?  D'altra parte non sembra che la risposta alla domanda esistenziale dell'uomo del XXI  secolo possa essere fornita esclusivamente dalla religione, o meglio dalle religioni. La  ragione fondamentale risiede nella scarsa elasticità della struttura dogmatica su cui la  maggior parte delle religioni si basano.  Molte assunzioni e molti dogmi che potevano essere giustificati nei secoli scorsi sono al  giorno d'oggi difficilmente accettabili da parte di coloro che utilizzano il piano della  ragione per accedere alla conoscenza del trascendente. La difesa ad oltranza di alcuni  dogmi che trovano giustificazione solo nella pretesa sovrannaturalità dei loro  formulatori e che richiedono nella loro accettazione un esclusivo e frainteso atto di  fede, rischia di offuscare quelli che sono i principi fondamentali della religione.  Analogamente a quanto avvenuto per la filosofia quindi anche per la religione si  prefigura quella netta separazione con la scienza che ne limita la sua credibilità e la sua  accettabilità da parte delle persone con un più elevato senso critico.  Questa frattura tra scienza e religione non si verifica solo all'interno della società tra i  vari individui ma si inoltra all'interno dello stesso individuo che vive con estrema  angoscia questa schizofrenia sino a giungere alla sottomissione dell'una rispetto  all'altra.  Questo crescente conflitto tra ragione e religione non si limita esclusivamente ad un  problema esistenziale ma ha anche delle profonde implicazioni di carattere etico,  sociale e politico.  E' infatti accettato che una delle funzioni fondamentali delle religioni è quella di  dettare delle regole di comportamento sociale, etico e politico che riescono a guidare i  singoli individui ed i vari popoli verso una regola generale che permetta uno  svolgimento pacifico della vita sulla terra. Le religioni quindi hanno come compito  intrinseco quello di guidare le società verso una convivenza pacifica e verso uno  sviluppo collettivo ed individuale.  Lo stesso laicismo rivendicato da molte forze politiche nella gestione della res-publica  va inteso generalmente come una richiesta di non interferenza delle gerarchie  ecclesiastiche nella gestione del bene comune, ma sicuramente non come una  contrapposizione con i principi fondanti delle religioni stesse.  d) L'etica, la politica ed i comportamenti umani possono trovare fondamenti alternativi  alla religione?  Agli inizi di questo millennio c'è da chiedersi se questo conflitto sempre più crescente  tra scienza e religione non possa comportare in futuro una perdita di punti di  riferimento per l'etica, la politica e la sociologia od addirittura per la scienza, tale da  prefigurare una catastrofe umanitaria ed un ritorno ai tempi bui del medio evo con la  scomparsa dei punti fondanti delle società.  A questa domanda possiamo dare una risposta soltanto dopo una analisi approfondita  dello sviluppo biologico, sociale, scientifico e culturale che si è prodotto dai primi  albori della vita sino ai nostri giorni.  Guardare indietro al nostro passato ed alla nostra storia con gli strumenti che abbiamo  oggi a disposizione, ci da la possibilità di comprendere molti fenomeni che ci erano  sinora preclusi e che saranno fondamentali per tracciare una rotta che ci conduce verso  il futuro.  Questa indagine retrospettiva inizia con una descrizione del metodo che si intende  seguire in questa analisi. La scelta del metodo di indagine è una tappa fondamentale  non solo per il perseguimento dei risultati ma anche e soprattutto per la loro convalida.  Questo soprattutto perché la scelta del metodo implica la accettazione esplicita od  implicita di alcuni postulati che possono determinare la riuscita o la non riuscita  dell'indagine, per questo la cosciente analisi di questi postulati che spesso indicheremo  come « condizioni al contorno» ci renderà possibile il loro superamento nel momento  in cui ci renderemo conto che essi sono limitanti per il raggiungimento dei nostri scopi.  L'analisi quindi proseguirà con una descrizione delle attuali conoscenze sulla struttura  biologica della natura umana. Questo passaggio ci sembra indispensabile per un reale  superamento della dicotomia tra naturale e soprannaturale che riflette il contrasto  esistente tra scienza e filosofia o tra scienza e religione.  La natura biologica dell'essere umano è naturalmente collegata con la sua posizione  all'interno della vita terrestre e più in generale dell'universo, per cui la sua esistenza è  strettamente determinata dalla sua correlazione con il mondo esterno e con l'ambiente  in cui vive.  A questo punto si inserisce l'analisi di un punto fondamentale che a tutt'oggi  costituisce il fulcro fondamentale che determina l'inconciliabilità tra scienza e religione  per lo meno nei termini in cui queste due branche della conoscenza umana sono state  sino ad oggi sviluppate. Questo punto è costituito dalla teoria dell'evoluzione che ha  raggiunto al giorno d'oggi delle evidenze tali da non poter essere messa in discussione.  Sulla base di queste premesse di carattere scientifico viene prospettata una nuova  interpretazione sulla natura della conoscenza e del pensiero che delinea un nuovo  concetto di trascendenza.  Come conseguenza di questa nuova formulazione del significato del pensiero e della  trascendenza si propone una rinnovata analisi della storia del pensiero filosofico e  religioso per reinterpretarlo secondo i nuovi schemi e soprattutto per delineare una  nuova linea etica, politica, sociale e religiosa che tende al superamento dei retaggi  ancestrali e all'apertura di una nuova fase nella vita dell'umanità.    3) Le risposte maturate.  3-a) La metodologia scientifica e la metodologia filosofica  Sia la scienza sia la filosofia e la religione costituiscono espressioni del pensiero umano  che si sono sviluppate nell'arco dei millenni in maniera diversa e con una diversa  successione temporale.  La prima a comparire in ordine temporale è stata sicuramente la religione che si è  manifestata appena l'uomo ha avuto coscienza di trovarsi solo dinanzi alle forze della  natura e di avere bisogno di un elemento unificante con i suoi simili e con la natura  stessa.  Manifestazioni di culti religiosi e pagani sono molto frequenti nelle società primitive  ed ancestrali. In uno stadio più evoluto della società umana è comparsa la filosofia  come espressione pura del pensiero che ha ereditato dalla religioni gli interrogativi  fondamentali pur non rinunciando ad indagare sulla natura e sulle origini  dell'ambiente circostante offrendo così i presupposti per lo sviluppo della scienza che  avrà la sua nascita solo nel 1600 con la nascita del metodo scientifico galileiano.  Mentre molto frequenti sono state le contaminazioni tra religione e filosofia, le  interazioni di entrambe con la scienza sono state relativamente scarse soprattutto per  quanto riguarda le scienze sperimentali.  Questa mancanza di contaminazione si riferisce naturalmente alle discipline a causa  della loro difficile conciliabilità, mentre molto frequente, se non vogliamo dire  costante, è la presenza di singoli individui che si dedicano contemporaneamente a due  delle precedenti discipline o addirittura a tutte e tre.  La differenza fondamentale tra queste tre branche della conoscenza umana, più che  l'oggetto d'indagine è costituita dal metodo di indagine. La religione si fonda  unicamente su dei dogmi enunciati e su di essi costruisce tutta la sua struttura e tutte  le sue argomentazioni; questo non significa che la religione sia necessariamente non  razionale, ma che la razionalità non costituisce una condizione necessaria per la sua  esistenza.  La filosofia invece ha la sua sede naturale nella ragione ed in essa trova tutta la sua  giustificazione e tutta la sua esistenza. Una volta stabiliti alcuni principi fondamentali  quali ad esempio il principio di non contraddizione, il principio di causa ed effetto ecc.  tutta la sua struttura logica è determinata dalla applicabilità di questi principi alle sue  costruzioni che trovano nella ragione la loro origine ed il loro compimento.  La validità delle sue asserzioni si verifica tramite la non contraddizione ai principi  fondamentali e tramite l'applicazione del metodo dialettico in cui ad una teoria si può  contrapporre un'altra teoria che abbia una maggiore corrispondenza con i principi  fondamentali ed una maggiore estensibilità.  La filosofia normalmente estende la sua indagine sia alla religione sia alle scienze  naturali: basti pensare ad esempio che molti teologi e padri spirituali del cristianesimo  hanno tratto la loro fede dalla filosofia, come pure sono stati dei grandi filosofi, mentre  molti filosofi sono stati grandi matematici, e addirittura i filosofi greci hanno postulato  su base esclusivamente speculativa la teoria atomica che si è rivelata circa 2000 anni  dopo come un elemento fondamentale delle sviluppo scientifico e tecnologico.  Nonostante questo tuttavia la filosofia ha sempre mantenuto la sua fondamentale  impostazione.  La scienza, con particolare riguardo alle scienze sperimentali, ha ereditato dalla  filosofia la struttura razionale della sua impostazione ma non si è limitata alla  autoreferenzialità della ragione cercando costantemente ed insistentemente una  convalida delle sue teorie nella realtà materiale del mondo che ci circonda.  Una teoria scientifica è valida non tanto quando è autoconsistente e non  contraddittoria, ma quanto è in grado di spiegare i fenomeni naturali e di predirne la  comparsa in momenti successivi. La teoria scientifica trae quindi dall'esterno della  mente umana i suoi postulati e la sua validità. Molte volte rinuncia ad una  enunciazione totale ed esaustiva nella sua elaborazione per poter inglobare fenomeni  simili o similari che hanno presumibilmente le stesse origini.  Una teoria scientifica per essere valida non solo deve essere in grado di interpretare  nuovi fenomeni ma deve essere tale da spiegare anche i fenomeni già osservati che  prima erano stati spiegati in modo diverso [questo tipo di processo si è manifestato  nella recente scoperta della meccanica quantistica che incorpora al suo interno la  meccanica classica come caso limite].  Estendendo questa impostazione dell'indagine dei fenomeni fisici anche alle discipline  umanistiche quali la teologia e la filosofia, possiamo dare un effettivo contributo  all'abbattimento di quel muro tra scienza, filosofia e religione che è uno degli scopi di  questo saggio e che è uno dei problemi più angoscianti che si presentano all'uomo  moderno.  La problematica attuale dell'uomo moderno non è infatti quella di rinnegare le  conoscenze acquisite nel passato quanto piuttosto quello di interpretare le conoscenze  trascorse sulla base anche delle nuove acquisizioni e delle nuove scoperte scientifiche;  questo soprattutto grazie al riconosciuto ruolo fondamentale della filosofia classica, in  particolare della filosofia greca, nello sviluppo dell'umanità sia per quanto riguarda il  metodo che per quanto riguarda il contenuto filosofico e nello stesso tempo sulla base  delle ormai ineluttabili evidenze che le nuove acquisizioni scientifiche, anche nel  campo della biologia molecolare.  E' necessaria pertanto una opera di ridefinizione a partire dai suoi elementi fondanti,  operando in campo filosofico una operazione analoga a quella che è avvenuta nel  campo scientifico all'inizio del novecento e cioè operare quella nuova rivoluzione  copernicana che ha portato al superamento e all'inglobamento della fisica classica nella  fisica quantistica.  Il tentativo di un riesame globale della scienza, della filosofia e della religione, sulla  base delle attuali conoscenze, non deve essere considerato come un ennesimo tentativo  di supremazia di una disciplina sulle altre, ma come un tentativo di superamento della  contrapposizione tra cultura umanistica e cultura scientifica.  La definizione di una nuova disciplina che potremmo chiamare indifferentemente  «Filosofia Scientifica» o «Scienza Filosofica» basata non su un processo dialettico, o di  contrapposizione, come è uso nella filosofia, ma su di un processo sinergico in cui i  contributi delle varie discipline si integrano in una forma unica di conoscenza,  risulterebbe fondamentale per la conoscenza soprattutto in un momento in cui le  biotecnologie necessitano di un forte substrato etico e morale ma nello stesso tempo la  filosofia e l'etica si trovano completamente spiazzate dalle recenti scoperte della  biologia molecolare che ci mostrano le strettissima connessione dei fenomeni biologici  con alcuni aspetti della vita umana che sino ad ora venivano classificati come  esclusivamente intellettuali, quali ad esempio il dolore, il piacere ed addirittura il  feeling tra persone diverse.  3-b) Lo stato dell'arte nelle conoscenze biologiche.  Nelle pagine precedenti è stato fatto un breve cenno sull'importanza che ha avuto nello  sviluppo scientifico attuale la meccanica quantistica che ha incorporato nel suo interno  la meccanica classica come caso limite.  L'importanza di questa teoria non si riflette solamente al campo dell'indagine della  struttura della materia e dei nuovi materiali che l'innovazione tecnologica ci mette a  disposizione, ma si sta estendendo sempre maggiormente anche all'indagine della vita  nelle sue varie manifestazioni.  Un passo determinante ed un salto qualitativo è stato infatti compiuto in questi ultimi  anni soprattutto grazie alla nascita di una nuova branca delle scienze che viene  denominata «Biologia Molecolare».  Questa disciplina costituisce il raccordo tra la biologia classica e la chimica attraverso  lo strumento della fisica e della matematica applicata allo studio della struttura della  materia. Con i nuovi e sofisticati mezzi di indagine strutturale che abbiamo oggi a  disposizione, che va dai raggi X alla risonanza magnetica, alle tecniche spettroscopiche  e tecniche laser, sino al microscopio elettronico è possibile iniziare l'indagine sui  processi vitali fondamentali ed analizzarli in base alle energie di interazione  molecolare ed alla costituzione chimica delle strutture proteiche ed enzimatiche.  La mappatura del genoma umano è stato un passo fondamentale per studiare i  processi vitali ma costituisce solo il primo passo di un lungo cammino che è destinato  a continuare per molto.  La scienza sta entrando quindi prepotentemente nella ricerca del mistero della vita,  argomento che è sempre stato ad appannaggio della filosofia e della religione.  Naturalmente siamo ancora molto lontani dal traguardo finale, pur tuttavia le  premesse sono tali che già si delineano alcuni punti fondamentali che troveranno  sicuramente ulteriore conferma nelle ricerche future.  In pratica viene alla luce sempre più prepotentemente che l'uomo, e la vita in genere, è  figlio dell'universo più che figlio di un essere esterno all'universo stesso; cioè i  meccanismi e le leggi che regolano la vita sono le stesse leggi che regolano qualsiasi  fenomeno naturale.  La linea netta di demarcazione tra la scienza da una parte e la filosofia e la teologia  dall'altra era costituita dall'uomo, infatti la scienza era libera di studiare il mondo  animale, vegetale ed il mondo inorganico, mentre la filosofia e la teologia si  occupavano dell'uomo e del suo spirito.  La caduta di questa linea di demarcazione è stata determinata non solo dalla enorme  analogia che sussiste tra il mondo animale e l'uomo stesso ma anche dalla scoperta che  anche le emozioni ed i sentimenti che sinora erano stati considerati come esclusiva  prerogativa dello spirito traggono origine da strutture cellulari e strutture proteiche  che sono governate dalle stesse leggi che governano tutta la materia vivente.  Il processo della vita si rivela sempre di più come un meccanismo molto complesso che  può essere descritto come il risultato di una serie di processi più semplici che  governano i processi chimici osservati nei nostri laboratori.  Un essere vivente è il risultato di un equilibrio quasi perfetto che si raggiunge tra una  serie innumerevole di processi elementari , un equilibrio che si rinnova a ogni nascita  ma che a sua volta determinerà la storia futura della stessa specie.  Vi è quindi una catena lunghissima in cui ogni anello è attaccato all'anello precedente  ed a sua volta fa da sostegno all'anello che segue.  La linea che costituisce la direzione di questa catena è racchiusa nella molecola del  DNA e nel suo patrimonio genetico, ma contrariamente ad una catena metallica, in  questo caso ogni individuo è un elemento vivo che può contribuire all'arricchimento o  all'impoverimento del patrimonio genetico che trasmette alle generazioni future.  E' questo in realtà l'elemento fondamentale che costituisce il nocciolo della teoria  dell'evoluzione che affronteremo tra breve; quello che ci interessa evidenziare in  questo capitolo è che ogni processo vitale è costituito da una o più reazioni chimiche  che avvengono su scala microscopica in condizioni di quasi equilibrio.  In chimica una reazione si definisce in equilibrio quando la velocità di formazione dei  prodotti è uguale alla velocità con cui da tali prodotti si possono riformare i reagenti.  In questa situazione non vi è nessuna variazione nel tempo né della quantità dei  prodotti né della quantità dei reagenti.  La definizione di «quasi equilibrio» che adottiamo per i processi biologici è  determinata dal fatto che in questo caso la velocità di reazione è generalmente molto  bassa rispetto a quella riscontrabile in moltissime reazioni in laboratorio, soprattutto  perché le energie dei prodotti e dei reagenti sono molto simili.  In queste condizioni variazioni strutturali relativamente piccole o limitate variazioni di  condizioni esterne o di concentrazione dei reagenti sono in grado di determinare, in  condizioni di temperatura costante, l'andamento della reazione e quindi del processo  vitale.  Quanto detto è per illustrare che la complessità di un essere vivente non è determinata  dalla complessità delle leggi che regolano la sua vita ma soprattutto dalla enorme  varietà di combinazioni con cui le molecole costituenti possono legarsi in strutture  sempre più grandi in condizioni determinate sia dall'ambiente esterno sia da ioni od  altri agenti interni all'organismo stesso.  Basti pensare che il DNA che costituisce la base della sintesi proteica e che racchiude il  codice della trasmissione genetica è costituito esclusivamente da quattro basi nucleiche  che si combinano sequenzialmente in vario modo.  Un altro elemento fondamentale che determina al contempo la complessità e la  semplicità della vita è determinato dal fatto che ogni essere vivente è costituito da una  o più cellule che hanno sostanzialmente gli stessi elementi costitutivi (membrana  cellulare, citoplasma, cromosomi, nucleo ecc. ) e lo stesso patrimonio genetico.  Ciascuno di noi nasce come essere unicellulare e prosegue la sua esistenza attraverso  un processo continuo di suddivisioni e moltiplicazioni di cellule che procedono ad una  continua e progressiva differenziazione che da luogo alla struttura morfologica e  funzionale del corpo.  Ogni cellula quindi è dotata di vita propria e svolge le stesse attività di sostentamento,  crescita e proliferazione, ogni cellula tuttavia contribuisce con la sua vicina alla  costituzione di un unico essere vivente di dimensioni molto maggiori attraverso un  processo simbiotico svolgendo una funzione specifica e differenziata.  Questa piccola introduzione sulla struttura cellulare ci serve come base per introdurre  l'argomento sulla struttura neuronale e sulla struttura cerebrale umana in particolare  che sono il tema fondamentale di questo lavoro.  Neuroni  Le attuali conoscenze biologiche sulla struttura neuronale sono purtroppo ancora  estremamente limitate ma tuttavia già sufficienti per individuare una via investigativa  molto promettente per la risoluzione del problema della conoscenza. Infatti, come  abbiamo visto la struttura della materia cerebrale, che è la sede individuale della  conoscenza, è del tutto analoga a quella di qualsiasi altro organo essendo anche essa  organizzata in cellule viventi che hanno la stessa costituzione delle altre cellule pur  mantenendo un alto grado di specificità determinato dalla loro specifica funzionalità.  Le stesse cellule neuronali si differenziano in forma e dimensioni in base alla loro  funzione , per cui le cellule adibite al trasporto di impulsi nervosi dal sistema  periferico del corpo umano alla struttura cerebrale (neuroni afferenti) e viceversa  (neuroni efferenti) sono caratterizzate da una struttura allungata con la presenza di  uno o più corpi cilindrici denominati assoni che sono in contatto con gli assoni delle  cellule contigue tramite dei collegamenti denominati sinapsi, gli assoni che  costituiscono il midollo spinale possono raggiungere la lunghezza anche di un metro; i  neuroni associativi invece sono caratterizzati da una fitta rete di filamenti sottili  chiamati dendriti che permettono alle cellule di forma stellare dei collegamenti che si  estendono molto al di là delle cellule immediatamente contigue formando una rete  estremamente ramificata con una interconnessione molto estesa per cui si può arrivare  sino a 10000 sinapsi. (1)  La funzionalità cerebrale è strettamente legata con questa capacità di interconnessione,  che è naturalmente facilitata dalla localizzazione delle cellule adibite ad una certa  funzione in zone delimitate e ben individuate del cervello. (2)  Le informazioni che da tutte le parti del corpo arrivano al cervello tramite i neuroni  afferenti vengono codificate ed elaborate nel cervello stesso in modo da poter essere  trasmesse ai neuroni efferenti e quindi determinare la reazione, oppure vengono  immagazzinate in maniera permanente per costituire la memoria individuale.  In termini scientifici la parola memoria assume un significato leggermente diverso da  quello normalmente attribuito nel linguaggio comune.  Viene definita come «memoria» ogni modificazione persistente nel tempo determinata  da un qualsiasi evento sia di carattere chimico che fisico che avviene a livello  molecolare. Contrariamente alla memoria invece la reazione è un evento determinato  da un evento esterno che cessa al momento in cui viene a cessare la causa.  La natura chimico-fisica di ciò che determina la memoria negli esseri viventi non è  ancora chiaro e costituisce ancora un problema fondamentale per le neuroscienze e che  necessita di risposte.  Uno dei metodi di indagine fondamentale per lo studio delle attività cerebrali è  costituito dalla misura delle differenze di potenziale tra vari punti della calotta cranica  in corrispondenza di zone cerebrali specifiche per alcune attività nervose.  Questo tipo di studi, insieme alle analisi degli effetti dell’elettroshock su alcuni malati  di mente ha portato molti ricercatori ad identificare il processo della memoria, e di  conseguenza, secondo il linguaggio comune, il processo della conoscenza con la  presenza della polarizzazione permanente di sostanza cerebrale dovuta alla presenza  di onde cerebrali che si sviluppano tra le varie cellule neuronali ......  Recentemente questa impostazione comincia ad essere almeno in parte superata  soprattutto per gli studi di Erik R. Kandel a cui è stato recentemente attribuito il  premio Nobel per la medicina per tali scoperte nell'anno 2000. (3)  Dopo lo studio su alcuni molluschi è stato scoperto infatti che essi avevano la capacità  di sviluppare riflessi condizionati anche a distanza di tempo.  In particolare veniva indotta in essi una contrazione muscolare attraverso  l'applicazione di scarica elettrica a due elettrodi applicati sul loro corpo.  Dopo un ripetuto trattamento di contatti e di scariche concomitanti è stato osservato  che le contrazioni muscolari si manifestavano in presenza del contatto con gli elettrodi  indipendentemente dalla presenza della scarica.  Questo significava che il mollusco aveva in qualche modo memorizzato la sensazione  del contatto con gli elettrodi e l'aveva collegata con la presenza della scarica, per cui la  contrazione muscolare veniva provocata non solo come azione passiva determinata  dalla presenza della scarica elettrica ma come azione attiva determinata dalla presenza  del solo contatto.  La scoperta fondamentale è che questa memoria indotta tramite esperienze dirette  veniva notevolmente diminuita in presenza di farmaci che inibivano la sintesi proteica,  dimostrando che la sintesi proteica era un processo determinante nella formazione  della memoria.  Questa esperienza ci permette di affermare con sufficiente ragionevolezza che il  fenomeno della memoria non è collegato al processo fisico di polarizzazione  elettromagnetica quanto piuttosto ad un fenomeno chimico di struttura proteica  all'interno o sulla membrana delle cellule cerebrali determinato dalla sintesi proteica  delle cellule stesse in conseguenza degli stimoli del sistema vegetativo provenienti dal  resto del corpo o degli stimoli sensoriali provenienti dall'esterno.  Quindi una delle attività dei neuroni cerebrali sarebbe quella di sintetizzare proteine  sotto l'azione di stimoli interni od esterni.  Questa stretta correlazione tra memoria ( intesa in questo caso anche come la base  della attività collettiva) e massa cerebrale è dimostrata anche dal fatto che l'uomo è  l'unico essere vivente che ha, a parità di peso corporeo, la massa cerebrale  maggiormente sviluppata o meglio ancora che ha un maggiore sviluppo della corteccia  cerebrale, chiamata neoencefalo.  Infatti sappiamo che la quasi totalità dei meccanismi riflessi inerenti alla vita  vegetativa hanno sede nella parte più interna del cervello, parte che è già formata al  momento della nascita in cui la funzioni vitali sono tutte presenti ed operanti  autonomamente, mentre le zone collegate con le attività sensoriali hanno sede nella  corteccia cerebrale che si sviluppa nella fase di crescita sino al raggiungimento della  età adulta.  Questo naturalmente non significa che una persona in età adulta non ha la capacità di  apprendere, perché la sintesi proteica è un processo che si verifica continuamente, ma  significa soltanto che in età adulta non si ha più un aumento di volume della massa  cerebrale ma soltanto una sua riorganizzazione in strutture proteiche più o meno  riarrangiate.  3-c) L'uomo in relazione con l'ambiente circostante.  Paradossalmente l'aumentare del progresso scientifico sembra riportare indietro  l'uomo ai tempi della preistoria in cui gli dei erano gli artefici dei processi naturali e  continuamente presenti nella vita di tutti i giorni, cioè si riscopre sempre di più che  l'uomo è figlio della terra piuttosto che figlio di Dio, o per lo meno di quella immagine  di Dio che ci siamo costruiti nel corso dei secoli proprio sulla base di quella filosofia  greca e di quella tradizione giudaico-cristiana che sono state la culla in cui si è  sviluppata la civiltà occidentale e l'attuale progresso scientifico e tecnologico.  Naturalmente il tema dell'uomo e dell'ambiente circostante si pone in termini diversi  rispetto a quanto accadeva nella preistoria, nel corso dei secoli alla visione animistica  del passato remoto è stata contrapposta una visione idealista della filosofia classica.  Come avviene sovente, la giusta via è quella che si pone come intermedia tra queste  posizione estreme, intesa non come voglia di compromesso ma come disponibilità ad  accettare da ognuna di queste visioni gli aspetti positivi in funzione di quella sinergia  che abbiamo invocato nelle pagine precedenti come condizione necessaria per risolvere  i grandi problemi di fronte all'umanità del XXI secolo.  In termini moderni il rapporto tra l'uomo e la natura non si pone più in termini di  supremazia e di dominio dell'uno sull'altra ma in termini di sviluppo complementare  in cui entrambi influenzano e sono influenzati dall'altro.  In una concezione in cui l'essere viene concepito come soggetto in continuo  cambiamento sia in virtù di una caratteristica interna che in virtù di un  condizionamento esterno, la ridefinizione dei rapporti tra i vari soggetti fa parte della  definizione del soggetto stesso.  Un essere è tale non tanto in virtù di una specifica proprietà ma in quanto erede di una  storia passata ed in quanto partecipe di una realtà presente che ne determinerà gli  sviluppi per una realtà futura.  Forse la definizione di post-umanesimo introdotta da Roberto Marchesini in un recente  libro eccede sicuramente nell'espropriare l'uomo dal suo ruolo guida sulla superficie  terrestre (tenendo conto anche che la sua teoria è pur sempre una teoria scaturita da un  essere umano) tuttavia è da apprezzare il suo tentativo di coniugare la natura umana  con la natura circostante e con la stessa tecnologia creata dall'uomo. (4)  La correlazione tra uomo e natura e tra uomo ed universo va oltre il rapporto etico di  comportamento ed investe interamente il problema ontologico.  Le moderne teorie cosmogenetiche seppure lontane ancora da una loro completa  definizione e da una esauriente e completa legittimazione, si muovono tuttavia in  un'ottica del tutto diversa dal classico creazionismo di tradizione giudaico-cristiana  corroborata da generosi innesti di filosofia classica.  La teoria del Big-Bang che fa risalire la nascita dell'universo ad una enorme esplosione  in cui lo spazio vuoto veniva riempito di particelle elementari, seguito da una continua  e costante fase di ricondensazione della materia sino a formare atomi, molecole, solidi,  stelle e pianeti, tra cui la terra con la sua enorme complessità; questa teoria è stata  formulata sulla base delle recenti osservazioni su stelle, nebulose e galassie ed è quella  che è in grado di dare il maggior numero di risposte esaurienti alle osservazioni fatte  essa non si pone assolutamente nessun problema di carattere ontologico o teologico  ma può essere riallacciata alla teoria evoluzionistica nella formulazione espressa da  Teilhard de Chardin che prenderemo in considerazione nel seguente paragrafo ed  ottenuta per strade completamente diverse.  3-d) La teoria evoluzionista e la formulazione di Pierre Teilhard de Chardin.  Un evento molto importante che ha messo in crisi sin dalla metà del XIX secolo tutto  l'impianto della filosofia occidentale e della stessa religione è costituito dalla  formulazione della teoria dell'evoluzionismo.  La scoperta che l'uomo non è stato creato da Dio a sua immagine e somiglianza  sconvolge non solo l'interpretazione letterale delle sacre scritture, come era avvenuto  per le scoperte di Galileo Galilei, ma i principi fondamentali su cui si è basata la  filosofia antica e la religione.  Questo teoria mette in dubbio l'esistenza di un essere perfetto ed eterno che è l'origine  di tutto l'universo ed a cui tutto tende, e sostiene che tutto l'universo, ed in particolare  l'uomo che è stato posto al suo centro, pur muovendosi nella direzione di una  complessità sempre crescente, ha avuto un origine tutt'altro che perfetta.  Si contrappone cioè ad una visione chiusa di una realtà che si muove lungo una  circonferenza partendo da uno stato di perfezione per giungere ad uno stato di  perfezione, una visione dinamica ed aperta che ha origine dal caos e si muove lungo  una linea evolutiva di cui non si scorge la fine.  Queste scoperte hanno sicuramente contribuito a fare avanzare negli ambienti  culturalmente più evoluti quella specie di materialismo e di nichilismo che si  risolvevano unicamente in una semplice negazione del trascendente senza peraltro  cogliere il vero significato innovativo determinato da quelle scoperte.  Il primo vero tentativo di riconciliare scienza e religione e di ricomporre il binomio  trascendente-immanente, è stato compiuto agli inizi del XX secolo da Pierre Teilhard  de Chardin, un sacerdote gesuita, che come tale incarna la cultura e la tradizione  religiosa e che era contemporaneamente uno scienziato paleontologo di notevole  capacità e valore. (5)  La sua opera è stata volutamente ignorata quando era in vita e pubblicata postuma da  un comitato di scienziati ed estimatori non ricevendo peraltro il dovuto  riconoscimento.  La ragione fondamentale di questo voluto oscuramento è stata determinata dalla sua  doppia natura, se così vogliamo chiamarla, di cattolico e di scienziato che egli ha  voluto sviluppare in un percorso coerente ed unificante.  Naturalmente ci sono stati e ci sono ancora molti cattolici che si dedicano alla scienza e  molti scienziati che sono cattolici, tuttavia in tutti loro si è compiuta consciamente od  inconsciamente una scelta esistenziale per cui una parte della loro natura è stata  subordinata all'altra.  In una situazione di guerra aperta tra fede e ragione, il cattolico evoluzionista, come è  stato chiamato Teilhard de Chardin, è stato ignorato sia dalla Chiesa che considerava la  sua opera pericolosa per la sue esistenza sia dalla scienza che la considerava falsificata  dalla sua origine cattolica.  Eppure questo gesuita ha mostrato la capacità di leggere nella preistoria del nostro  pianeta in maniera molto più approfondita degli stessi Lamarck e Darwin che sono  stati i primi formulatori di questa teoria da cui egli ha attinto.  Né « Il Fenomeno Umano» che resta la sua opera basilare, egli ha saputo cogliere  all'interno della teoria evoluzionistica quel processo costante di «complessificazione»  che gli ha permesso non solo di leggere il passato ma anche di proiettarsi verso il  futuro attribuendo alla sua opera un carattere che non esiteremo a definire profetico.  L'elemento fondamentale della lettura di Pierre Teilhard de Chardin è stato quello di  aver scoperto nel libro della vita un filo conduttore che, seppure interrotto molte volte  nelle varie specie di animali che si sono estinti, si è sempre dipanato nella stessa  direzione, e cioè sempre verso una complessità crescente per cui le nuove specie di  animali che si formavano per gemmazione da rami precedenti mostravano sempre una  struttura neuronale più complessa che non sempre corrispondeva ad una aumentata  performance delle caratteristiche fisiche.  L'ultimo anello in termini temporali della catena della vita è rappresentato dalla  comparsa dell'uomo, che all'interno della sua specie si è evoluto nella stesso senso  registrato per le altre specie viventi e cioè da ominidi che somigliavano più ai primati  che agli uomini all'«homo sapiens» che resta tuttora l'unico essere vivente con il  maggiore sviluppo cerebrale.  La naturale connessione tra sviluppo di massa cerebrale e capacità cognitive e creative  dell'essere umano ha portato Teilhard de Chardin ad estrapolare la freccia  dell'evoluzione nella stessa direzione osservata per il passato portandolo a  preconizzare oltre sessanta anni fa quel pianeta della conoscenza, che lui chiamò  noosfera, che si sta puntualmente attuando nei nostri giorni tramite la rete telematica  globale.  Un altro punto estremamente interessante che porta a qualificare Teilhard come il  profeta della globalizzazione, deriva dalla sua teoria sulla divergenza delle specie  animali (Phylae) e sulla convergenza della specie umana che dopo una espansione  progressiva che l'ha portata a ricoprire tutta la terra, ha cominciato a subire per effetto  della socializzazione un progressivo «ripiegamento su se stessa» per determinare una  progressiva convergenza destinata ad esaurirsi nel «punto omega» che è il fine ultimo  dell'universo e che egli identifica con Dio.  Come avviene per le singole cellule che si organizzano in organi e che successivamente  si raggruppano per formare un essere vivente di specie superiore, così anche i singoli  individui si coalizzano nei diversi popoli per poi convergere verso un unico sistema  umano e sociale che costituisce il punto di massima complessità ed il punto di  massima organizzazione.  Non è quindi difficile individuare in questo percorso il processo della globalizzazione  di cui trattano attualmente le cronache quotidiane.  Naturalmente come in tutte le teorie scientifiche, ci sono ancora dei punti oscuri che  debbono essere chiariti e ci sono delle piccole forzature che sono state introdotte come  punti di raccordo e come giustificazioni forse non completamente giustificate; tuttavia  esse non sono tali da mettere in dubbio la struttura portante del pensiero di Teilhard  ma sono dovute esclusivamente ad una scienza non sufficientemente sviluppata e  possono essere in parte giustificate dai recenti progressi scientifici.  Mi riferisco principalmente alla introduzione dell'energia radiale e dell'energia  tangenziale che regolano rispettivamente i processi di complessificazione interna ed i  processi di interrelazione con altri individui.  L'introduzione di queste due forze indefinite da parte di Teilhard de Chardin è stata  determinata dalla necessità di razionalizzare tutta una serie di osservazioni  sperimentali inoppugnabili ed a causa di una loro mancata caratterizzazione scientifica  ( impossibile sulla base delle conoscenze allora accessibili) è stata erroneamente  scambiata per una sorta di animismo panteistico. Al giorno d'oggi , sulla base delle  attuali conoscenze di genetica e di biologia molecolare queste forze possono facilmente  essere identificate con i processi di interazione molecolare sia di carattere elettrostatico  che di accoppiamento tra livelli energetici di orbitali molecolari, ed anzi il loro studio  costituisce il campo più avanzato dell'indagine scientifica sulla biologica e la chimico-  fisica dei processi vitali dopo la trascrizione del genoma umano.  La lettura teilhardiana della teoria evoluzionistica risulta perfettamente in linea con la  più recente teoria del Big-Bang data la stretta analogia tra la freccia evoluzionistica di  Teilhard verso sistemi a complessità maggiore e la forza di condensazione che porta  alla formazione di stelle e pianeti.  3-e) Un nuovo approccio: la teoria delle rappresentazioni sensoriali  Abbiamo visto precedentemente (sezione 3-b) che il modo in cui le informazioni che  giungono al cervello vengono codificate ed immagazzinate è quasi sicuramente  collegate con la struttura delle cellule neuronali e con i meccanismi di sintesi proteica  che avvengono in esse e costituiscono quello che in termini scientifici viene definita  come memoria.  Molto spesso nel linguaggio comune i termini quali conoscenza, memoria e pensiero  vengono utilizzati indifferentemente per descrivere le attività intellettuali, nel nostro  caso abbiamo attribuito al termine «memoria» la creazione di strutture cerebrali in  seguito alla acquisizione riflessa e sensoriale, mentre useremo il termine «pensiero»  per descrivere la capacità intellettiva e creativa propria dell’essere umano chiamando  come «conoscenza» l’insieme delle due cose.  Quindi mentre la memoria assume un connotato totalmente passivo e può essere  presente anche nel mondo inorganico, al termine pensiero e quindi al termine  conoscenza associamo un connotato attivo che è caratteristico esclusivamente del  mondo animale. Pensiero e conoscenza che non sono prerogative esclusive dell'essere  umano come siamo soliti ritenere e di cui tratteremo in questo capitolo, ma che sono  presenti anche in altre specie animali in gradi molto inferiori sino a quasi scomparire  in specie viventi estremamente semplici.  La teoria delle rappresentazioni sensoriali trae origine da una lettura unificata delle  attività cerebrali basata prevalentemente sulle caratteristiche strutturali della materia  costituente il cervello.  Come detto precedentemente, ogni volta che parliamo del cervello siamo  istintivamente portati dal nostro bagaglio culturale a considerarlo come un oggetto  precostituito di cui scoprire il funzionamento dimenticando che siamo in presenza di  una materia viva come qualsiasi altra parte del corpo anche se altamente specializzata.  Senza entrare nei dettagli dei meccanismi molecolari, per altro ancora quasi del tutto  sconosciuti, con cui i neuroni connettivi esplicano la loro attività, tuttavia possiamo  affermare che la loro funzione è strettamente legata alla loro struttura e che la struttura  primaria delle proteine, che sono di gran lunga il maggior costituente delle cellule,  determinata dalla sequenza degli amminoacidi, sia un fattore determinante nel  caratterizzare le funzioni cerebrali.  Su questa base proviamo allora ad analizzare l'attività cerebrale; essa consiste di tre  fasi principali: la prima fase consiste nella acquisizione degli stimoli nervosi che  provengono dalle altre parti del corpo, siano essi di natura vegetativa e relativi al  funzionamento del corpo stesso, che di natura relazionale che provengono dagli organi  sensoriali e che mettono in relazione gli individui con gli altri individui e con  l'ambiente circostante, questi stimoli vengono trasmessi dai neuroni afferenti che come  abbiamo visto hanno una struttura allungata con contatti situati principalmente alle  estremità dei vari segmenti e pertanto adatti a trasportare velocemente messaggi per  grandi distanze; la seconda fase consiste nella decodificazione degli stimoli, nella loro  elaborazione e nella creazione di strutture proteiche che servono come memoria  permanente per le nuove acquisizioni ( in realtà questa fase è costituita da due diversi  processi che definiscono la memoria a breve termine e la memoria a lungo termine che  non staremo ad analizzare in dettaglio in questa sede), questa fase avviene all'interno  della corteccia cerebrale in zone diverse a seconda del tipo di stimolo sensoriale che  viene esaminato e comporta l'attività di un elevatissimo numero di cellule che sono  collegate tra di loro attraverso una fitta rete di interconnessione rappresentate dai  dendriti.  In questa fase avviene non solo il confronto tra gli input vegetativi e sensoriali con la  struttura proteica precedentemente formata e quindi la successiva creazione dello  stimolo di risposta, ma anche una vera e propria attività creativa, che noi abbiamo  chiamato pensiero, in cui vengono creati degli output anche in assenza di stimoli  esterni ma esclusivamente sulla base della memoria già acquisita. Questa fase creativa  è peculiare della specie umana anche se non possiamo escludere che sia presente nelle  altre specie animali.  La terza fase infine consiste nell'inviare gli stimoli alle altri organi del corpo e quindi  determinare la reazione o l'azione in genere.  Secondo questa teoria quindi alla conoscenza , che come abbiamo detto è la  combinazione tra memoria e pensiero, viene attribuita una base strutturale di natura  molecolare e proteica a livello dei tessuti neuronali cerebrali che funzionano come  unica centrale di elaborazione e di gestione di un essere vivente di specie superiore.  Questo significa che la realtà esterna viene acquisita da ogni essere vivente di specie  superiore tramite un processo di codificazione che la correla a delle precise strutture  proteiche a livello cellulare che hanno sede nella corteccia cerebrale.  Questa teoria ci permette quindi di analizzare il pensiero umano che si è formato  attraverso i secoli e di interpretarlo sulla base della struttura cerebrale.  Prendiamo ora in esame questo processo di codificazione che tenteremo di analizzare  sulla base di due principi fondamentali che sono ben conosciuti da coloro che lavorano  nell'ambito delle scienze naturali e che sono generalmente accettati.  Il primo principio riguarda la stretta interconnessione tra struttura e funzione, e cioè  che questi due aspetti non debbono mai essere in contraddizione tra di loro imputando  ogni possibile incongruenza ad una non perfetta conoscenza o della struttura o del  percorso attraverso il quale si esplica la funzione.  Il secondo consiste nel principio della minor complessità e cioè che nella  interpretazione di un fenomeno naturale, quando è possibile, è sempre da preferire la  strada della minore complessità a parità di evidenze sperimentali concordanti.  A questa nostra interpretazione del processo di decodificazione abbiamo dato il nome  di «Teoria delle rappresentazione sensoriali» adottando un linguaggio comune nella  teoria dei gruppi che ha dato enormi risultati nel campo della spettroscopia molecolare  per lo studio della struttura e della dinamica molecolare di sistemi semplici.  Come primo esempio iniziamo ad analizzare il processo che avviene attraverso  l'organo sensoriale della vista. Come è noto, l'immagine che viene proiettata sulla  retina viene trasmessa attraverso stimoli nervosi all'interno della zona cerebrale  pertinente; questa immagine che in genere è molto complessa come ad esempio quella  di una fotografia o di un paesaggio, costituisce una rappresentazione della realtà  esterna percepita in quell'istante che chiameremo rappresentazione riducibile ; tale  rappresentazione non viene immagazzinata come tale all'interno del nostro tessuto  cerebrale ma subisce un processo di scomposizione in rappresentazioni di minore  dimensione sino a giungere a delle rappresentazioni che non possono essere  ulteriormente ridotte e che pertanto chiameremo rappresentazioni irriducibili che  come vedremo in seguito corrispondono ai concetti fondamentali cioè a quelle che in  filosofia classica vengono chiamate idee .  La sintesi proteica avviene al termine di questo processo di suddivisione, o di analisi,  delle percezioni spazio temporali che consiste in un semplice confronto tra le  informazioni che vengono percepite e le rappresentazioni irriducibili che sono già  presenti in forma di strutture molecolari perché acquisite precedentemente; ogni  informazione aggiuntiva da origine ad una nuova struttura proteica all'interno delle  cellule cerebrali.  La velocità di questo processo di decodificazione e la possibilità di immagazzinare un  elevatissimo numero di informazioni è determinata dalla vasta rete di interconnessione  tra le varie cellule cerebrali attraverso le ramificazioni dendridiche ed i relativi contatti  (sinapsi) infatti queste proteine sintetizzate in seguito ai vari stimoli sensoriali non  sono immagazzinate in un singolo neurone ma sono delocalizzate su una serie più o  meno vasta di neuroni cerebrali raggruppati spazialmente in funzione dell’apparato  sensoriale o funzionale.  Così in un paesaggio possiamo riconoscere un fiume, delle case, dei monti, delle linee  geometriche determinate dalla vegetazione ecc. cioè confrontiamo la rappresentazione  che arriva dai nostri occhi con delle rappresentazioni irriducibili preesintenti nel nostro  cervello.  Questa attività di scomposizione e quindi di tipo analitico che costituisce la base di  quello che chiameremo «conoscenza di primo livello» non è prerogativa della mente  umana ma è comune ad ogni cervello animale che è quindi un organo in grado di  sintetizzare proteine in seguito a stimoli nervosi che vengono dagli organi sensoriali e  di immagazzinarle al suo interno in modo da costituire un bagaglio cognitivo  necessario per la sopravvivenza dell'individuo.  Il cervello Umano, oltre alla capacità del cervello animale propriamente detto che  utilizza le rappresentazioni irriducibili come base per la decodificazione degli impulsi  sensoriali che provengono dall’esterno ha la capacità esclusiva di utilizzare tali  rappresentazioni come base per la creazione di nuove rappresentazioni, conoscenze  che sono indipendenti dalla attività sensoriale e che si configurano esclusivamente  come pura attività intellettiva e creativa. Viene costituito in questo modo il pensiero  che è alla base di ogni conoscenza e che chiameremo «conoscenza di secondo livello».  Un prodotto tipico della pura attività intellettiva è costituito dalla conoscenza  matematica, che pur partendo da basi sensoriali e reali si è sviluppata  indipendentemente dagli impulsi sensoriali esterni creando una struttura logica che si  è dimostrata fondamentale per la comprensione di una complessità esterna non  comprensibile immediatamente attraverso una semplice sensibilità sensoriale. La  corrispondenza tra queste rappresentazioni intellettive, create a partire dalle  rappresentazioni irriducibili, con i dati sensoriali provenienti da fenomeni esterni  complessi costituisce il fondamento stesso della validità della struttura intellettuale  teorica elaborata dalla mente umana.  Questa corrispondenza costituisce la base fondamentale della conoscenza scientifica  che a partire dai dati sperimentali elabora delle teorie capaci di predire ed interpretare  altri stati sperimentali non immediatamente percettibili nella loro complessità  strutturale: la mancanza di questa corrispondenza induce il pensiero scientifico a  rettificare la propria rappresentazione intellettiva a favore di un’altra che sia in grado  di interpretare oltre alle vecchie conoscenze anche le nuove evidenze.  Su questa base quindi di natura strettamente biologica trova spiegazione l’origine delle  idee che nella filosofia classica venivano assunte come base della realtà di cui il  contingente e lo sperimentale non rappresentava altro che una imperfetta copia ma che  sono da noi assunte come le rappresentazioni irriducibili che sono la base della nostra  conoscenza ma che sono acquisite dall'esterno tramite i nostri sensi.  3-f) Un nuovo concetto di trascendente  Nella sua accezione comune, il concetto di trascendente viene associato con tutto  quello che non è oggetto diretto della nostra percezione fisica cioè con quella che viene  definita «conoscenza metafisica». Nella teoria delle rappresentazioni sensoriali, questo  tipo di conoscenza trova la sua collocazione all'interno di quella che abbiamo chiamato  conoscenza di secondo livello e che si identifica con la parte creativa della mente  umana e cioè del pensiero. Questo tipo di conoscenza che molto spesso si basa su  algoritmi derivati dalle percezioni sensoriale quali ad esempio il principio di non  contraddizione, il principio di causa – effetto, il potere della trasferibilità delle  osservazioni, il principio di analogia ecc. non ha tuttavia delle limitazioni se non quelle  imposte dalla struttura della conoscenza stessa, in altre parole, le rappresentazioni che  vengono create nella nostra mente sulla base delle rappresentazioni irriducibili  acquisite su base sensoriale, sono tutte parimenti valide una volta che abbiano  soddisfatto i limiti e le condizioni poste dalla mente stessa; il valore innovativo del  pensiero scientifico consiste nel non limitarsi a questa autoreferenzialità, ma di cercare  un costante riscontro anche parziale o settoriale tra le rappresentazioni create dal  pensiero e le rappresentazioni derivate dalle esperienze sensoriali che costituiscono la  conoscenza fisica.  Il processo di suddivisione delle percezioni sensoriali in termini più semplici (che noi  abbiamo chiamato rappresentazioni irriducibili) ed il corrispettivo processo di  creazione di rappresentazioni più grandi (rappresentazioni riducibili) da parte del  nostro cervello era già stato individuato, per via puramente filosofica da Kant nella  «Critica della ragion pura» come componenti della «Logica trascendentale » e  denominati rispettivamente come «Analitica trascendentale» e «Dialettica  trascendentale».  Ma il problema fondamentale di Kant, come quello di tutti i filosofi che lo hanno  preceduto e seguito è quello di stabilire se esiste una conoscenza a priori, visto che  l’esperienza sensibile di ogni singolo individuo e quindi di carattere soggettivo non era  ritenuta sufficiente a spiegare concetti comuni che quindi si presentavano come  oggettivi. Parallelamente a questo cammino filosofico si sviluppa un cammino  teologico teso ad individuare la presenza di un essere trascendente che è la sede della  conoscenza a priori.  Non c’è dubbio che indipendentemente dall’oggetto studiato, cioè la conoscenza a  priori e l’essere trascendente (Dio), sia la filosofia che la teologia sono espressioni del  pensiero umano, sia che esse siano generate esclusivamente da sensazioni empiriche  sia che esse siano ispirate da enti esterni tramite la rivelazione divina. La conoscenza  dei meccanismi di formazione del pensiero umano è quindi determinante per  individuarne l’origine e lo sviluppo attraverso i secoli e verificare se questo sviluppo  può essere interpretato compatibilmente con la teoria delle rappresentazioni sensoriali:  solo in questo caso saremo autorizzati ad utilizzare la nuova teoria che ci permette di  estendere la conoscenza precedentemente acquisita nella misura in cui essa sarà in  grado di interpretare le discrepanze e le eventuali contraddizioni sulla base delle  presenti conoscenze di carattere filosofico o tecnico-scientifiche.  Cominciamo ad analizzare la «teoria delle idee» di Platone, che come afferma Giovanni  Reale costituisce la pietra miliare che segna la nascita e lo sviluppo di tutto il pensiero  occidentale. (6)  La motivazione fondamentale che è alla base della «teoria delle idee» e  successivamente della dottrina dei Principi è la constatazione della stretta correlazione  tra la realtà fisica esterna e la struttura della ragione. Quindi anche in Platone vi è una  corrispondenza diretta tra la realtà esterna all'individuo ed il contenuto della mente  dell'individuo stesso, il punto di distacco tra Platone ed i filosofi naturalisti avviene nel  momento in cui si va a cercare la «causa prima» dell'essere e del divenire delle cose.  E' indubbio che data la totale mancanza di conoscenza delle leggi fisiche e della  struttura della materia, l'unica risposta a tale domanda poteva essere data  esclusivamente attraverso una indagine speculativa che originava nella ragione e si  risolveva nella ragione stessa.  Le idee quindi, che secondo il nostro punto di vista sono gli elementi costituenti  (rappresentazioni irriducibili) della rappresentazione sensoriale, venivano ad  assumere, data la loro generalità, il ruolo di vera causa da cui vengono generate le cose  fisiche e di cui esse partecipano. Le idee quindi vengono a costituire la metafisica che si  pone al di sopra del mondo sensibile e che costituisce l'unica e vera realtà.  La ragione per cui la metafisica si pone sopra la fisica deriva dal fatto che essa ha la  capacità di unificare le esperienze sensibili pur costituendo esse stesse una molteplicità  poliforme.  La necessità di una ulteriore unificazione si poneva quindi come sbocco ineluttabile al  processo filosofico che ha generato la teoria dei Principi Primi in cui l'ESSERE si  identificava con L'UNO a cui per necessità intrinseche di carattere logico veniva  affiancato il principio della DIADE che naturalmente era necessario per spiegare la  molteplicità fisica.  Per circa duemila anni il pensiero filosofico, sociale e religioso della civiltà occidentale  si è confrontato con questi principi primi derivati da un distacco pressoché completo  tra realtà sensoriale e struttura mentale ed anche al giorno d'oggi il solco tra filosofia e  scienza è ancora molto profondo.  La ragione storica di questo processo di distacco non va certamente cercata  nell'invadenza della filosofia ma quanto piuttosto nella deficienza di scienza e di  ricerca scientifica che ha cominciato a svilupparsi soltanto negli ultimi secoli proprio  sulla base di quella cultura filosofica di durata millenaria che, come vedremo più  avanti, continuerà a conservare il suo attributo fondamentale di trascendenza seppure  inquadrato in un contesto diverso.  Abbiamo visto quindi come nel mondo classico l’attività della ragione si è talmente  distaccata dalla esperienza sensoriale tanto da considerare quest’ultima non come  l’origine della conoscenza di cui la mente costituisce la rappresentazione ma al  contrario come essa stessa una rappresentazione imperfetta della idea pura; per cui  una linea tracciata su di un foglio è la rappresentazione imperfetta dell’idea di linea  che risiede nella mente umana come pura entità razionale e quindi come entità  perfetta.  Sulla base di queste entità pure ed esterne si e quindi costituita nell’umanità l’idea del  trascendente come entità eterna ed immutabile a cui ricondurre tutte le cose materiali.  La realtà quindi veniva identificata con la metafisica, a cui la fisica doveva essere  ricondotta. Secondo il nostro punto di vista invece la metafisica non è altro che una  rappresentazione della fisica, ma questo non significa che, come vedremo in seguito,  essa non sia altrettanto reale della fisica.  Il concetto di anima è quindi consequenziale a questa impostazione della filosofia  classica ed analogamente anche il concetto di Dio come creatore di tutte le cose.  Il pensiero filosofico occidentale ha quindi imboccato la strada della trascendenza  come via maestra per raggiungere la conoscenza e per giustificare l’etica sociale ed  individuale.  La nascita delle religioni monoteiste è quindi direttamente collegata a questa idea di  trascendenza che viene identificata come la perfezione iniziale, e quindi unica, infinita  ed eterna che attraverso la creazione è origine di tutte le cose. La discrepanza tra la  perfezione iniziale del creatore e la innegabile imperfezione del creato non poteva  certamente essere attribuita all’essere perfettissimo per cui è stato necessario  introdurre in maniera funzionale il concetto del peccato originale come causa prima  dell’imperfezione che doveva essere rimossa attraverso un duro cammino dell’umanità  che avrebbe consentito il riscatto ed il raggiungimento della perfezione iniziale nel  paradiso attraverso la resurrezione della carne.  Questa dicotomia tra trascendente ed immanente e cioè tra divino ed umano si è  protratta sino alla seconda metà del XX secolo e ha dominato il pensiero filosofico,  religioso e sociale occidentale attraverso varie fasi alterne in cui veniva via via  privilegiato l’aspetto divino o l’aspetto umano.  La stessa origine del Cristianesimo prefigura il superamento di questa dicotomia  attraverso l’incarnazione del divino perfetto che assume l’aspetto umano con tutte le  sue angosce e le sue imperfezioni per condurre l’umanità al riscatto dal peccato  originale ed alla vita eterna. Questa umanizzazione del divino costituisce una forte  fonte di speranza per l’umanità e sposta in basso il baricentro di questa struttura  dipolare costituita dal binomio dio – uomo.  Naturalmente il messaggio del Cristianesimo non è esclusivamente di natura filosofica  ma coinvolge anche e soprattutto la struttura sociale, politica etica e morale dell’intera  umanità.  Nel cristianesimo il messaggio di amore verso gli altri uomini e verso la natura si  prefigura come l’unica strada percorribile da parte dell’umanità per arrivare alla  perfezione ed alla vita eterna e costituirà la base etica e politica per un comportamento  dell’uomo nel mondo che sia in grado di consentire lo sviluppo dell’umanità sino alla  chiamata del giudizio universale.  Il rapporto tra uomo e Dio quindi si configura sempre di meno come un rapporto  individuale per assumere un valore comunitario e sociale che si estende oltre la stessa  vita dell’individuo che è partecipe alle sorti dell’umanità anche dopo la sua morte fino  alla chiamata del giudizio universale. La liturgia stessa del Cristianesimo si articola in  questi aspetti comunitari che vengono estesi a tutta la vita del credente anche al di  fuori dei luoghi di culto attraverso una partecipazione attiva alla vita sociale.  A questo aspetto umano di questa dicotomia tra immanente e trascendente, si  accompagna l’aspetto divino in cui emerge un rapporto più individuale tra uomo e Dio  attraverso la preghiera, la contemplazione e l’ascesi per favorire un maggiore distacco  dalle cose terrene ed avvicinarsi agli aspetti spirituali dell’umanità. Questa tendenza  trova maggiore sviluppo in momenti storici in cui prendono il sopravvento strutture  autoritarie legittimate da un imprimatur soprannaturale ed in questo contesto il  periodo del medio evo rappresenta il culmine di questa tendenza spiritualistica.  La teoria delle rappresentazioni sensoriali, che assegna alla memoria una natura di  carattere bio-organico ed al pensiero una funzione correlativa, capace di creare delle  rappresentazioni di maggiori dimensioni non nega affatto la presenza del  trascendente, e quindi della metafisica, ma le assegna semplicemente un significato  diverso da quello che queste parole hanno assunto nel corso dei secoli.  Le rappresentazioni irriducibili che vengono ottenute al termine del processo di  riduzione delle rappresentazioni sensoriali sono infatti delle entità che trascendono le  stesse rappresentazioni sensoriali in quanto possono essere utilizzate per altre  situazioni ed in altre circostanze, sia per analizzare altre rappresentazioni sensoriali  che per creare rappresentazione del tutto nuove come ad esempio le opere d'arte, la  poesia, od un'opera di ingegneria: in questo senso quindi la base della conoscenza è  originata dalla fisica ma diventa di natura trascendente e cioè metafisica.  Ma questo nuovo concetto di trascendenza va molto oltre a questa classificazione  gerarchica tra le rappresentazioni riducibili e le rappresentazioni irriducibili interne  alla mente per identificarsi in qualcosa di immateriale e nello stesso tempo di reale che  va oltre i singoli individui ed i singoli popoli pur condizionandone prepotentemente la  vita e la natura e travalica qualsiasi limite di carattere spaziale e temporale. La  oggettività di queste rappresentazioni irriducibili deriva essenzialmente dal fatto che  tutti gli esseri umani utilizzano per tale attività lo stesso meccanismo biologico  caratteristico della specie che si è trasmesso per via ereditaria. Fermiamoci ora ad  analizzare quella che abbiamo chiamato conoscenza di seconda specie e che abbiamo  identificato con il pensiero.  Come accennato precedentemente il pensiero è quella attività, prevalentemente di tipo  correlativo, che riesce a creare, sulla base delle rappresentazioni irriducibili, delle  rappresentazioni di maggiori dimensioni, queste rappresentazioni costruite o  ricostruite all'interno del cervello rappresentano quella che abbiamo definito  «conoscenza».  Secondo questa interpretazione quindi la conoscenza, come la memoria, non è una  prerogativa esclusiva della razza umana ma è presente, seppure in dimensioni  estremamente inferiori anche nelle specie animali. Questo spiega la ragione per cui ad  esempio un animale domestico che viene bastonato da una persona tende ad  allontanarsi anche dalle altre persone anche se non sono le dirette responsabili della  bastonatura, infatti esso associa il pericolo alla rappresentazione irriducibile della  persona umana e non alla rappresentazione globale del singolo individuo.  Naturalmente questo tipo di pensiero, presente nelle specie animali che costituisce una  parte integrante della loro conoscenza, pur evidenziando uno stesso basamento di tipo  correlativo è soltanto un processo estremamente semplificato se messo a confronto con  il pensiero presente nella specie umana in cui esso è esplicato ad un livello molto  superiore e per di più in misura sempre crescente sia con il passare degli anni che con  l'avvicendarsi delle generazioni. Quanto detto non vuole essere affatto una  affermazione di tipo riduzionistico, cioè che assimila la persona umana alla specie  animale in una visione esclusivamente materialistica, ma mette in risalto una linea  continua all'interno di una visione evoluzionistica della vita di cui l'essere umano  costituisce la massima espressione senza nello stesso tempo negare la presenza di quel  salto qualitativo che determina la differenziazione tra specie animale, in senso lato, e  specie umana. Questo salto qualitativo non costituisce una eccezione nella storia del  nostro pianeta e Teilhard de Chardin né «Il fenomeno umano» ne sottolinea la sua  frequente apparizione sia nel mondo inorganico, in cui passaggi stato di aggregazione  della materia o reazioni chimiche determinano la formazione di nuove sostanze con  caratteristiche intrinseche del tutto diverse dai loro componenti , sia nel mondo  biologico in cui l'apparizione di nuove specie viventi sono la diretta conseguenza di  salti di qualità che avvengono in un periodo molto limitato di tempo. L'aspetto  peculiare che caratterizza la transizione tra animale e uomo è determinato dalla  enorme differenza che esiste tra l'essere umano ed il resto dell'universo, tale da  giustificare la convinzione della presenza di un intervento diretto di un ente esterno  postulata all'inizio della storia del genere umano ma che attualmente è difficilmente  compatibile con le attuali scoperte scientifiche, per lo meno nel modo in cui essa è stata  espressa. La maggiore e peculiare differenza morfologica che si riscontra tra l'essere  umano ed il suo più immediato predecessore consiste nel volume della scatola cranica  e nella conseguente maggiore massa cerebrale che contraddistingue l'uomo.  Si è prodotto cioè in quest'ultimo il raggiungimento di quella massa cerebrale critica  che ha determinato una vera e propria esplosione mentale, in modo del tutto analogo a  quello che avviene nelle esplosioni nucleari. Si è cioè incominciato a produrre quel  surplus di attività cognitiva che gli ha permesso di non limitarsi alla gestione del  contingente e del contiguo ma di cominciare a guardare oltre la cortina dell'immediato  ed immaginare il futuro.  Nei termini della nostra teoria delle rappresentazioni sensoriali, l'uomo ha iniziato a  produrre delle rappresentazioni sulla base delle sue esperienze immediate, sulla base  cioè di quelle rappresentazioni irriducibili che egli aveva acquisito tramite i suoi sensi  e che aveva codificato nella sua memoria.  E' a questo punto che nasce il linguaggio, come necessità di trasmettere le proprie  conoscenze agli individui che gli sono accanto e nello stesso tempo ha origine una  caratteristica che è soprattutto peculiare del genere umano e cioè quella di apprendere  non solo attraverso le proprie percezione sensoriali ma anche attraverso le esperienze  di altri soggetti che vengono loro trasmesse tramite il linguaggio.  Questo processo di trasmissione delle conoscenze che abbiamo descritto come  processo di tipo mentale, in realtà è reso possibile da alcune caratteristiche di carattere  morfologico, come ad esempio la conformazione della cavità orale dell'uomo che rende  possibile una elevata articolazione dei suoni, oppure la conquista della posizione eretta  e la possibilità di utilizzare le mani ecc. cioè il mentale non è mai separato dal fisico, sia  che si tratti di materia cerebrale con la sua struttura ed i suoi neuroni, che si tratti di  arti od organi funzionali.  Forme primitive della trasmissione della conoscenza si riscontrano anche in altre  specie animali, come ad esempio in quelle in cui le cure parentali si protraggono per  un tempo rilevante per permettere alla mamma di trasmettere in qualche modo al  cucciolo le sue esperienze sensoriali od in quelle in cui sono presenti forme evolute di  organizzazione sociale; tuttavia in tutte queste specie, la trasmissione della conoscenza  non va mai oltre il contatto diretto tra i singoli individui.  La specie umana, grazie alle sue caratteristiche morfologiche, ereditate per via  genetica, è riuscita a travalicare i limiti imposti dalla trasmissione diretta consistenti  nella contemporaneità e nella contiguità per proiettarsi oltre i limiti dello spazio e del  tempo.  I graffiti e le pitture rupestri trovati nelle grotte del periodo paleolitico rappresentano il  primo tentativo documentato di trasmissione del pensiero a distanza sia temporale che  spaziale in cui gli uomini primitivi traducevano in segni grafici le rappresentazioni da  loro create sulla base delle loro rappresentazioni irriducibili che erano destinate sia ai  conviventi ma anche a coloro che sarebbero giunti da altre parti sia durante l’arco della  loro vita che in tempi successivi. La prima forma del linguaggio, o se vogliamo la  prima forma artistica, ha rappresentato il nascere di quello che noi oggi chiamiamo  cultura e che è caratterizzata , come l’evoluzione biologica, da un filo continuo che si  spinge a ritroso per migliaia di anni e che si protrae nel futuro e che non racchiude  solamente le espressioni artistiche ma coinvolge l'intera attività umana.  Questa forma di conoscenza quindi che dall'alba della preistoria accompagna le varie  generazioni umane sino ad arrivare ai nostri giorni è qualche cosa di diverso dalla  conoscenza sensoriale diretta caratteristica di ogni specie animale e trascende il  contingente, e cioè la conoscenza fisica, immediata e diretta, per collocarsi al di fuori  dello spazio e del tempo ma nello stesso tempo è ancorata al contingente perché è  basata sulla memoria (che abbiamo definito come conoscenza di primo livello)  attraverso il pensiero (cioè la conoscenza di secondo livello).  La cultura è qualcosa di immateriale, cioè è puro spirito, ma nello stesso tempo è  qualcosa di profondamente reale; essa è trascendente perché è al di sopra  dell'individuo, qualcosa che esisteva prima di noi individui e che esisterà dopo di noi,  qualcosa che ci è stato trasmesso dai nostri predecessori e che ci proietterà nel futuro  attraverso le nostre opere e le nostre idee e le nostre azioni e che quindi in questo senso  (nel nostro piccolo) ci renderà immortali come immortali sono Dante, Platone,  Michelangelo e tutti gli altri.  Qualcosa di immateriale perché il valore della poesia di Leopardi o della Gioconda di  Leonardo prescindono dalla carta su cui sono stampati i versi o dai colori usati nella  pittura.  Qualcosa di reale perché è capace di darci forti emozioni e nel contempo ci permette  anche di viaggiare in aeroplano o di navigare sui mari o di parlare con nostri simili  dall'altra parte del mondo o dallo spazio.  La cultura si configura dunque come prodotto della ragione ed è riconducibile alla  esperienza sensoriale solo attraverso la ragione.  La definizione comune di ‘trascendente’ derivata dalla filosofia occidentale, va oltre la  definizione che noi abbiamo dato della cultura attraverso una formulazione  abbastanza ambigua, infatti da una parte si definisce come trascendente qualcosa che  non è riconducibile in alcun modo alla esperienza reale, neppure tramite la ragione  umana, ma dall’altra si ammette che la ragione (o l’anima) è la sola che può accedere al  trascendente quindi si attribuisce alla persona umana una doppia natura e cioè una  natura terrestre di cui fa parte la ragione contingente ed una natura divina di cui fa  parte la ragione trascendente o l'anima.  Quello che manca nel pensiero filosofico è il punto di raccordo tra il materiale e lo  spirituale, cioè tra il corpo e la mente per cui anche al giorno d'oggi si continua ad  assistere a questa netta contrapposizione tra monismo in cui si ha la perfetta  coincidenza tra mente e corpo entrambi sottoposti ad uno stretto determinismo  materialistico e dualismo in cui si rivendica prepotentemente l'indipendenza ed il  primato dell'anima sulle leggi fisiche che governano il mondo.