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Associazione Italiana Teilhard de Chardin
Teilhard de Chardin e la teoria generale dell’evoluzione Introduzione  È giunto finalmente il momento di renderci conto che una interpretazione anche positivista  dell’universo, per essere soddisfacente, deve comprendere l'interno oltre che l'esterno delle cose, -  sia lo spirito che la materia. La vera fisica è quella che riuscirà, un giorno o l'altro, ad integrare  l'uomo totale in una rappresentazione coerente del mondo (TdC).  E’ questa la sfida che Teilhard de Chardin lancia a se stesso e ad un mondo diviso tra  materialisti ed idealisti e per affrontare questa sfida spenderà tutta la sua vita dedicata  alla ricerca scientifica ed alla meditazione spirituale spesso in un ambiente  ingiustificatamente ostile.  Il campo da lui scelto per affrontare questa sfida è il campo dell’evoluzione, non limitata  all’evoluzione biologica nei termini espressi da Lamarck e Darwin ma intesa come  fenomeno globale che ha inizio dalla materia inanimata per estendersi alla formazione del  pensiero ed alla dimensione filosofico-teologica e proprio questa lettura unitaria  dell’evoluzione che parte con la materia inanimata (previta) e termina con la noosfera ed il  punto omega costituisce il suo contributo fondamentale ed innovativo che delinea un  quadro affascinante per la semplicità della sua struttura fondamentale e per le profonde  implicazioni di carattere etico e morale.  Il pensiero di Teilhard assume la sua forma definitiva negli anni a cavallo del primo  quarto del XX secolo cioè proprio nel momento in cui vengono definiti i principi  fondamentali della scienza contemporanea che spaziano dalla teoria della relatività alla  meccanica quantistica: conquiste della conoscenza che, come è sempre accaduto nel corso  della storia del genere umano, hanno cambiato non solo l’ambiente in cui viviamo ma  anche la nostra mentalità ed il nostro modo di vedere sia fuori che dentro noi stessi  Pur essendo un paleontologo ed un naturalista, egli respira a pieni polmoni questa  atmosfera effervescente che segna profondamente tutta la sua opera portandolo ad  assumere la teoria atomica , cioè la scoperta della struttura corpuscolare della materia,  come paradigma fondamentale per l’interpretazione della realtà fisica che ci circonda.  Su questa base ed in una ottica di tipo evoluzionista il Teilhard naturalista costruisce la  sua visione del passato che gli consente nel presente di superare la contrapposizione tra  materia e spirito (cioè tra l’esterno e l’interno delle cose) è gli permette di proiettarsi nel  futuro preconizzando la noosfera e la convergenza nel punto omega.  Sulla base delle sue scoperte scientifiche egli descrive il fenomeno dell’evoluzione come  un continuo processo di complessificazione che a partire dagli elementi semplici come  atomi e molecole porta alla costituzione di soggetti sempre più complessi che acquistano  la loro peculiarità di individui (cioè soggetti non divisibili) grazie a processi di interazione  che permettono l’emergenza di proprietà di insieme che non compaiono nei costituenti  più semplici.   Questa legge naturale di “complessificazione” determina quella che egli chiama la “freccia  dell’evoluzione” che è correlata con il manifestarsi nel corso della storia del nostro pianeta  di strutture ed organismi sempre più complessi sia per quello che riguarda la materia  inanimata che la materia vivente sino alla comparsa dell’uomo.   Viene così prefigurato il concetto di "emergenza” che sarà ampiamente sviluppato nelle  seconda metà del XX secolo (1) e che egli descrive con la seguente frase: “Semplicemente  addizionati o giustapposti, gli atomi non costituiscono ancora la materia.” (TdC) Teilhard si esprime in questi termini per sottolineare il fatto che la mutua interazione tra  gli atomi che costituiscono una molecola conferiscono ad essa delle caratteristiche che  sono assenti negli elementi costituenti ed in altre molecole di diversa costituzione.  Una proprietà emergente è quindi una caratteristica che è originata dall’unione di  elementi più semplici e che si colloca in termini intrinseci e qualitativi ad un livello più  alto di quello in cui si trovano gli oggetti costituenti, e l’evoluzione è questo continuo  passaggio da un livello inferiore ad un livello superiore attraverso veri e propri salti di  qualità o passaggi di stato sovente caratterizzati da quelli che in fisica quantistica si  chiamano effetti soglia e denominati da S.J.Gould con il nome di equilibri punteggiati.  Ma la sfida che Teilhard ha lanciato a se stesso ed al mondo intero va oltre il puro aspetto  materiale e si ripropone di includere nella sua "fisica” l’uomo nella sua essenza integrale;  questo processo di “complessificazione” che osserva nella materia inanimata e nella  materia vivente sino alla comparsa dell’uomo viene quindi da lui assunto anche per  quello che riguarda l’aspetto psichico e spirituale della natura umana che inserisce in un  unico processo evolutivo che si estende sino ad una dimensione filosofica e religiosa.  In effetti egli parla costantemente di una legge di “complessità – coscienza” che costituisce  il motore dell’evoluzione in cui queste due grandezze di diversa natura, ma strettamente  correlate si sviluppano concordemente su di un substrato che egli definisce come “stoffa  dell'universo" in cui materia e spirito sono visti come due aspetti diversi di una unica  sostanza.  Il fascino della teoria e del pensiero di Teilhard consiste proprio in questa consustanzialità  tra due aspetti diversi di questa “stoffa dell’universo” che oltre 2500 anni di filosofia e 500  anni di scienza hanno trattato in maniera separata e spesso contrapposta.  Per salvaguardare la struttura unitaria costituita dall’insieme materia-spirito Teilhard  postula in analogia con la struttura atomica della materia una struttura corpuscolare dello  spirito , o della psiche, che obbedisce alle stesse leggi di aggregazione e di  complessificazione osservate nel corso dell’evoluzione e che hanno portato alla comparsa  dell’uomo .  In questo contesto integrato la legge di “complessità-coscienza” (2) opera attraverso due  diversi tipi di energia complementari che sono in continuo accrescimento e cioè l’“energia  tangenziale”, che è associata alle interazioni ed ai collegamenti dell’individuo con gli altri  individui e con l’ambiente circostante assumendo quindi il significato tradizionale di  energia determinato dalla scienza e dell’“energia radiale” che misura il grado di coscienza  interno dell’individuo (la sua centreità) e agisce come elemento propulsore del nuovo  individuo per l’interazione con l’ambiente circostante formando nuovi soggetti con  sempre maggiore complessità.  Ma la scienza e la filosofia di fine ottocento e della prima metà del novecento non erano in  grado di accettare una simile interpretazione che si poneva in apparente contrasto con i  principi della termodinamica ( principio di degradazione dell’energia e dell’aumento  dell’entropia per i processi spontanei) , con la teoria dell’evoluzione biologica di Darwin e  prefigurava una visione filosofica e teologica di panpsichismo e di panteismo  rispettivamente.  Teilhard stesso si rende conto dei punti deboli della sua trattazione ed insiste moltissimo  sul fatto che egli non intende creare una nuova metafisica ma limitarsi all’osservazione del  “fenomeno umano”; nei capitoli iniziali di questa sua opera afferma:  “Le considerazioni che seguono non hanno certo la pretesa di fornire una soluzione del tutto  soddisfacente al problema dell’energia spirituale. Il loro scopo è semplicemente di mostrare, con un  esempio, ciò che una scienza integrale della natura dovrebbe adottare come linea di ricerca e  seguire come genere di spiegazione.” (TdC)  Egli infatti era completamente immerso nell’atmosfera culturale del suo tempo e non  aveva gli strumenti teorici e sperimentali adatti a controbattere le accuse che gli venivano  rivolte: accuse tuttavia che non sono tali da compromettere la validità della sua visione  evolutiva.  Anche nell’opera di Teilhard quindi, come spesso accade anche nelle teorie scientifiche più  esaurienti e nelle maggiori opere d’arte ci sono dei punti oscuri e delle zone d’ombra che  rendono a volta difficile la lettura dei particolari pur non compromettendone la veduta  d’insieme ed il potere espressivo.  L’onere di interpretare ed illuminare queste ombre è lasciato in genere alle generazioni  seguenti che sulla base delle nuove scoperte e delle nuove acquisizioni dovranno valutare  se esse siano inquadrabili nella prospettiva generale o se siano tali da inficiare la validità  della stessa teoria o dell’opera d’arte  Il presente articolo si prefigge due scopi principali e cioè il primo consiste nel fornire, con  l’applicazione delle più moderne acquisizioni scientifiche sviluppatesi nella seconda metà  del secolo scorso, un supporto teorico alle intuizioni ed alle assunzioni, opportunamente  riformulate, che Teilhard de Chardin ha posto alla base della sua teoria evoluzionistica .  Il secondo è quello di dimostrare che il dualismo cartesiano che Teilhard aveva trasferito  dal mondo macroscopico al mondo microscopico non è più necessario per giustificare la  sua teoria evoluzionistica, risparmiandogli quindi quelle accuse di panpsichismo e  panteismo che hanno contribuito così grandemente ad offuscare la sua immagine. Il  superamento di questo dualismo ontologico è possibile attraverso un approfondimento ed  una riformulazione del concetto di emergenza che è strettamente collegata con il  fenomeno della condensazione e della complessificazione sia a livello chimico-fisico che a  livello biologico dando origine a veri e propri fenomeni apparentemente antientropici (che  vanno dal meno al più come comprovato sperimentalmente nel campo della fisica  quantistica e dell’ottica non lineare) e che si manifestano al livello umano come vera e  propria emersione dello spirito dalla materia.  Tratteremo quindi la legge di “complessità-coscienza” e quindi il problema della “energia  radiale” e della “energia tangenziale” introdotte da Teilhard in due sezioni separate nella  prima delle quali parleremo di condensazione, complessificazione ed emergenza per  quello che riguarda i fenomeni chimico-fisici e biologici, introducendo il concetto di  individuo (individualizzazione) e di libertà e gradi di libertà in termini fisico-matematici,  mentre nella seconda parte prenderemo in considerazione il concetto di coscienza dal  punto di vista antropologico correlato con i concetti di libertà e di individuo che  emergono dalla trattazione chimico-fisica e biologica.  1) La legge di condensazione e complessificazione  Premessa metodologica  Come vedremo in seguito nell’ambito sub microscopico la meccanica quantistica e le più  recenti acquisizioni sulla fisica e la teoria dei laser hanno dimostrato la fondatezza  sostanziale della visione di Teilhard sul processo evolutivo, cioè un processo di  condensazione e complessificazione che procede attraverso veri e propri salti di stato  determinati da transizioni caratterizzate da effetti soglia e processi cooperativi.  La legge di condensazione e complessificazione si prefigura come legge di tipo universale,  cioè che riguarda tutti gli aspetti della realtà che ci circonda che spazia dalla fisica delle  particelle sino alla cosmologia.  Naturalmente questo non significa che vi è una unica formulazione matematica che sia  capace di rendere conto della realtà in tutti i suoi vari aspetti ma solamente che vi è un  unico principio formatore che determina la struttura delle varie formulazioni.  Come qualsiasi legge della natura, essa infatti assume significato quando è applicata ad  una situazione reale che ne determina quelle che in fisica vengono dette condizioni al  contorno condizionandone la formulazione con il suo rispettivo campo di applicabilità.  Per esempio la legge della conservazione dell’energia assume in ambito quantistico ( sub-  microscopico) una formulazione diversa da quella adottata in ambito macroscopico che è  ancora diversa da quella valida in condizioni relativistiche, cioè quando la velocità degli  oggetti si avvicina alla velocità della luce.  Il passaggio dalla dimensione atomico-molecolare a quella cellulare procariota ed  eucariota comporta naturalmente una ridefinizione dei parametri in termini di grandezze  medie essendo praticamente impossibile utilizzare il formalismo matematico della  meccanica quantistica per molecole di elevato peso molecolare e quindi tanto meno per  sistemi cellulari.  Questo naturalmente non significa che le leggi quantomeccaniche che regolano le reazioni  tra piccole molecole non sian valide per le reazioni che avvengono in ambito cellulare, ma  solamente che in questo secondo caso vi sono molte variabili diverse che determinano le  condizioni al contorno in cui operano le stesse leggi naturali.  La ridefinizione dei parametri è un elemento fondamentale per qualsiasi trattazione  scientifica moderna e costituisce la base di quel riduzionismo metodologico che a partire  da Cartesio costituisce la base su cui è costruito il sapere nell’età moderna.  Questo metodo si articola in quattro punti fondamentali che sono:  1) il dubbio, inteso naturalmente non come via principale verso lo scetticismo ma come  strumento che permette di non assumere niente come verità assoluta,data per scontata,  ma di essere sempre pronto a rimettere tutto in discussione e sottoporlo nuovamente alla  prova della ragione.  2) L’analisi, cioè di suddividere il problema in parti separate da analizzare  individualmente per individuarne le caratteristiche fondamentali anche rischiando  esemplificazione ed approssimazioni  3) La sintesi, cioè il passaggio dal particolare al totale per mettere in correlazione la  interazione tra le varie parti nella formazione del tutto  4) La enumerazione, che in termini moderni potremmo definire come la verifica  sperimentale della teoria acquisita tramite il precedente processo razionale.  Il metodo cartesiano che costituirà poi la base del metodo sperimentale di Galileo,  incorpora quindi nel suo interno uno strumento riduzionista, cioè l’analisi ma nello stesso  tempo si classifica con una visione olistica, cioè con la sintesi in cui ricomporre le  conoscenze acquisite tramite l’analisi per poterle applicare alla conoscenza del tutto.  Questo metodo è del tutto contrario al riduzionismo ontologico, cioè al materialismo, che  si limita esclusivamente al secondo livello e cerca di spiegare il tutto tramite le  caratteristiche dei singoli costituenti senza prender in considerazioni le interazioni tra le  parti che danno origine alle proprietà emergenti caratteristiche dell’insieme.  Il riduzionismo metodologico costituisce quindi uno strumento ineliminabile per  l’acquisizione della conoscenza ma per essere tale deve essere applicato in modo rigoroso  ed accurato poiché un uso non corretto di questo metodo può portare, come spesso  accade, a delle conclusioni del tutto errate o per lo meno alquanto azzardate.  Nell’ambito del secondo punto infatti, cioè la fase di analisi e di separazione del problema  in settori separati riveste un ruolo fondamentale la definizione delle condizioni al  contorno in cui le varie teorie scientifiche si sviluppano, cioè la definizione di quei  postulati che determinano i limiti di validità della teoria stessa e di cui occorre tener conto  nell’ambito della fase successiva, cioè quella della sintesi.  Molto spesso si tende invece ad estrapolare indebitamente i risultati ottenuti nel secondo  livello per proiettarli, attraverso processi analogici, al quarto livello saltando  completamente la fase tre, cioè la sintesi. (3)  La formulazione matematica di tutte le teorie scientifiche e quindi anche i concetti sottesi,  debbono essere sempre correlati con le condizioni al contorno e soprattutto con la verifica  sperimentale , che costituisce il quarto livello del metodo.  Sulla base quindi di questa premessa osserviamo quali sono i vari campi in cui tale legge  si esprime.  Cosmologia  La teoria del Big-Bang, nonostante i molti problemi non ancora risolti, costituisce l’ipotesi  maggiormente suffragata sulla nascita dell’universo, e vede i primi inizi quasi  contemporaneamente alla stesura de “Il fenomeno umano”.  Teilhard accenna ad essa solo vagamente in una nota del libro “Il fenomeno umano” nel  capito della previta, e non coglie la profonda consonanza tra la sua visione dell’universo e  la stessa teoria che vedrà nella seconda metà del secolo la sua completa affermazione.  Secondo tale ipotesi, dopo l’eplosione iniziale e la separazione della materia dall’energia,  che si ritiene avvenuta in frazioni di secondo, l’universo era composto esclusivamente di  atomi di idrogeno e successivamente di elio, elementi che sono tuttora in esso  predominanti.  L’universo è quindi venuto formandosi in seguito al processo di condensazione che è  avvenuto a causa del suo raffreddamento progressivo in concomitanza con il processo di  espansione determinato dal Big-Bang.  L’attrazione gravitazionale ha determinato la formazione di stelle al cui interno sono  avvenuti ed avvengono attualmente processi di fusione nucleare che generano atomi  sempre più pesanti corrispondenti agli altri elementi presenti in natura e liberando  contemporaneamente una enorme quantità di energia.  La formazione dei pianeti, dei satelliti e delle altre stelle sarebbe avvenuta in seguito alla  esplosione di queste stelle di prima generazione con la contemporanea dispersione dei  loro atomi nell’universo.  Quindi, dopo il primo punto di singolarità iniziale, vi è una unica legge naturale che da  forma e contenuto a tutta la realtà che ci circonda, e cioè la legge di condensazione, o  come avrebbe detto Teilhard di complessificazione che non consiste in una semplice  sovrapposizione ma in una profonda unione delle parti che si fondono e si compenetrano  per generare un nuovo individuo ( cioè un nuovo ente indivisibile).  In base a questa legge quindi possiamo dire che nelle singole stelle i singoli protoni si  fondono per formare nuclei pesanti con più protoni e neutroni ed a livello planetario che i  singoli atomi si uniscono per formare molecole e che molecole più piccole si fondono per  formare molecole più grandi fino alla materia vivente.  Il processo di condensazione della materia, e quindi di aumento dell’ordine che avviene in  alcuni punti dell’universo è determinato e compensato dall’aumento del disordine globale  dovuto al processo di espansione attualmente in atto nell’universo.  Sotto questo aspetto quindi e con queste considerazioni il meccanismo proposto da  Teilhard rientra perfettamente nei limiti della meccanica classica e della termodinamica  nei termini in cui esse sono state formulate agli inizi del XX secolo per spiegare le leggi  della trasmissione del calore e della energia soprattutto in relazione alla loro  trasformazione in lavoro.  Le leggi della termodinamica sono state formulate infatti per sistemi isolati ( in cui non vi  è scambio né di energia né di materia con l’ambiente esterno) o con sistemi chiusi ( in cui  vi è solo scambio di energia e non di materia) e rendono conto dell’insieme del sistema ma  non delle singole parti costituenti. Il cosiddetto carattere antientropico, attribuito ai  processi di complessificazione è da attribuire quindi ad una inesatta determinazione dei  limiti di validità della termodinamica che nei processi vitali sarebbe applicata addirittura  a sistemi aperti, cioè in cui vi è anche scambio di materia.  Chimica – Fisica : Il legame chimico.  Il passaggio dalla fisica nucleare alla chimica in cui ci occupiamo dell’interazione tra i vari  atomi e della formazione delle molecole comporta una ridefinizione del problema e delle  rispettive variabili con la conseguente ridefinizione delle condizioni al contorno: si passa  infatti dal campo delle forze nucleari forti alle forze nucleari deboli ed alle forze  elettromagnetiche ( questi due tipi di forze sono state recentemente riunificati in un unico  tipo).  Gli atomi e le molecole costituiscono i mattoni fondamentali della realtà che ci circonda  compresi i nostri stessi corpi. La base teorica su cui si fondano le conoscenze della chimica  e della biologia molecolare è costituita dalla meccanica quantistica.  Nell’ambito della realtà sub microscopica, cioè nel trattare con atomi e molecole, siamo  costretti tuttavia ad abbandonare una trattazione di tipo deterministico per accontentarci  di una trattazione di tipo probabilistico.  La ragione di questo salto qualitativo di scelta metodologica e quindi del formalismo  matematico è dovuta al fatto che qualunque tipo di misura noi facciamo, od immaginiamo  di fare su di una particella elementare, comporta una interferenza sul sistema tale da  alterarne l’energia o la posizione. Questa difficoltà è espressa dal principio di  indeterminazione di Heisenberg che ci indica esplicitamente i limiti di precisione con cui  possiamo fare questo tipo di misure.  La meccanica quantistica quindi rinuncia a definire con esattezza la posizione di una  particella elementare ( ad esempio un elettrone in un atomo od una molecola) per  privilegiare invece la definizione esatta della sua energia e per fare questo, sulla base di  esperimenti che hanno messo in evidenza la natura ondulatoria e corpuscolare di tale  particella, associa ad essa una funzione d’onda il cui quadrato ci fornisce la probabilità di  trovare tale particella in un determinato volume dello spazio.  L’approccio quantomeccanico, applicato a sistemi alla stato stazionario, cioè in cui non vi è  variazione di energia con il tempo, fornisce come soluzione delle funzioni d’onda  stazionarie (autofunzioni) caratterizzate da valori di energia quantizzati (autovalori) che  vengono denominate orbitali.  Ogni atomo presente in natura ha quindi una sua particolare struttura elettronica che è  determinata dal numero dei protoni presenti nel nucleo e dal numero di elettroni orbitanti  intorno ad esso. Questi elettroni si dispongono a coppie su orbitali di energia crescente a  partire da quelli che sono più vicini al nucleo che hanno una minore energia interna. Di  tutti questi elettroni una particolare rilevanza viene assunta dagli elettroni presenti  nell’orbita più esterna che sono attratti con minor forza dal nucleo e che sono di norma  quelli che sono implicati nella formazione del legame chimico con altri atomi, uguali o  diversi , per formare la molecola .  Al momento della formazione di un legame chimico, ad esempio tra due atomi dello  stesso tipo, quello che si osserva è una interazione tra due orbitali atomici che si  combinano in modo da formare due orbitali molecolari di cui uno ad energia minore degli  orbitali atomici di partenza ed uno ad energia maggiore dando luogo a due nuovi orbitali  molecolari su cui si dispongono due elettroni degli atomi di partenza. (4)  Il legame chimico può avvenire anche tra atomi di specie diversa attraverso un  meccanismo che è perfettamente analogo dando luogo a molecole sempre più grandi.  Le nuove entità molecolare che si formano hanno tutte in comune la caratteristica di avere  una energia interna minore dalla somma delle energie interne degli atomi costituenti ed  inoltre di avere una distribuzione degli orbitali elettronici (che sono in numero uguale alla  somma degli orbitali atomici degli atomi costituenti) modificata dalle interazioni atomiche  tale da avere una minore differenza di energia tra gli orbitali occupati dagli elettroni, che  configurano lo stato fondamentale della molecola e gli orbitali non occupati che possono  essere raggiunti dagli elettroni a temperature maggiori o per azione di urti con altre  molecole o per assorbimento di radiazione elettromagnetica.  Ogni nuova molecola formata ha delle caratteristiche completamente diverse da quelle  degli atomi di partenza e costituisce una vera e propria nuova entità, cioè una nuova  sostanza. Queste nuove entità quindi e le loro caratteristiche sono riconducibili ma non  riducibili alle caratteristiche degli atomi di partenza. Questo significa che in genere, tranne  che in casi estremamente semplici, le proprietà delle nuove molecole non sono deducibili  a priori dalle caratteristiche degli atomi di partenza anche se a posteriori possono essere  interpretate in funzione delle particolarità degli elementi costituenti. Questa difficoltà nel  predire esattamente le caratteristiche delle nuove molecole sulla base della conoscenza  degli atomi costituenti deriva semplicemente dalla molteplicità delle particelle (nucleo ed  elettroni) che costituiscono ciascun atomo che deve interagire con altri atomi per formare  la molecola. Questo non vuol dire naturalmente che noi siamo del tutto impotenti di  fronte alla problematica di effettuare nuove sintesi, perché possiamo procedere per  analogie e per approssimazioni che sulla base delle conoscenze acquisite ci permettono di  elaborare nuove tecnologie e nuove informazioni.  La formazione di una nuova molecola rappresenta quindi il caso più semplice ed  elementare del fenomeno della emergenza che è determinato dalla molteplicità e dalla  complessità connessa al tipo di interazione che si instaura tra le varie particelle. Questa  interazione, come abbiamo detto , determina una ridefinizione delle energie degli orbitali  degli atomi costituenti, che sono più ravvicinati tra di loro.  A livello molecolare quindi, anche per molecole relativamente semplici, un aumento della  molteplicità e della complessità comporta una maggiore stabilità di tutto l’insieme, un  aumento del numero dei modi normali di vibrazione, cioè degli spostamenti relativi di un  atomo rispetto agli altri ed una maggiore possibilità di transizione tra vari livelli energetici  nel senso che essi sono più ravvicinati e quindi richiedono una minore energia per essere  effettuati. Quando un sistema atomico è in equilibrio termico con l’ambiente circostante  assume una configurazione di minima energia interna determinata dalla legge di  distribuzione di Boltzmann che per temperature non troppo elevate determinano una  configurazione chiamata stato fondamentale.  Il processo di complessificazione comporta tuttavia anche un’altra caratteristica che  occorre sempre tenere presente, e cioè che molecole più complesse sono anche molecole  che sono più facilmente attaccabili da entità esterne, e quindi , in genere , più reattive. Per  esempio molecole di idrogeno o di azoto o di gas nobili possono resistere a condizioni  estreme di temperatura , mentre molecole organiche molto più grosse vanno incontro a  processi di scissione e di deterioramento. Questo significa che la molteplicità e la  complessità è in genere portatrice di un elevatissimo valore aggiunto ma nello stesso  tempo comporta una maggiore fragilità per cui essa è possibile solo in particolari  condizioni ed ha bisogno per conservarsi di sofisticati meccanismi di difesa.  Come vedremo questo aspetto sarà molto importante per le reazioni chimiche che  avvengono durante un processo vitale.  Possiamo quindi riassumere affermando che il processo di complessificazione comporta  nell’ambito della chimica-fisica a) la formazione di nuove entità (cioè molecole) che noi  chiameremo individui le cui caratteristiche sono deducibili, ma non riducibili alle  caratteristiche degli elementi di partenza; b) i nuovi individui hanno una maggiore  stabilità, perché sono caratterizzati da una minore energia interna rispetto alla somma  delle energie dei costituenti c) i nuovi individui sono maggiormente differenziati tra di  loro perché le loro caratteristiche cambiano a seconda delle modalità di reazione pur  partendo dagli stessi elementi costituenti e d) i nuovi individui presentano un maggior  grado di libertà, intesa non nel senso antropologico del termine ma in senso fisico, cioè le  molecole maggiormente complesse, essendo caratterizzate da stati a più bassa energia e  maggiormente ravvicinati hanno la possibilità di essere eccitate più facilmente e quindi di  accedere ad una maggiore distribuzione, a parità di temperatura, rispetto alle molecole  costituenti.  L’aumento della complessità comporta quindi un aumento del grado di individualità dei  nuovi soggetti, interpretando questo termine nel senso sopra descritto.  Quanto detto sopra in maniera molto succinta e semplificata costituisce la struttura  fondamentale su cui si fonda la meccanica quantistica per una trattazione qualitativa e  quantitativa del legame chimico.  Teilhard de Chardin aveva intuito in maniera sostanzialmente corretta il meccanismo  sopra esposto associandolo erroneamente ad una forma di energia, che egli definisce  “energia radiale” che egli presuppone in continuo aumento proprio per sottolineare lo  svolgimento naturale di questo processo che egli aveva messo a base dell’evoluzione,  come pure aveva intuito la correlazione tra complessità e reattività a cui abbiamo  accennato ipotizzando una correlazione tra energia radiale ( che aumenta le centreità del  sistema) con l’energia tangenziale che identificava con l’energia tradizionalmente trattata  nelle scienze chimiche e nelle scienze fisiche.   Il rapporto tra energia interna (con la conseguente configurazione degli stati elettronici) e  la reattività è stata ampiamente trattata nella teoria degli orbitali di frontiera elaborata da  Fukui , premio nobel per la chimica nel 1981, che prende in esame le interazioni tra le  singole molecole e le molecole circostanti al momento della formazione di un nuovo  legame ed in tale trattazione trova giustificazione anche l’andamento non continuo del  processo di complessificazione ipotizzato da Teilhard con la presenza dell’energia di  attivazione che costituisce una specie di soglia che deve essere superata affinché il  processo abbia luogo.  Effetti soglia ed effetti di Up Conversion  Un altro problema con cui la teoria di Teilhard ha dovuto fare i conti è la legge  termodinamica della degradazione dell’energia. Abbiamo già detto che le leggi della  termodinamica di per sé non vietano che all’interno di un sistema che globalmente evolve  verso stati a maggiore entropia vi possano essere delle fluttuazioni energetiche tali da  indurre in alcune sue zone un andamento del tutto contrario, tuttavia, tranne che nei  sistemi viventi un tale comportamento non era mai stato reso evidente in natura e  rimaneva del tutto inspiegato.  La risposta a questo problema è arrivata verso la fine degli anni 70 del XX secolo con lo  sviluppo della teoria e delle tecniche laser applicate al campo dell’ottica non lineare e dei  fenomeni coerenti.  Attraverso l’uso di laser pulsati con alta potenza di picco focalizzati su piccole porzioni di  materia è stato possibile provocare processi di Up Conversion cioè trasformare radiazione  elettromagnetica di bassa energia (luce rossa) in radiazione elettromagnetica di alta  energia (luce ultravioletta), cioè andando in senso contrario a quanto previsto dalla legge  di degradazione dell’energia.  Questi processi sono molto difficili da osservare e dipendono dalla intensità della  radiazione incidente in modo non lineare, tuttavia, pur mostrando nella globalità  dell’esperimento un andamento concorde con le leggi della termodinamica provano che,  in piccolissime quantità ed in condizioni appropriate, è possibile anche muoversi anche in  senso opposto a quello che generalmente si osserva.  Questi processi apparentemente di tipo antientropico possono essere o non essere a soglia  e sono sostanzialmente effetti di tipo cooperativo e coerenti, cioè tali che i fotoni o gli  atomi si muovono insieme in concordanza di fase.  L’importanza di questi processi anche all’interno della nostra trattazione sta nel fatto che  essi dimostrano ancora una volta che le leggi della natura pur essendo definite e stabili  possono tuttavia dare origine ad esiti diversi in funzione delle condizioni dell’ambiente in  cui esse vengono applicate. Nel caso in questione è stato possibile ottenere un salto  qualitativo (cioè la creazione di fotoni al alta energia) attraverso la concentrazione di un  numero notevole di fotoni a bassa energia in una porzione limitata di materia.  Questi processi di Up Conversion possono essere definiti anche essi come effetti  emergenti, anche se sono di natura diversa da quelli che abbiamo esaminato in  precedenza, e rivestono un ruolo importante nella teoria evoluzionistica di Teilhard che  partendo da una base molto ampia e di bassa qualità ( cioè la totalità degli organismi  viventi) porta, attraverso stadi intermedi, alla comparsa dell’uomo che egli pone al vertice  della piramide in termini qualitativi anche se limitato in termini quantitativi.  La formazione della vita  Anche il passaggio dal livello atomico-molecolare al livello biologico-macromolecolare  comporta, come abbiamo detto, una ridefinizione di variabili necessaria affinché la scienza  possa accedere alla conoscenza dei fenomeni in termini reali e proficui.  Questo non significa che le leggi che operano a livello quantistico non siano valide al  livello microscopico ma solamente che il numero di particelle implicate in tali fenomeni è  talmente elevato da risultare improponibile una trattazione quantistica rigorosa. Anche le  trattazioni modellistiche più sofisticate utilizzano largamente in questo tipo di calcoli  delle grandezze medie e delle distribuzioni statistiche trattate in termini classici e non  quantomeccanici. Cioè siamo in presenza contemporaneamente di processi di tipo  quantistico, come la formazione e la rottura di legami chimici e di processi mediati, quali  la polarità, la solubilità, la miscibilità ecc. di aggregati molecolari e di soluzioni.  Proprio nel campo biomolecolare risulta maggiormente evidente quel processo di  condensazione e di complessificazione che Teilhard ha posto alla base della sua teoria  generale dell’evoluzione ed il processo individuato a livello atomico-molecolare continua  ad essere valido seppure espresso in termini differenti.  Una caratteristica fondamentale della materia vivente, che noi chiameremo bio-organica è  che essa è basata fondamentalmente sulla chimica del carbonio che costituisce l’elemento  predominante in un essere vivente, insieme all’ossigeno, all’azoto, al fosforo ed a pochi  altri. Con un numero relativamente limitato di elementi chimici è possibile quindi, tramite  processi di aggregazione e di complessificazione, procedere alla formazione di  macromolecole, proteine, zuccheri ecc. che sono in grado di generare e sostenere  l’esistenza di un essere vivente le cui caratteristiche possono spaziare da quelle di una  cellula procariota sino a quelle di un essere umano.  Questo processo è possibile perché ciascun componente di questo sistema vivente ha un  elevato e crescente grado di individualizzazione che lo rende peculiare e nello stesso  tempo diverso dagli altri componenti similari con cui interagisce per formare un unico  individuo superiore.  La reattività e la grande varietà di configurazione che possono assumere le molecole  biologiche è determinata proprio dalle loro dimensioni e dall’elevato numero di gradi di  libertà di cui esse godono che permette loro di poter reagire a temperature controllate e  relativamente basse , tali cioè da non compromettere la loro esistenza e la loro struttura  interna. Processi semplici di associazione e dissociazione sono alla base di processi di tipo  enzimatico che sono in grado di abbassare sostanzialmente le energie di attivazione che  sarebbero necessarie per ottenere le stesse reazioni in ambienti non biologici.  Un ruolo fondamentale di questo meccanismo è determinato dalla polarità delle molecole  determinata dalla presenza su di una catena alifatica, cioè costituita da atomi di carbonio e  di idrogeno, di atomi più elettronegativi quali l’ossigeno o l’azoto questa presenza rende  possibile individuare una zona di una molecola con un eccesso di carica elettrica e quindi  di natura idrofila mentre il resto rimane non carico elettricamente ed è quindi di natura  idrofoba. Un esempio classico di questo tipo di molecole sono gli acidi grassi che messi in  una miscela di acqua ed olio si dispongono in modo da interagire con l’olio attraverso la  parte idrofoba e con l’acqua attraverso la parte idrofila con legami di natura elettrostatica.  Questo significa che questo tipo di molecole, come molte altre molecole organiche  mostrano dei processi di aggregazione spontanei che possono dare origine a delle micelle,  cioè a veri e propri corpuscoli con una cavità idrofoba immersi in una soluzione acquosa.  Queste micelle possono essere il vero e proprio prototipo delle membrane cellulari che  delimitano il corpo degli organismi procarioti cioè organismo monocellulari che si  nutrono attraverso la fagocitazione di sostanze che aderiscono alla membrana cellulare  per affinità simile a quella che abbiamo visto in precedenza.  Risulta quindi del tutto naturale affermare che la vita abbia avuto inizio in alcune nicchie  ecologiche adatte a conservare le condizioni necessarie al suo sviluppo, al riparo cioè da  fenomeni eclatanti e devastanti. Questo tipo di processo è di tipo autocatalitico, nel senso  che il suo sviluppo rende possibile l’aggregazione di altre molecole e quindi di  autoalimentarsi.  La nascita della vita, così come l’apparizione di nuove specie è un processo di tipo a  soglia, cioè è determinato dalla possibilità di raggiungere le condizioni necessarie a  formare una nicchia ecologica, ma nello stesso tempo è un processo di tipo autocatalitico,  capace quindi di autoalimentarsi e autoriprodursi: cioè qualcosa di simile a quanto  avviene nell’effetto Laser od in una esplosione atomica che avviene solo se la  concentrazione del materiale radioattivo raggiunge un valore critico oltre il quale ogni  fissione provoca la fissione di altri atomi in un crescendo continuo ( ed in questo caso  devastatore).  Non dobbiamo essere stupiti della frequente ricorrenza di questo meccanismo, cioè  dell’apparizione di una variazione o di una formazione che si sviluppa in un ambito  spazio temporale limitato per poi diffondersi gradualmente su larga scala perché questo  processo di unione, complessificazione e specializzazione è un motivo ricorrente nella  storia universale, che si ripresenta continuamente anche se con forme ed in contesti  diversi. Basti considerare che la stoffa della vita è sempre fondamentalmente la stessa, cioè  e costituita dallo stesso tipo di molecole, presenta la stessa struttura cellulare che si  alimenta , si riproduce e muore con gli stessi meccanismi. Come pure basti pensare che  ogni essere vivente ripercorre in un arco di tempo limitato l’intera storia dell’universo;  nasce infatti come un essere unicellulare in ambiente riparato, cioè una nicchia isolata  dall’esterno, si accresce tramite la suddivisione e la specializzazione delle cellule che si  accrescono in numero fino a delineare l’essere completo che a questo momento esce dal  suo ambiente protetto per proseguire la propria evoluzione a contatto diretto con gli altri  esseri più o meno simili inserendosi in un contesto di tipo sociale e contribuendo egli  stesso a creare e modificare l’ambiente in cui vive.  Questo motivo ricorrente è il fondamento stesso dell’evoluzione che si sviluppa come un  grande composizione sinfonica di stampo beethoveniano in cui il tema principale si  affaccia delicatamente all’orecchio dell’uditore ritmato da un singolo strumento quasi  impercettibile, seguito dal contrappunto di altri strumenti che individualmente si  uniscono diversificandosi gradualmente e continuamente per poi venire accolto da tutta  l’orchestra che lo suona all’unisono. Come in tutte le sinfonie il tema di base riaffiora  continuamente all’interno della composizione in tempi e frequenza sempre diverse in una  fioritura perenne di accordi e variazioni che nella loro molteplicità rinnovano  continuamente l’originalità e l’unicità della composizione.  La sin-fonia della composizione si traduce nella storia dell’universo nella sin-ergia delle  componenti che determinano quella direzione preferenziale, cioè quella freccia  dell’evoluzione mirabilmente intuita da TdC.  Negli esseri superiori i meccanismi sono molto più complicati, ma fortunatamente ad ogni  processo vitale è associato un fenomeno che spesso viene trascurato o male interpretato, e  cioè è associata la memoria: una memoria chimica che viene accumulata all’interno della  cellula stessa nella catena del DNA e viene trasmessa alla generazioni successive insieme  alla vita stessa. Questo fa sì che le esperienze acquisite da un organismo possano essere  trasmesse agli individui generati successivamente instaurando una vera e propria sinergia  non solo in senso orizzontale, cioè tra individui delle stessa specie (e spesso anche di  specie diverse) che vivono nello stesso spazio e nello stesso tempo, ma anche tra individui  che vivono in un tempo diverso e forse anche in spazi diversi.  Ciascuno di noi conserva nel suo DNA la memoria storica di questo evento eccezionale,  con i suoi successi (il nostro patrimonio genetico) ed i suoi insuccessi (la gran parte del  DNA che non codifica le proteine) e ciascun individuo, di una determinata specie, ha in  comune con gli altri individui della stessa specie un stesso patrimonio genetico che  costituisce la base del suo atteggiamento comportamentale che lo rende unico.  2) L’emergere della coscienza  Nelle pagine precedenti abbiamo esaminato l’aspetto fisico dell’evoluzione generale ed  abbiamo mostrato come il processo di condensazione e di complessificazione sia  strettamente collegato con il fenomeno dell’emergenza di nuove proprietà negli aggregati  formatisi attraverso le interazioni delle varie componenti che li costituiscono, abbiamo  scelto per essi il termine individuo “ cioè indivisibile” proprio per mettere in evidenza che  le nuove proprietà che caratterizzano i nuovi soggetti rivestono una connotazione di tipo  ontologico e che una eventuale suddivisione comporta la perdita dell’identità stessa del  nuovo soggetto.  Un altro aspetto che caratterizza questi nuovi individui, e che è conseguenza del processo  di complessificazione, è l’aumento di diversificazione degli stessi e l’aumento dei gradi di  libertà, cioè degli stati a cui essi possono accedere ad una determinata temperatura.  Ma la sfida lanciata da Teilhard e che noi abbiamo raccolto va oltre questo aspetto  materiale, seppur di notevole valore ed interesse, per estendersi ad inglobare nel processo  evolutivo la persona umana nella sua interezza, fisica e spirituale.  Teilhard ha cercato di risolvere questo problema postulando una natura corpuscolare  dello spirito che sottoposto alle stesse leggi evolutive della materia porta alla formazione  della coscienza negli esseri umani. Egli in un certo qual modo ha trasferito il dualismo  cartesiano a livello atomico-molecolare per delineare una fisica dell’interno della cose ,  legata all’energia radiale ed un fisica dell’esterno delle cose legata alla energia tangenziale.  La meccanica quantistica ci da una definizione di energia interna che è diversa ma non in  contrasto con quella espressa da Teilhard; se infatti sostituiamo in termine “centreità” con  cui Teilhard definisce il grado di psichismo delle cose, con il termine “ individualità” che  abbiamo utilizzato per esprimere il grado di complessità e di libertà conseguente al  processo evolutivo, vediamo che non esiste nessuna contraddizione tra le intuizioni di  Teilhard ed i risultati della meccanica quantistica. Ma rinunciando alla teoria corpuscolare  della coscienza ed alla energia radiale nei termini espressi da Teilhard , per risolvere il  problema dovremmo essere in grado di individuare nel quadro sopra descritto l’origine  della coscienza e della natura metafisica della persona umana.  Il sistema nervoso  Procedendo con il metodo cartesiano-galileiano a cui abbiamo accennato in precedenza,  quando trattiamo con organismi superiori, cioè piante ed animali, dobbiamo utilizzare dei  parametri e dei sistemi di riferimento adatti ad affrontare la problematica in esame nel  contesto in cui essa si manifesta.  Il parametro individuato da Teilhard per misurare il grado di complessificazione e quindi  il livello evolutivo negli esseri viventi e negli animali superiori è il sistema neuronale e le  dimensioni cerebrali.  Non occorre fare appello a nessuna particolare teoria per rendersi conto che le capacità  individuali e funzionali di un essere vivente sono strettamente correlate con lo sviluppo  del suo sistema nervoso.  In questo quadro quindi l’uomo , che ha il maggiore rapporto tra volume cerebrale e peso  corporeo di tutti gli esseri viventi, si trova all’apice del processo evolutivo in atto nel  nostro pianeta, risulta quindi del tutto naturale associare la presenza della coscienza ( e  quindi dell’anima) con quella che è la sua caratteristica specifica e peculiare, cioè la massa  e la struttura del suo sistema nervoso centrale, cioè il cervello.  In realtà vedremo che quando parliamo di cervello non dobbiamo limitarci a considerare  esclusivamente la massa cerebrale ma anche l’insieme delle funzioni da esso sottese  compresi gli organi stessi che compiono tali funzioni, cioè in pratica dobbiamo  considerare l’uomo nella sua interezza; pur tuttavia l’indice di cerebralizzazione  costituisce un elemento sufficiente per una valutazione qualitativa e quantitativa delle  funzionalità degli organismi superiori.  All’interno di ciascun corpo vivente, il sistema nervoso costituisce l’elemento di maggiore  complessità sia in termini di funzionalità che in termini di organizzazione. Al sistema  nervoso è devoluto sia il compito di coordinamento di tutti i processi vitali interni che  quello di gestione delle interazioni dell’individuo con i soggetti esterni attraverso gli  organi sensoriali. Non è un caso infatti che dei cinque sensi che caratterizzano il corpo  umano, quattro siano localizzati sulla testa, cioè a stretto contatto con la massa cerebrale  che costituisce l’unità centrale di controllo di tutti gli animali superiori.  Anche in questo caso quindi l’unione e la specializzazione delle cellule neuronali danno  luogo a quel processo di complessificazione che è la base fondamentale per l’emergenza di  nuove proprietà e per il processo evolutivo.  Nella trattazione della sua teoria corpuscolare della coscienza Teilhard de Chardin è stato  costretto ad introdurre il concetto di coscienza riflessa per giustificare il salto ontologico  relativo alla comparsa dell’essere umano, ma una acquisizione più ampia del concetto di  emergenza che si esprime non solo in termini fenomenologici ma anche ontologici relativi  soprattutto ai fenomeni di soglia ed agli effetti non lineari, rende non necessaria sia la  specificazione di riflessione che l’ipotesi corpuscolare della coscienza.  Possiamo infatti attribuire la comparsa della coscienza e del pensiero nell’essere umano  come l’effetto del superamento di un livello soglia della complessità cerebrale che ha dato  luogo ad un vero e proprio salto ontologico. Infatti l’enorme aumento dello sviluppo  cerebrale, con in concomitante aumento della funzionalità e della specificità degli organi  collegati, ha reso possibile un surplus di capacità del sistema nervoso che non si limita più  a gestire i processi biologici e vegetativi dell’essere vivente, ma consente una vera e  propria attività creativa del pensiero che è in grado di acquisire, elaborare e trasmettere  nuove e sempre maggiori conoscenze.  La denominazione di homo sapiens sapiens riflette il vero significato di questo salto  ontologico che caratterizza l’essere umano sulla base della cultura, che pur esprimendosi  attraverso supporti di natura materiale, ha tuttavia una natura esclusivamente spirituale e  metafisica e che è la base su cui si sta sviluppando la noosfera.  Memoria, pensiero e conoscenza  Abbiamo detto che il segreto della trasmissione della vita è racchiuso nella memoria  chimica che ciascun individuo trasmette alla sua prole. La fase di sviluppo delle nuove  generazione segue infatti un cammino in gran parte determinato dalla sequenza di un  numero estremamente limitato di basi puriniche e pirimidiniche (quattro) che  raggruppate in unità più o meno lunghe, chiamate geni, codificano i progressi di sintesi  proteica, di accrescimento e proliferazione cellulare. In qualsiasi specie vegetale od  animale questo codice genetico determina la struttura e la funzione di qualsiasi parte del  corpo, compreso il tessuto cerebrale, predisposto a coordinare e dirigere i processi vitali.  Ma in tutti gli esseri viventi, a partire dai vegetali sino agli animali superiori ed al genere  umano, vi è un altro tipo di processo che è altrettanto fondamentale per la vita e cioè  l’interazione con l’ambiente ed il processo di apprendimento.  Anche questo tipo di processo deve necessariamente basarsi su di una memoria di tipo  chimico, cioè legata a delle trasformazioni a carattere permanente che in qualche modo  codificano gli input sensoriali a livello della corteccia cerebrale e che costituisce il data  base su cui elaborare le risposte ed i comportamenti dell’organismo.  Come dimostrato dagli esperiementi di Kandel (5) questo tipo di codifica è di natura  sostanzialmente proteica cioè legata alla sintesi di strutture proteiche sulla membrana  esterna di cellule neuronali in corrispondenza di contatti sinaptici che trasducono i segnali  provenienti dagli organi sensoriali.  La realtà esterna viene in qualche modo analizzata, codificata e trascritta sul tessuto  cerebrale in termini di rappresentazioni elementari, che noi abbiamo chiamato irriducibili  (6): il salto ontologico osservato nella natura umana è collegato con il fatto che il nostro  cervello è in grado di utilizzare la memoria chimica per costruire nuove rappresentazioni  della realtà cioè è in grado di pensare e quindi di conoscere.  La cultura, che di fatto costituisce la memoria esterna di questo processo, in cui il pensiero  dell’uomo è espresso tramite la parola parlata o scritta o tramite le opere d’arte e le opere  materiali, è il prodotto di questo processo che è di natura essenzialmente spirituale e che  accompagna la nostra civiltà sin dalla sua nascita.  Noosfera e cultura  Naturalmente al termine cultura assegniamo un significato ampio che comprende  qualsiasi aspetto dell’attività umana che è frutto del pensiero e viene trasmesso agli  individui vicini e lontani sia spazialmente che temporalmente. Questa caratteristica e la  capacità degli esseri umani di accedere alla conoscenza non solo attraverso le proprie  esperienze sensoriali ma anche attraverso la cultura, cioè la conoscenza acquisita da altri  individui, determina una connotazione di natura metafisica a questo particolare aspetto  della natura umana che vede nell’individuo l’elemento generatore del pensiero ma nello  stesso tempo vede nella comunità della conoscenza ( noosfera) l’ambiente ed il soggetto di  questa nuova dimensione dell’umanità.  Conclusioni  Dopo oltre 50 anni dalla sua scomparsa la meccanica quantistica ha sostanzialmente  confermato la struttura fondamentale della teoria generale dell’evoluzione formulata da  Teilhard de Chardin sulla base della sua profonda conoscenza scientifica in ambito  paleontologico e della sua sensibilità di scienziato.  La legge di complessità-coscienza espressa in termini di energia radiale e di energia  tangenziale è stata riformulata in termini di energia interna e di grado di individualità dei  nuovi soggetti formati in conseguenza della legge di condensazione e di  complessificazione che costituisce la principale forza trainante del fenomeno evolutivo.  L’evidenzializzazione della natura ontologica dei fenomeni di emergenza ha permesso di  abbandonare l’ipotesi corpuscolare della coscienza che insieme alla comparsa dell’essere  umano costituisce la punta avanzata della freccia dell’evoluzione orientata verso la  creazione della noosfera e la convergenza al punto omega.  Leonardo Angeloni (Università di Firenze)   (1) Emergence and Human Uniqueness by J. Wentzel van Huyssteen Zygon vol 41 n°3 settembre 2006 (http://www.blackwell-synergy.com/toc/zygo/41/3) (2) “Per sfuggire a un dualismo di fondo - impossibile e antiscientifico- e per salvaguardare nello stesso tempo la naturale complicazione della stoffa dell’universo, io proporrò la rappresentazione seguente (cioè la legge di “complessità-coscienza”) che farà da sfondo agli sviluppi che seguiranno.”(TdC) (3) Un caso classico di questo procedimento riguarda la formulazione della sintropia introdotta dai fratelli Arcidiacono sulla base delle ricerche di Fantappiè, in questo esempio particolare si cerca di giustificare i processi vitali sulla base di una elaborazione matematica dell’equazione energia/momento/massa che mette in relazione le tre grandezze nelle condizioni in cui le velocità degli oggetti si avvicinano a quelle della luce, cioè in condizioni molto diverse da quelle in cui avvengono i processi che si vogliono studiare. Altro esempio è costituito da Lothar Schafer che traspone direttamente concetti e soluzione formulate in meccanica quantistica a grandezze che rientrano nella trattazione classica. (4) In realtà sui ha una ricombinazione anche di tutti altri orbitali atomici anche se di entità molto minore. (5) Eric Kandel (premio Nobel per la medicina nel 2000) che ha dimostrato che la presenza di inibitori della sintesi proteica in alcuni molluschi sia correlata con la incapacità di sviluppare la memoria acquisita. Effetti analoghi sono stati nella drosophila (Tim Tully) (6) Leonardo Angeloni: Scienza e trascendenza ( http://mondodomani.org/dialegesthai/lan01.htm)