© Lorem ipsum dolor sit Nulla in mollit pariatur in, est ut dolor eu eiusmod lorem 2012
Associazione Italiana Teilhard de Chardin
Pierre Teilhard de Chardin, teologo ed erudito Vincens Hubac Il ragazzino raccoglie dei ciottoli sui sentieri dell'Alvernia. Il paese si presta a questo  hobby grazie alla sua ricchezza geologica. Pierre Teilhard de Chardin nasce il primo  maggio 1881 presso Orcines nel Puy de Dôme, da una vecchia e cattolicissima famiglia  alverniate. A 11 anni Pierre entra nel collegio dei gesuiti. Tutta la vita di Pierre Teilhard de  Chardin sarà segnata da questa doppia appartenenza: scientifica (da geologo) e spirituale.  Le due imposte della sua vita non si divideranno mai.                                                                           Pierre Teilhard è prima di tutto uno scienziato conosciuto in tutto il mondo. Viene  ammesso tra i gesuiti nel 1899 (noviziato a Aix-en-Provence), pronuncia i suoi primi voti  nel 1901 e nel frattempo prosegue i suoi studi e le sue ricerche. Sempre presso i gesuiti, ma  nell'isola anglo-normanna di Jersey (a causa delle leggi precedenti la separazione tra le  Chiese e lo Stato) studia filosofia fino al 1905, poi diviene lettore di chimica al collegio  della Sacra Famiglia al Cairo (Egitto). Dopo quattro anni di teologia vicino a Hastings  (Inghilterra), Pierre Teilhard viene ordinato sacerdote nel 1911, l'avvenimento centrale  della sua vita. Parallelamente prosegue i suoi studi di geologia. Nel luglio 1912 incontra  Marcellin Boule, noto geologo e paleontologo, fondatore della scuola francese di  paleontologia umana. Poco dopo, Teilhard fa un altro incontro fondamentale, quello con  l'abate Breuil, soprannominato “il papa della preistoria”! La Grande Guerra interrompe le  sue ricerche e i suoi incontri, ma non lo lascia privo di domande sull'essere umano. È  proprio durante la guerra 1914-18 che si precisa la sua vocazione. Nel 1918 pronuncia i  voti solenni e resterà fedele tutta la vita alla Chiesa cattolica di cui ha un'alta opinione,  benché essa non l'abbia mai veramente riconosciuto. Riprende i suoi studi, depone la sua  tesi alla Sorbona nel 1921 e la sostiene nel marzo 1922. Viene incaricato del corso di  paleontologia all'Istituto Cattolico di Parigi. Sempre appassionato di geologia, di pietre e  di fossili, partecipa alle ricerche paleontologiche del Museo di Storia Naturale. Sotto  l'influenza di Marcellin Boule e dell'abate Breuil, Pierre Teilhard è sempre più attirato dal  problema delle origini e dalla paleontologia umana; non dimentichiamo che la tesi  sostenuta nel 1922 trattava dei “Mammiferi dell'eocene inferiore francese e i loro  giacimenti”. Per tutta la sua vita prosegue la sua formazione scientifica e le sue ricerche e  fa grandi scoperte in ambito preistorico. Pierre Teilhard difende il trasformismo contro il  fissismo, dibattito che all'epoca era lungi dall'essere chiuso. Le sue ricerche si  accompagnano a viaggi incessanti, come quello in Cina, dove arriva una prima volta nel  1923 con padre Licent, anch'egli gesuita e paleoantropologo. Ritorna a Parigi, di nuovo in  Cina poi Parigi, il Cantal e l’Ariège (terra di preistoria), seguiti da un viaggio in Obock e  Abissinia (Africa dell'est) su invito di Henri de Monfreid. Dal 1929 al 1936 è di nuovo in  Cina dove fa la capitale scoperta del Sinanthropus, e così di seguito! Nel 1931 lo troviamo  come partecipante, in qualità di geologo, alla mitica “Crociera Gialla” di André Citroën.  Pierre Teilhard è anche invitato a molte altre spedizioni di questo tipo, come l'”Harvard-  Carnegie” in Birmania (1937-38). Segnaliamo infine un viaggio in Rhodesia e Sudafrica nel  1953. Nell'Africa dell'est manca di poco la spedizione del dottor Leakey a Olduvai.  Teilhard partecipa anche a numerosi congressi e dibattiti sulla paleoantropologia.   Il lettore poco abituato alla lettura di Teilhard non si stupisca di fronte a questa  rapidissima ma necessaria scorsa della vita e delle ricerche scientifiche del nostro. Teilhard  è prima di tutto un fenomenologo nel senso etimologico del termine, vale a dire un  osservatore; egli vede, studia, comprende, osserva il mondo del quale è un “cittadino”  ante litteram, è un iperattivo affascinato dalla Creazione, dall'evoluzione, dal cuore della  materia. Fin dall'infanzia è impressionato dal ferro, per lui materia misteriosa e potente.  Concepisce il Cosmo nel suo insieme e la Terra sulla quale non ha smesso di viaggiare. Il  suo pensiero, la sua riflessione, la sua azione non si ripiegano mai su se stessi. Pierre  Teilhard si è relazionato con un numero incredibile di Paesi, di popoli e di persone di ogni  sorta. Ha incontrato filosofi come Huxley o Le Roy, successore di Bergson al Collège de  France, con il quale lancia la rivista Géobiologie, avventurieri come Henri de Monfreid e,  ovviamente, gli scienziati del suo tempo. Assieme a Boule, Licent, Breuil, al conte Begouën  e Cartaillac fonda la paleontologia e l'antropopaleologia moderne. Teilhard ripenserà  l'evoluzione e l'essere umano. L'uomo è uno dei centri del pensiero teilhardiano, che reca  in sé un profondo rispetto delle culture esotiche dei Paesi che attraversa: pensiamo  solamente a tutti coloro che hanno portato con sé i tesori archeologici d'Oriente, mentre  Teilhard ha contribuito alla costruzione di musei in loco con le sue scoperte, come quello  di Zhoukoudian, in Cina, dove si trovano i fossili dell'uomo più antico allora conosciuto, il  Sinanthropus, un pitecantropo vecchio di circa 600.000 anni. Il museo fondato da Teilhard  è sopravvissuto alla Rivoluzione Culturale e una stele è stata redatta in suo onore. Non si  può comprendere il suo pensiero, molto difficile ed esigente, se si ignorano il suo percorso  scientifico, i suoi viaggi e il suo percorso religioso. Non si può comprendere Teilhard de  Chardin se, tenendo in mano un micascisto, un calcare o un granito si vede solo un  volgare ciottolo e non una pietra cosmica, a un tempo risultato dell'evoluzione e portatrice  della potenzialità della vita grazie ad una energia venuta da fuori...  Lo scienziato e il mistico  Teilhard è uno scienziato, ma anche un visionario e un mistico. Se Pierre Teilhard è un  uomo della terra, del cosmo, è anche un uomo di Dio, che fin dall'infanzia cerca  l'Assoluto... forse, alla fin fine, la ricerca di tutta la sua vita. “Per quanto possa risalire nei  miei ricordi (da prima dell'età di 10 anni) rilevo in me l'esistenza di una passione  nettamente dominante: la passione dell'Assoluto... Il bisogno di possedere, in tutto,  “qualche Assoluto” era fin dalla mia infanzia l'asse della mia vita interiore. Tra i piaceri di  quell'età io non ero felice (se mi ricordo correttamente) che in rapporto a una gioia  fondamentale, la quale consisteva generalmente nel possesso (o nel pensiero) di qualche  oggetto prezioso. Ora si trattava di qualche pezzo di metallo, ora di un salto all'altra  estremità, io mi compiacevo nel pensiero di Dio-Spirito.” (Il mio universo)  Leggendo questa citazione avrete compreso che, se Teilhard è uno scienziato, è  ugualmente un uomo di altissima spiritualità, se non un mistico. Per cominciare a leggere  le sue opere, “La messa sul mondo” è una buona introduzione, come anche “L'ambiente  divino”. È in questo tipo di scritti che si misura l'altezza della sua visione. Ecco qualche  riga: “Veramente, attraverso l'operazione tutt'ora in corso dell'incarnazione, il Divino  penetra così bene nelle nostre energie di creature che noi non potremmo, per incontrarlo e  abbracciarlo, trovare un ambiente più appropriato che la nostra stessa azione. Nell'azione,  per cominciare, io aderisco alla potenza creatrice di Dio; coincido con essa; ne divengo non  solamente lo strumento, ma il prolungamento vivente. E siccome non c'è nulla di più  intimo, in un essere, della sua volontà, io mi confondo, in qualche modo, attraverso il mio  cuore, con il cuore stesso di Dio. Questo contatto è perpetuo perché agisco sempre e, nel  medesimo tempo, poiché non potrei trovare un limite alla perfezione della mia fedeltà né  al fervore della mia intenzione, mi permette di assimilarmi a Dio ancora più strettamente,  indefinitamente. In questa comunione l'anima non smette di gioire né perde di vista il  termine materiale della sua azione. Non è forse uno sforzo creatore quello che essa  sposa?” (L'ambiente divino)  Evoluzione e coscienza   Teilhard de Chardin è, come molti mistici, un uomo d'azione, che attinge le risorse della  sua azione, delle sue ricerche e delle sue scoperte scientifiche nella contemplazione di Dio  e nella visione del mondo in evoluzione che ad essa si accompagna e nelle quali egli  “vede” Dio – ciò che chiama la “diafania”* (gli asterischi rinviano al Glossario alla fine  dell'articolo). È proprio in questa altezza di visione, in questa mistica al servizio della  quale mette tutte le sue conoscenze scientifiche, che Teilhard elabora la teologia  evoluzionista e vivente che lo caratterizza. Pierre Teilhard è un fenomenologo* che guarda  le cose e cerca di penetrarne il mistero e il senso. Il suo sguardo di paleologo va molto  indietro nel tempo. L'evoluzione è una evidenza che si impone. All'infinito dello spazio e  all'infinito del tempo di Pascal egli aggiunge un terzo infinito, l'infinitamente complesso.  Per Teilhard la materia si diversifica all'estremo, diventa sempre più complessa nel  brulichio della vita, sotto l'azione creatrice dell'energia divina fino a che appare il  pensiero, l'immateriale generato dalla materia. La materia si spiritualizza e attraverso di  essa è il cosmo a spiritualizzarsi in un infinito atemporale e immateriale. Dalla materia  bruta all'alga azzurra, dall'oceano primordiale seguito dall'apparizione della vita, Teilhard  vede una evoluzione che, per stadi successivi, va dalla cosmogenesi* alla biogenesi* e  all'antropogenesi*. Il “fenomeno umano” (titolo di una delle sue opere fondamentali)  illustra l'emergere di un “sempre di più” di coscienza e di spirito.  L'antropogenesi è il luogo, il compimento dell'evoluzione. Certo, l'uomo è un essere  intelligente, più delle altre specie animali. Soprattutto l'uomo pensa e sa a un livello mai  eguagliato: pensa di pensare e sa di sapere. Nell'uomo vi è la coscienza, ecco cosa –  assieme all'apparizione della vita e dell'intelligenza – è fonte di meraviglia. L'uomo è più  della canna pensante pascaliana perduta nel “gelo infinito” dello spazio e del tempo.  L'essere umano è la presenza stessa dell'infinitamente complesso che pensa ed è cosciente.  Esso è spirito, spirituale e segno visibile della noosfera* (“sfera dello spirito” in greco). La  noosfera viene a sovrapporsi, a completare e oltrepassare la biosfera. Strato pensante  dell'essere umano, essa è il luogo e l'unione degli spiriti pensanti in comunicazione gli uni  con gli altri e mossi dallo spirito dinamizzante di Dio, il Cristo Evolutore*. La noosfera è  centrata su Dio e risolutamente rivolta in avanti, verso il punto Omega*. Questa  antropogenesi, sempre da costruire, emerge solo attraverso la dinamica di una energia  spirituale inscritta sull'asse evolutivo del mondo: il Cristo Evolutore. Qui il padre gesuita è  influenzato dagli apostoli Paolo e Giovanni. In questa ricerca si ritrovano evidentemente il  Cristo pantocratore del primo (cfr. le epistole ai Colossesi, ai Filippesi e agli Efesini) e il  Verbo creatore del secondo (cfr. Giovanni 1). L'antropogenesi è la punta dell'asse  dell'evoluzione, e nell'essere umano è la Chiesa ad essere alla punta estrema di quest'asse.  Padre Teilhard vede nella messa la presenza del Cristo Evolutore, vale a dire di un Cristo  presente nel mondo, attivo, che dinamizza la cosmogenesi e che è centro delle energie. Il  Cristo Evolutore ricentra in sé la noosfera e attira il mondo a sé nel Cristo Omega*.  Attraverso il Cristo Evolutore “si può passare, senza deformare l'atteggiamento cristiano,  dal concetto di 'umanizzazione attraverso la redenzione' a quello di umanizzazione  attraverso l'evoluzione?” (In che modo io credo). Attraverso la diafania cristica – e la  presenza reale – il sacerdote associa il cosmo intero all'avvenimento. Il pleroma* appare  come la pienezza, la totalità che riunisce Dio e la molteplicità del creato, senza confusione,  bensì preservandone l'identità e l'alterità nell'unione. Il pleroma è il compimento  dell'evoluzione materiale, biologica e spirituale in Dio, un altro modo di definire il punto  Omega. Non scordiamoci mai che Teilhard è cattolico e che per lui la Chiesa cattolica è “la  punta” dell'evoluzione. In ogni caso vi è una dinamica creatrice formidabile nella visione  teilhardiana che ritroviamo, in una certa misura, nella teologia del processo.  Una ricerca del senso del Cosmo  Se Teilhard conosce bene le opere di Bergson (e del suo successore Édouard Le Roy, con il  quale ha una corrispondenza continua) si distingue però da lui, in quanto per lui la  dinamica dello spirito è trascendente. Questa dinamica arriva speditamente e attraversa il  mondo per sollevarlo, dinamizzarlo, farlo evolvere e spiritualizzarlo verso quell'”in  avanti” che non è nient'altro che il punto Omega. Tale Spirito viene da Dio e permette la  coscientizzazione del cosmo, l'apparizione della noosfera. È “in avanti” che si svolge il  presente, è verso l'avanti che si tendono le energie creatrici e spiritualizzanti, non  dispiaccia a coloro che vedono la fine dei tempi come la distruzione del mondo o “Big  crunch” (il contrario del Big bang). Qui la curva evolutiva della complessità-coscienza esce  dallo spazio-tempo, sfugge alla materia, segue l'asse cristico e sfugge così all'entropia*.  Questa entropia è una forma di male che si oppone allo “sforzo” di spiritualizzazione e di  Amore. Hiroshima è così per Pierre Teilhard un esempio del male poiché, oltre ai danni  umani e materiali, l'energia è stata distolta dall'uso che avrebbe dovuto avere: invece di  essere al servizio dello Spirito è stata messa al servizio della distruzione e della morte. La  questione delle energie deviate aveva già colpito Pierre Teilhard urante la Prima guerra  mondiale. È davanti a noi, verso il punto Omega, che si trova l'immortalità. Il suo pensiero  e la sua vita sono infatti una ricerca di senso per il Cosmo e per l'essere umano. Teilhard  resterà sempre un po' il bambino che raccoglieva ciottoli sui sentieri d'Alvernia, come  Théodore Monod, un altro visionario. Le loro strade si incrociano: per essi Dio è Dio del  Mondo, questo mondo che bisogna amare.  L'Amore L'Amore è ovviamente un'idea centrale per Teilhard. Amore per l'altro, per il prossimo nel  senso più classico dell'agape, ma Teilhard non sviluppa il suo pensiero in questo senso,  forse evidente ma per lui insufficiente. L'Amore è anche l'amore di coppia, in cui ciascun  partner è portatore “della realtà universale che brilla spiritualmente attraverso la carne”.  Questi due modi di vedere l'amore sono infatti inglobati in una terza concezione  dell'amore, che vede nell'Amore un modo dinamico e dinamizzante di amare, che  permette di tessere e costruire la noosfera. Tutto il sistema di pensiero di Teilhard si fonda  sulla carità. Ogni relazione segnata dal sigillo dello Spirito si inscrive in questo modo di  vedere. Forse oggi si direbbe “tessere legami”. Tutte le relazioni d'amore permettono così  al mondo di incontrarsi in Cristo e di entrare nella spirale aspirante attorno all'asse che  conduce al punto Omega. Il Cristo Evolutore è ben presente in questa maniera dinamica di  vivere l'amore cristiano, riserva sacra di energia. “L'Amore è la più universale, la più  formidabile e la più misteriosa delle energie cosmiche” scrive nel suo libro “Mi spiego”.  L'Amore, energia cosmica, permette l'unione che tutto differenzia, come differenzia  l'unione con il Cristo cosmico. In questo campo, padre Teilhard si inserisce nella visione  genesiaca per cui l'atto creatore è una chiamata, una differenziazione, l'identità degli  elementi che costituiscono il caos iniziale “Nella mente Elohim creò i cieli e la terra, la  terra era tohu e bohu (caos), una tenebra sulla superficie dell'abisso, ma il soffio di Elohim  planava sulla faccia delle acque [...]” (Genesi 1:1, nella traduzione di André Chouraqui).  L'Amore cristico, amore di Dio, è proprio un atto creativo continuo. Questa maniera di  vedere l'amore è tipica del suo pensiero e della sua visione dell'universo e di Dio, tutta  movimento e azione. “Nell'universo divenuto pensante tutto si muove nel e verso il  personale, è obbligatoriamente l'Amore che forma, e che formerà sempre di più, allo stato  puro, il tessuto dell'energia umana... L'Amore non può essere, molto semplicemente, nella  sua essenza, l'attrazione stessa esercitata su ciascun elemento cosciente dal Centro  dell'Universo?” Il Centro qui è un Dio presente nel mondo e in avanti rispetto al mondo,  che egli attira a sé. L'Amore, per Teilhard, non è la semplice carità: l'Amore ingloba la  carità in una dinamica di vita più totale.  Il dinamismo di Dio  Potreste pensare che Teilhard è un creazionista. Niente affatto. Dio è energia, dinamismo,  dinamizzante, forza convergente che attira, avvolgendolo su se stesso, il modo  spiritualizzato verso il suo compimento Omega. Teilhard resta un cristiano classico che  evita ogni confusione, checché ne dicano i seguaci della New Age che spesso lo  recuperano e lo citano. Egli non vede Dio come un “Grande Tutto” nel quale perdersi,  diluirsi: al contrario, la convergenza in Cristo presente al mondo permette di conservare  l'identità di tutti gli elementi che concorrono alla noosfera perché nell'amore vi è  l'individuazione. Se c'è panteismo, è un panteismo di convergenza e di unione, certamente  non di confusione e di unificazione. Dio si manifesta nel mondo attraverso il Cristo  Evolutore. La diafania cristica permette la visibilità di Cristo nel mondo e del mondo in  Cristo. Se Dio resta il Dio classico che conosciamo attraverso la Rivelazione e  l'incarnazione in Gesù Cristo, la specificità del Dio come lo concepisce Teilhard de  Chardin è di essere trascendente. Dio chiama il mondo e l'essere umano a un “Sempre di  più” di spiritualità, di umanità, di legami e di vita tra ciascuna persona. L'altezza di  visione, la mistica rivestono un interesse particolare. L'appello al “Sempre di più” viene  dal Dio “davanti a noi” che attende, attira, dinamizza la cosmogenesi, vale a dire  l'evoluzione del mondo dalla materia allo Spirito. Se Teilhard non rigetta le idee classiche  sulla redenzione fondata sulla morte e la resurrezione di Gesù, ciò non impedisce che per  lui la Salvezza del mondo e il senso si trovino anche nell'evoluzione, nella cosmogenesi.  Per lui il cristianesimo moderno (e futuro) non può non prendere in considerazione questo  aspetto della Salvezza legato all'evoluzione. Ecco un aspetto tra i più fondamentali del suo  pensiero: la Salvezza in Cristo Evolutore, Cristo Omega nella sua interezza in Dio Omega.  Il punto Omega, all'orizzonte della nostra vita e del mondo, non è dunque un punto di  diluizione bensì Dio interamente personalizzante nel quale è posto il nostro essere, la  nostra personalità. Il pensiero teilhardiano è ottimista. Malgrado le due guerre mondiali,  Teilhard conserva una speranza che si fonda sulla Rivelazione e la scienza, una porta  aperta su una nuova maniera di vivere e di esprimere il cristianesimo.  Una Saggezza creatrice  La lettura delle opere di Pierre Teilhard de Chardin è sovente difficile perché ha creato un  suo proprio linguaggio (noosfera, Cristo Evolutore, punto Omega, cosmogenesi etc.) e  perché mescola senza sosta scienza, mistica, filosofia e dogmatica. Bisogna spesso passare  uno o due volumi per vederci chiaro. Ma lo sforzo (ancora un concetto teilhardiano) vale  la candela. Il suo pensiero è abbagliante, di alta spiritualità, un pensiero che appartiene al  fondo comune del cristianesimo, anche se i protestanti possono rimanere sorpresi  dall'approccio talvolta assai cattolico del padre gesuita. Come classificare questo pensiero  cristiano e moderno? Alla stregua del pastore Georges Crespy, uno dei migliori conoscitori  di Teilhard, noi non vediamo una gnosi (anche se moderna) nel suo sistema, quanto  piuttosto una Saggezza come quella della tradizione giudaica, una Saggezza creatrice  come quella del capitolo 8 dei Proverbi, una Saggezza come quella che ha ispirato il logos  creatore del prologo di Giovanni o il Cristo Pantocrator dell'Epistola ai Colossesi. Questa  saggezza, questa parola che agisce, questa presenza di Cristo non si manifesta forse sotto i  nostri occhi in maniera spettacolare nella nostra società moderna dell'ipercomunicazione,  in cui ciascun elemento dell'umanità può essere in relazione con tutti gli altri? Resta da  perseguire lo sforzo di spiritualizzazione nella società moderna, se vogliamo che la curva  della complessità-crescita che ci ha condotti fino a qui rifletta veramente il mondo  spiritualizzato della noosfera. Nel contesto della noosfera, che è Cristo nell'alto dei cieli, la  festa dell'Ascensione, oggi un po' dimenticata, è una delle feste più importanti del  cristianesimo. Gesù risuscitato che sale in cielo ci mostra la direzione, ci attira sull'asse  dell'evoluzione del mondo che si spiritualizza e diventa più complesso avvolgendosi su se  stesso, dinamizzandosi e avvicinandosi all'asse che conduce al punto Omega, il Cristo in  gloria, punto finale della spiritualizzazione e della vita che si realizza alla fine in Cristo.  Per finire, lasciamo la parola a Pierre Teilhard. Nel marzo 1955, qualche giorno prima della  sua morte avvenuta a New York il 10 aprile, scrive: “Già da lungo tempo, in 'La Messa sul  mondo' e 'L'ambiente divino' ho tentato, di fronte a quelle prospettive ancora a malapena  formate in me, di fermare la mia ammirazione e il mio stupore. Oggi, dopo quarant'anni di  continua riflessione, è esattamente la stessa visione fondamentale che sento il bisogno di  presentare e di condividere, nella sua forma portata a maturazione un'ultima volta. Non  con la stessa freschezza ed esuberanza d'espressione che aveva nel momento del suo  primo incontro, ma sempre con la stessa meraviglia – e la stessa passione.” (L'ambiente  divino)  Glossario  Definizioni tratte da “Teilhard de Chardin” di Claude Cuénot  Antropogenesi:   Apparizione di un gruppo zoologico umano che corrisponde a una ripresa originale  (attraverso il passo della riflessione) dell'evoluzione su se stessa.  Scienza sintetica che tratta della formazione dell'uomo e che non si presta a nessuna  compartimentazione.  Biogenesi:   Asse principale della cosmogenesi* in quanto animato da un movimento di  complessificazione organizzatrice che sbocca nell'edificazione degli esseri viventi.  Cristo Evolutore:   Cristo in quanto motore supremo della cosmogenesi*. Verbo incarnato, Cristo è  essenzialmente evolutore. Lo è fin dalla nascita, lo è in quanto Redentore, lo è in quanto  Consumatore dell'universo.  Cristo omega:   Cristo che realizza la coincidenza tra il centro universale cristico, fissato dalla teologia, e il  centro universale cosmico, postulato dall'antropogenesi*.  Cosmogenesi:   L'universo concepito come un sistema animato da un movimento orientato e convergente.  Diafania (cristica):   Trasparenza dell'universo che permette allo sguardo purificato e adattato di discernervi la  presenza di Cristo.   Entropia:   Secondo il secondo principio della termodinamica, in un sistema termicamente isolato  tutti i cambiamenti fisici spontanei si producono in un senso che non può essere invertito.  Vi è un aumento dell'entropia, cioè dell'involuzione del sistema (principio del  degradazione dell'energia). Più semplicemente, questo principio esprime la tendenza,  comune a ogni sistema, di evolvere verso degli stati di maggiore probabilità.  Noosfera:  Strato riflessivo (umano) della Terra che costituisce un regno nuovo, un tutto specifico e  organico, in via di umanizzazione e distinto dalla biosfera (strato vivente non riflessivo),  anche se nutrito e sostenuto da quest'ultima.   Fenomenologia:  Introduzione a una spiegazione del mondo. Sforzo per stabilire attorno all'uomo, scelto  come centro, un ordine coerente tra conseguenti e antecedenti, per scoprire, tra gli  elementi dell'universo, non un sistema di relazioni ontologiche e causali ma una legge  sperimentale di ricorrenza che esprima la loro successiva apparizione nel corso del tempo.  Pleroma:   Organismo sovrannaturale in cui l'Uno sostanziale e la molteplicità del creato si  congiungono senza confusione in una totalità che, senza aggiungere nulla di essenziale a  Dio, sarà nondimeno una sorta di trionfo e di generalizzazione dell'essere (parola greca  presa in prestito a san Paolo).                                            Segnalato da Edmondo Cesarini