Il dono del Femminino per una Chiesa universale nel pensiero di Teilhard de Chardin

Il dono del Femminino per una Chiesa universale

nel pensiero di Teilhard de Chardin

Chiara Bertani

Laica, ha conseguito la laurea in Filosofia presso l’Università di Pisa nel 2005 e presso la medesima il Master di II livello in Comunicazione pubblica e politica nel 2006. Nel 2017 ha conseguito la laurea triennale in Scienze Religiose presso l’ISSR Beato Niccolò Stenone di Pisa. Nel 2019 ha conseguito la laurea specialistica in Scienze Religiose presso l’ISSR Santa Caterina da Siena di Pisa. Nel 2022 ha conseguito la Licenza in Missiologia  presso la Pontificia Università Gregoriana. Attualmente iscritta al Dottorato in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università della Santa Croce. Insegnante di Religione cattolica di scuola secondaria di secondo grado.

 

Il pensiero di Teilhard de Chardin sul Femminino può oggi illuminare e apportare un particolare contributo al cammino sinodale voluto e inaugurato da Papa Francesco. Si tratta infatti di una riflessione che il nostro autore porge alla Chiesa come dono per una prospettiva che possa essere autenticamente universale.

Per comprendere che cosa Teilhard de Chardin intenda quando ci parla di femminino dobbiamo guardare all’orizzonte evolutivo del suo pensiero e a quel dinamismo che, sappiamo, procede dalla materia alla coscienza, dalla biosfera alla noosfera e cammina verso un termine, la Cristosfera ,assumendo tutto l’essere e tutto il divenire di tutto ciò che è al di sotto di essa fino ad incorporarlo in Cristo. Si tratta cioè di un divenire cristico, o Cristogenesi, letto da Teilhard come processo evolutivo di spiritualizzazione, che culmina nell’unificazione con l’Uno, che egli definisce Punto Omega, il vertice da cui tutto proviene e a cui tutto torna. Quell’Uno in grado di ricapitolare in sé il molteplice ma senza confusione: “senza panteismo, senza assorbimento”. Per sintesi differenziante, direbbe Teilhard.

Proprio questo processo universale di unificazione assume nella riflessione del nostro autore una connotazione originale, perché egli lo classifica come femminile, consegnandoci la sua particolare terminologia: il Femminino.

Se volgiamo il nostro sguardo alle opere di de Chardin, dobbiamo ricordare innanzitutto il saggio L’Eternel Feminin, un poema in prosa che egli scrisse nel 1918, durante il periodo della I guerra mondiale, in cui il nostro autore si ispira al capitolo XXIV dell’Ecclesiaste. Qui egli sostituisce la personificazione della Sapienza con il concetto di Eterno Femminino che viene descritto come forza di unificazione che attraversa le successive fasi di sviluppo evolutivo, dalle attrazioni primordiali tra gli elementi fisico-chimici, alla forza riproduttiva nel mondo vivente, fino alla funzione spiritualizzante che l’amore può assumere a livello umano e infine al culmine della forza salvifica che gli ha attribuito Cristo.

Successivamente, giunto quasi al termine della sua vita, in quella che egli stesso definisce “una specie di autobiografia”[1], Il cuore della materia, stesa nell’agosto del 1950 e pubblicata postuma nel 1976, ritroviamo tra i temi principali del suo pensiero la breve riflessione Il Femminino ovvero l’unitivo, come Clausola che conclude l’opera. Come ci ricorda la nota a piè di pagina, in Accomplir l'homme - Lettres inédites (1926-1952) il nostro autore aveva specificato: “Finalmente, penso che Il Femminino verrà presentato e discusso a giusta di conclusione e di congedo; non già come elemento a sé, quanto piuttosto come luce che illumina tutto il processo di concentrazione universale: veramente, come Le ho scritto, lo spirito unitivo”[2]. Proprio qui Teilhard torna a ribadire con forza l’importanza del Femminino nel piano dello sviluppo della creazione, tanto da pensare di tessere il suo saggio attraverso quattro fili: il cosmico, ossia l’Evoluzione; l’Umano, ossia il convergente; il cristico, ossia il Centrico e infine il Femminino, presentato a mo’ di conclusione come quella Energia che unifica le cose e le creature. Ed è ancora qui che egli giunge a confessare: “Partito dall’infanzia alla scoperta della Materia, dovevo inevitabilmente trovarmi un giorno faccia a faccia con il Femminino”[3] e dunque

 

alla storia della mia visione interiore, quale la evocano queste mie pagine, mancherebbe un elemento (un’atmosfera…) essenziale se, tanto per concludere non menzionassi il fatto che, a partire dal momento critico in cui, rigettando i vecchi stampi familiari e religiosi, ho cominciato a svegliarmi e a formularmi veramente a me stesso, nulla si è sviluppato in me fuorché sotto uno sguardo e sotto un influsso femminili[4].

 

È chiaro pertanto come il tema del Femminino sia centrale nella vita e nella teologia di Teilhard de Chardin, intrecciate e unite mirabilmente nella sua riflessione.

Jacqueline Barthes, teologa francese e autrice di Il femminile: uno strano genere, in occasione di un Seminario di studio convocato su iniziativa del Consiglio Pontificio per i Laici sulla teologia della donna in linea con la Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II, Mulieris Dignitatem del 1988, ha messo in rapporto la sua personale riflessione con il pensiero di de Chardin, i cui scritti ha definito “così mistici nonostante il loro carattere scientifico”[5]. Grazie al suo intervento ci è concesso di leggere ampi stralci del poema mistico L'Eternel féminin contenuto in Pierre Teilhard de Chardin, Écrits du temps de la guerre.

Barthes, restituendoci il pensiero di de Chardin sottolinea come “in un movimento ininterrotto, fin dall’origine del mondo”, l’universo è sottoposto a “una forza unitiva, che gli dà impulso e lo anima”. Si tratta di una forza che esiste da sempre, “sempre in azione e seducente”, che “ha la capacità di muovere il mondo nella sua totalità – e dunque, necessariamente, di muovere la sua parte più cosciente: l’umanità”[6].

Ma per attirare questa umanità cosciente, specifica Barthes, questa energia deve essere capace di scavare in essa e toccarla nella sua dimensione più profonda, attraverso la forza generativa di un “desiderio profondo, inevitabile, sempre vivo”, di “un’umanità che non è mai la stessa, in perpetua evoluzione, in continua crescita di coscienza”[7].

Questa energia unificante, all’opera fin dalla creazione del mondo, che dà impulso e anima l’universo attraverso un’attrazione originaria è ciò che Teilhard chiama Il Femminino.

Nel poema L'éternel féminin sentiamo risuonare la sua voce:

 

Sono apparsa fin dall’origine del Mondo. Da prima di tutti i secoli, sono uscita dalle mani di Dio, abbozzo destinata a perfezionarsi attraverso i tempi, cooperatrice della sua opera. Tutto nell’universo avviene per unione e fecondazione, per raggruppamento degli elementi che si cercano e si fondono due a due, e rinascono in una terza cosa. Dio mi ha sparsa nella Molteplicità delle origini come forza di condensazione e di concentrazione [...] Sono il fascino mescolato al Mondo per farlo raggruppare, l’Ideale sospeso sopra di lui per farlo salire. Sono il Femminino essenziale[8].

 

L'energia unitiva, presente nel mondo fin dall’origine della creazione, con l’avvento dell’essere umano Teilhard la vede personificarsi e rendersi visibile nella donna, l’essere capace di dare forma alla misteriosa forza segreta del Femminino:

 

In principio, ero solo un vapore ondeggiante, mi mimetizzavo in affinità a mala pena coscienti in polarità deboli e diffuse […] Con la Vita, ho cominciato ad incarnarmi in esseri che sceglievo perché erano particolarmente a mia immagine. Gradualmente, mi sono individualizzata [...] via via che le anime diventano suscettibili di un'unione più ricca, più profonda, più spiritualizzata. Così, si formava pazientemente, nel segreto, la specie della moglie, della madre.... [...] Quando un uomo ama una donna, egli pensa all'inizio che il suo amore sia rivolto a un individuo come lui […] Molto presto, però, è preso da stupore ...Pensava di trovare vicino a sé solo una compagna: si accorge invece che in Me è a contatto con la grande Forza segreta, la misteriosa Latenza – venuta in questa forma per trascinarlo. Chi mi ha trovato è sulla soglia di tutte le cose. Non solo con l’intermediazione della sua sensibilità, ma per le connessioni fisiche della mia stessa natura, io mi prolungo nell’anima del Mondo […] Sono io l’accesso al cuore globale della creazione[9].

 

Questa misteriosa forza di unificazione e comunione che anima l’universo e che si incarna nella forma di un essere, quello femminile, nella prospettiva di Teilhard de Chardin trascina il mondo e lo seduce, elevandolo spiritualmente, perché si rivela all’uomo attraverso il desiderio come forma d’Amore, che lo mette in sintonia con l’energia dell’Universo. E proprio attraverso quel desiderio essa lo desta e lo eleva alla passione del divino: desiderio d’Amore. L’Amore infatti, “la più universale, la più formidabile e la più misteriosa delle energie cosmiche”[10] è nel pensiero di Teilhard “l’unico ambiente naturale nel quale può prolungarsi il moto ascensionale dell’evoluzione”[11] in tensione verso il punto Omega. Solo l’amore infatti “è capace di muovere l’essere”[12].

Nell’ L'éternel féminin il Femminino stesso delinea la sua evoluzione attraverso l’Amore in e al di là della donna:

 

Così, più diventerò Donna, più diventerà immateriale e celeste la mia figura...In me l'anima tende a sublimare il Corpo, - la Grazia a divinizzare l’anima. Chi vuole tenermi dovrà cambiare con me...[...] Solo l’amore è capace di muovere l’essere....[...] La tenera compassione, l’incanto della santità che emanano dalla Donna – in modo così naturale che si può cercarle solo in lei e, tuttavia, in modo così misterioso che non possiamo dire qual è la sua sorgente-, è la presenza di Dio che si fa sentire e che ci rende ardenti. Posta fra Dio e la Terra, come un luogo di attrazione comune, io li faccio venire l'uno verso l’altro, appassionatamente… finché in me abbia luogo l’incontro in cui si consumano la nascita e la pienezza di Cristo, attraverso i secoli.

Io sono la Chiesa, sposa di Gesù.

Io sono la Vergine Maria, madre di tutti gli esseri umani

[…] Sin nel fuoco del contatto divino, io esisterò, tutta intera con tutto il mio passato.

[…] Sono l’Eterno Femminino[13].

 

Ed ecco che attraverso quell’Amore, “riserva sacra di energia”[14], il ruolo della donna si delinea: posta fra Dio e la Terra, essa li fa venire l’uno verso l’altro appassionatamente, perché capace di trascinare il mondo verso il suo desiderio più intimo, il desiderio di Dio, che proprio in quell’amore si disvela. Fino ad arrivare alla donna completa nella sua perfezione, Maria: lo sviluppo progressivo del Femminino ci dona infatti “la Vergine, che ci dona il Cristo”[15]. È Maria che propone all’universo il suo destino finale: tramite lei, nell’incarnazione, attraverso il dono del Cristo, l’umanità progredirà verso il suo Punto Omega, che la attrae e personifica.

In questo movimento di tensione verso Dio, verso Cristo, definito da Teilhard Cristogenesi, possiamo dire allora il compito della donna si rivela immenso. Teilhard ci ha mostrato infatti dapprima il Femminino come porta di accesso al cuore della creazione e infine con Maria la porta che ci conduce al Pleroma, a quell’incontro in cui si consuma la pienezza di Cristo. E proprio qui ci lascia intravedere la missione del Femminino, anche nel nostro tempo, in cui la donna, a immagine della donna perfetta che il Femminino ci ha consegnato, deve continuare ad animare con la sua capacità di attrazione l’umanità in cammino potremmo dire “sinodale” verso il Regno. Solo così potremmo dire, il cammino della Chiesa potrebbe dirsi realmente universale, perché comprensivo di maschile e femminile insieme. Nella prospettiva di Teilhard infatti questo compito, la donna non potrà portarlo a compimento da sola, ma dovrà abbandonarsi alla dinamica d’Amore che lega insieme maschile e femminile, uomini e donne. Teilhard infatti considera la donna come l’espressione più elevata dell’evoluzione, ma nello stesso tempo la ritiene complementare all’uomo.

 Le sue parole ci svelano chiaramente la dimensione della loro reciproca necessità:

 

Nella fase attuale del Mondo, l’Uomo non è stato ancora completamente rivelato a se stesso dalla Donna, né reciprocamente. L’uno e l’altro non saprebbero perciò, grazie alla struttura evolutiva dell’universo, stare separati nel corso del loro sviluppo. Non è isolatamente (sposati o non sposati), ma per unità accoppiate che le due parti, maschile e femminile, della natura devono salire verso Dio.

Non su una monade, ma sulla diade umana si posa la spiritualità[16].

 

Possiamo allora chiederci, in questa reciproca necessità, qual è il dono del femminile a una Chiesa universale?  In un cammino che sia veramente sinodale possiamo oggi fare a meno di questo dono? O forse è giunto il momento di una Chiesa che nella reciprocità dei suoi membri sappia accogliere e valorizzare il dono del femminino e dunque della donna come incarnazione di quell’energia capace di unificare la realtà frammentata della Chiesa ed elevarla spiritualmente fino all’incontro con Cristo?

Lo stesso Teilhard nelle sue opere immagina e anela ad una Chiesa davvero universale. In Le direzioni del futuro, la definisce come “asse centrale di convergenza universale e punto preciso di incontro che scaturisce tra l’Universo e il Punto Omega”[17]. Ed è convinto profeticamente che questa Chiesa, “ripensando più a fondo il suo Cristo”, e potremmo aggiungere l’Eterno Femminino, “sarà la religione di domani”[18]: una Chiesa in cui “possa trovare riparo l’Universo”[19]. Nel cammino del desiderio verso la Chiesa del futuro Teilhard dà espressione al suo sogno, con toni che possono apparire forti, se dimentichiamo che siamo di fronte a un linguaggio fortemente spirituale e misticheggiante: “Del tutto indifferente (e quasi istintivamente ostile) per una Conversione del Mondo alla Chiesa attuale, sogno una Conversione della Chiesa in una super-Chiesa che, immagino, coglierebbe l’Umanità come un frutto maturo”[20]: un’Umanità complementare, maschile e femminile insieme, a immagine del suo Creatore.

Proprio verso questa “super Chiesa” universale noi oggi siamo in cammino nel percorso sinodale intrapreso su impulso di Papa Francesco,. Non a caso il Documento preparatorio del Sinodo ha voluto sottolineare come si tratti del “Sinodo della Chiesa Universale”, e non “dei vescovi”. Una Chiesa universale che cammina verso il suo compimento nel Corpo mistico di Cristo, fatta di discepole e discepoli missionari alla sequela di Cristo in forza del battesimo.

Papa Francesco nella Evangelii Gaudium, ci ricorda infatti che “In virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario (cfr. Mt 28,19)” (EG 120) e che “la Chiesa in uscita è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano” (EG 24). Tutti siamo chiamati a questa“uscita”, in cammino verso una Chiesa Universale capace di accogliere "l’Umanità matura”: “ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo” (EG20).

In questa prospettiva universale, che affonda le sue radici nell’ecclesiologia totale aperta dal Concilio Vaticano II, approfondita oggi da Papa Francesco e sognata da Teilhard, è possibile rivalutare e recuperare la dimensione femminile della Chiesa? Una femminilità come incarnazione del Femminino, di cui ricorda Teilhard nessun uomo può fare a meno, “come non può fare a meno della luce”[21]. 

Come aveva intuito Giovanni Paolo II nella sua Lettera apostolica Mulieris Dignitatem, “Dio affida l'essere umano - e la Chiesa, direbbe Teilhard - alla donna” (MD 30): a Maria, la donna completa nella sua perfezione, sviluppo progressivo e ultimo del Femminino, che ci dona il Cristo e svela la perfetta immagine della donna finale. A Maria che Lumen Gentium definisce “membro”,“immagine” e “modello” della Chiesa (LG 53) possiamo allora guardare per scorgere in lei il modello della discepola: con Papa Francesco potremmo dire della “discepola missionaria”.

Paolo VI infatti nell’Esortazione Apostolica Marialis cultus ci ricorda che Maria è modello proprio per il suo essere stata discepola: essa “è stata sempre proposta dalla Chiesa alla imitazione dei fedeli non precisamente per il tipo di vita che condusse e, tanto meno, per l'ambiente socioculturale in cui essa si svolse, oggi quasi dappertutto superato; ma perché, nella sua condizione concreta di vita, ella aderì totalmente e responsabilmente alla volontà di Dio (cfr. Lc 1,38); perché ne accolse la parola e la mise in pratica; perché la sua azione fu animata dalla carità e dallo spirito di servizio; perché, insomma, fu la prima e la più perfetta seguace di Cristo: il che ha un valore esemplare, universale e permanente” (MC 35). E indica in lei il modello del discepolo per ogni essere umano, per l’Umanità universale nella sua complementarietà.

Seguendo il cammino tracciato da Teilhard de Chardin e illuminati dalla sua riflessione, che descrive il movimento evolutivo del Femminino, possiamo guardare dunque a Maria come modello e guida nel percorso sinodale del discepolo, che ci eleva e ci conduce al Cristo, Punto Omega. E con lo sguardo fisso su di lei potremmo allora cominciare a immaginare quali conseguenze deriverebbero da questa narrazione per una Chiesa del futuro in cui possa trovare riparo un Universo capace di includere “l’altra metà del cielo”. Potremmo così riconoscere e cogliere quali carismi lo Spirito dona oggi alle battezzate, discepole missionarie alla sequela di Maria e valorizzarli per dare forma a una Chiesa realmente sinodale. Senza dimenticare grazie a Teilhard che “nulla può svilupparsi”, se non sotto uno sguardo e un influsso femminili”.

articolo pubblcato su Teilhard aujourd'hui 45 (giugno 2024)

 

[1] Pierre Teilhard de Chardin, Il cuore della materia, Queriniana, Brescia 20154, p. 5.

[2] Ibid., p. 49

[3] Ibid.

[4] Ibid.

[5] Cfr. Jacqueline Barthes, “A proposito del mistero femminile”, Teilhard aujourd’hui. Edizione italiana 14 (Febbraio 2014), pp. 39-51. Anche in https://www.teilhard.it/proposito-del-mistero-femminile (consultato il 26/5/2024).

[6] Cfr. ibid.

[7] Cfr. ibid.

[8] Cfr. ibid

[9] Cfr. ibid.

[10] Pierre Teilhard de Chardin, L’energia umana, Il Saggiatore, Milano 1984, p. 21.

[11] Pierre Teilhard de Chardin, L’avvenire dell’uomo, Il Saggiatore, Milano 1972, p. 92.

[12] Cfr. Jacqueline Barthes, “A proposito del mistero femminile”, cit.

[13] Cfr. ibid.

[14] Pierre Teilhard de Chardin, L’energia umana, cit., p. 24.

[15] Pierre Teilhard de Chardin, L’orizzonte dell’uomo. Letture a cura di Fabio Mantovani, Il Segno dei Gabrielli Editori, Verona 2000, p. 55.

[16] Pierre Teilhard de Chardin, “L'évolution de la Chasteté” in Les Directions de l'Avenir, Seuil, Paris 1973, p. 65.

[17] Pierre Teilhard de Chardin, Le direzioni del futuro, SEI, Torino 1996, p. 237.

[18] Pierre Teilhard de Chardin, L’orizzonte dell’uomo, cit., p. 86.

[19] Ibid., p. 87.

[20] Ibid.

[21] Pierre Teilhard de Chardin, Il cuore della materia, cit., p. 50.