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Associazione Italiana Teilhard de Chardin
Lettera del card. Segretario di Stato Agostino Casaroli a mons. Paul Poupard (1981) Monsignore,  La comunità scientifica internazionale e, più largamente, l’intero mondo intellettuale si  apprestano a celebrare il centenario della nascita di padre Pierre Teilhard de Chardin. La  risonanza sorprendente delle sue ricerche, unitamente al fascino della sua personalità e  alla ricchezza del suo pensiero, hanno durevolmente caratterizzato la nostra epoca. Una forte intuizione poetica del valore profondo della natura, una percezione acuta del  dinamismo della creazione, un’ampia visione del divenire del mondo s’intrecciavano in lui  con un innegabile fervore religioso.  Nello stesso tempo la sua tenace volontà di dialogo con la scienza del proprio tempo e il  suo ottimismo intrepido dinanzi all’evoluzione del mondo, hanno dato alle sue intuizioni,  attraverso il riflesso cangiante delle prole e la magia delle immagini, una considerevole  risonanza.  Tutta protesa verso il futuro, questa sintesi dall’espressione sovente lirica e permeata di  passione per l’universale avrà contribuito a ridare agli uomini in preda al dubbio il gusto  della speranza. Ma nello stesso tempo la complessità dei problemi affrontati, come pure la  varietà degli approcci utilizzati, non hanno mancato di sollevare delle difficoltà, che  motivano giustamente uno studio critico e sereno – tanto sul piano scientifico che filosofico e teologico – di quest’opera fuori del comune.  Nessun dubbio che le celebrazioni del centenario, all’Istituto Cattolico di Parigi e al  Museo di storia naturale, all’UNESCO come a Notre-Dame di Parigi, siano da questo punto  di vista l’occasione per uno stimolante confronto, attraverso una giusta distinzione  metodologica dei piani, a beneficio di una rigorosa istanza epistemologica.  Senza dubbio il nostro tempo ricorderà, al di là delle difficoltà della concezione e le  deficienze dell’espressione di questo audace tentativo di sintesi, la testimonianza della vita  tutta di un pezzo di un uomo afferrato da Cristo nel profondo del suo essere, e che ha  avuto la preoccupazione di onorare nello stesso tempo la fede e la ragione, rispondendo  quasi in anticipo a Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura, aprite, spalancate le porte a  Cristo, gli immensi campi della cultura della civiltà, dello sviluppo”.  Sono lieto, monsignore, di inviarvi questo messaggio, a nome del papa, per tutti i  partecipanti al simposio da voi presieduto all’Istituto cattolico di Parigi in omaggio a padre  Pierre Teilhard de Chardin, e vi esprimo la mia fedele dedizione.    Agostinocard. Casaroli Roma, 12 maggio 1981