Pierre Teilhard de Chardin, una mistica della presenza
di Cristo in un universo in evoluzione
Docente emerito di Geofisica all’Università Complutense di Madrid. Autore di numerosi saggi di carattere scientifico. Ha dedicato diversi articoli e libri al pensiero di Teilhard de Chardin
Teilhard: prete, scienziato e mistico
Sia in qualità di prete gesuita sia – allo stesso tempo – in qualità di noto scienziato nell’ambito della geologia e della paleontologia, il principale obiettivo di Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955), è sempre stato come integrare il pensiero cristiano all’interno della nuova cosmovisione, promossa dalle scienze, di un mondo in evoluzione. Questa preoccupazione è presente già nei suoi primi scritti giovanili e la ritroviamo anche nelle ultime pagine, scritte pochi giorni prima della sua morte. Durante tutta la sua vita, contemporaneamente alla sua opera scientifica, Teilhard ha elaborato una continua produzione di pensiero filosofico e religioso, ripensando ad una nuova formulazione della fede cristiana a partire dalla visione scientifica di un universo in corso di evoluzione; al di là di questa nuova formulazione, c’è anche lo sviluppo di una spiritualità nuova e assai personale, frutto di una vera esperienza mistica.
Teilhard era soprattutto un vero mistico per il quale la presenza e l’azione di Cristo riempie l’universo, la cui natura ci è oggi nota grazie alla scienza moderna. Per lui, non possiamo pensare Cristo – in virtù della sua incarnazione – come separato dall’universo, né l’universo separato da Cristo. Per Teilhard, questo universo è riconosciuto dalla scienza come un’evoluzione cosmica e biologica, ad è proiettato nel futuro grazie allo sviluppo dell’umanità, uno sviluppo nel quale scienza e tecnologia svolgono un ruolo importante. Di conseguenza, la sua spiritualità e la sua mistica sono quindi profondamente legate alla sua visione scientifica del mondo, e sono sostenute dai due pilastri che reggono tutta la sua vita, il suo lavoro scientifico e la sua esperienza mistica.[1]
Possiamo seguire lo sviluppo della spiritualità e del misticismo di Teilhard attraverso testi di molti dei suoi saggi che spaziano dai primi, scritti durante la sua partecipazione alla Prima guerra mondiale, agli ultimi, pochi giorni prima della sua morte, e attraverso la sua ampia corrispondenza. Le linee fondamentali sono già presenti nei primi scritti, ma non verranno sviluppate in modo chiaro fino agli ultimi. Possiamo individuare come testi chiave, in ordine cronologico, i seguenti: “La vita cosmica” (La vie cosmique, 1916), “Il mio universo” (Mon Univers, 1918), “La Messa sul mondo” (La Messe sur le Monde, 1923), L’ambiente divino (Le Milieu Divin, 1927), “Credo in questo modo” (Comment je crois, 1934), Il fenomeno umano (Le Phénomène humain, 1947), “Il cuore della materia” (Le coeur de la matière, 1950), “Il Cristico” (Le Cristique, 1955). In questi testi chiave possiamo trovare le linee generali della spiritualità e del misticismo di Teilhard, e il ruolo svolto in essi dalla visione scientifica del mondo, nel corso di tutta la sua vita, dal tempo del fronte fino all’ultimo anno di vita. Questa integrazione fra lavoro scientifico e visione evolutiva del mondo nella sua spiritualità può essere vista, prendendo in considerazione la sua appartenenza ai Gesuiti, come conseguenza della spiritualità ignaziana, che trova Dio in tutte le cose e che è esposta nella “Contemplazione per ottenere amore” all’interno degli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio: vedere Dio presente ed attivo nel mondo.
Il misticismo di Teilhard
Le note dei suoi Esercizi spirituali[2] ci permettono di vedere come le idee presenti nelle sue opere non fossero mere elucubrazioni teologiche, ma costituissero le costanti che, anno dopo anno, formavano il nucleo della sua preghiera e della sua meditazione, e di una autentica esperienza mistica. Scopriamo in queste note che la sua visione di Cristo e del mondo non è un concetto teorico da presentare ad altri, bensì il motore e il centro della sua intera vita spirituale e mistica. Anno dopo anno, i suoi Esercizi si concentrano sulle medesime idee che legano Cristo al mondo. Il “Cristo-Omega” appare già nelle sue note del 1922 e ricompare tutti gli anni. Nel 1940, appare il termine “omegalizzare”, ad indicare l’unione dell’universo con il “Cristo totale”, e l’anno successivo Teilhard presenta le due prospettive che da quel momento diventano il compendio della sua attività: “universalizzare Cristo” e “cristificare l’universo”. Teilhard concepiva la sua intera vita come fedeltà a Cristo-Omega. Come scriveva nel 1948 a Jeanne Mortier, sua segretaria e erede dei suoi scritti, la sua relazione con Cristo era per lui la cosa più importante della sua vita e ciò per cui sarebbe stato alla fin fine ricordato: “Mi chiedo se, nell’ultima fase della mia vita, più che la ricerca sugli uomini fossili, più che le speculazioni sulla Noosfera, non sia la semplice pratica dell’amore totale per il Cristo Universale per la quale renderò conto nell’’annullamento’”.[3] Ancora, nel 1950 affermava che nella sua vita non doveva entrare nulla che non fosse “cristificabile”, vale a dire, in piena confessione e in piena fedeltà al Cosmo e al Cristo-Omega. “Per finire bene, ossia, per aver avuto il tempo e l’opportunità di formulare il mio messaggio essenziale, l’essenza del mio messaggio”.[4] Più tardi, nel 1953, in una lettera a Jeanne Mortier, ripeteva lo stesso concetto:
“Continui a pregare per me, così che la mia vita possa essere veramente completa (piena di gioia o di angoscia conta poco, come vuole il Signore), a testimonianza e conferma di questa fede nella “natura cosmica” di Cristo che è veramente l’unica cosa a cui mi aggrappo alla fine con tutte le fibre del mio essere. ‘Finire bene!’, non per me, ma per la Causa”.[5]
L’ultimo giorno degli Esercizi finali del 1954 Teilhard riassume la sua intera visione con la singola parola “Pan-Cristicismo” che significa “Tutto in Cristo”. E come risoluzione finale aggiunge tre cose: “Fondamentalmente la stessa cosa: Cristificare ed essere Cristificati; contatto Cristico stabilito meglio; abbandono alla Fine”.[6] Il gesuita e biologo Pierre Leroy, che aveva lavorato al fianco di Teilhard in Cina e mantenuto in seguito una stretta amicizia con lui, ricorda che negli ultimi giorni a New York Teilhard gli aveva confidato: “Posso assicurarti che ora vivo costantemente alla presenza di Dio”.[7]
La spiritualità di Teilhard, quindi, non è solo il risultato di una riflessione teologica sulla visione del mondo proposta oggi dalla scienza, ma soprattutto il frutto di un’esperienza mistica vissuta nella preghiera e nella sua vita, nella quale la presenza e l’azione di Cristo riempie l’universo evolutivo presentatogli dalla scienza. Alla base c’è la visione dell’universo che la scienza è andata sviluppando: prima con l’evoluzione dell’intero universo dallo stato iniziale del Big bang, dalle particelle elementari, atomi e molecole, galassie e stelle, poi con l’evoluzione della vita sulla Terra infine quella umana. Dall’emergere dell’uomo, l’evoluzione continua in quella che lui chiama la “Noosfera” (sfera della conoscenza, come la biosfera è quella della vita) e del suo progredire in cerca della sua unità finale per mezzo della socializzazione umana in ciò che definisce il “Punto Omega”. Su questa visione del mondo viene proiettata la fede nel mistero cristiano dell’incarnazione, nel quale Dio stesso, in Cristo, si rende presente nell’universo da Lui creato, precisamente in quella maniera evolutiva, come creatore al suo inizio e nella sua fine suprema come “Cristo Omega”, nel quale tutto troverà la sua pienezza. Il carattere cristocentrico della spiritualità teilhardiana è espresso, ad esempio, nella preghiera al termine del suo saggio autobiografico “Il cuore della materia” (1950), che si conclude così:
“Dio, che presentandoTi alla nostra adorazione quale ‘evolutore ed evolutivo’, sei ormai l’unico che possa soddisfarci, - disperdi finalmente tutte le nuvole che Ti nascondono ancora, - sia quelle dei pregiudizi ostili che quelle delle false credenze. E, per Diafania ed Incendio ad un tempo, erompa la Tua universale Presenza. O Cristo sempre più grande!”[8]
In conclusione, non è possibile comprendere il pensiero e la spiritualità di Teilhard se non si considera la sua esperienza mistica che si estende lungo tutta la sua vita. Questa esperienza ha al proprio centro la presenza di Cristo nel mondo, in particolare un mondo come quello che ci viene presentato oggi dalle scienze nelle sue caratteristiche evolutive. Il suo misticismo è essenzialmente cristologico, di un Cristo che è sia Alfa sia Omega del mondo. Per Teilhard, perciò, non possiamo concepire Cristo separato dall’universo, né l’universo separato da Cristo. Teilhard visse con passione la presenza e l’azione di Cristo nel mondo e si sforzò di comunicarle per mezzo della sua opera scientifica e le sue riflessioni teologiche, in ogni modo possibile, nonostante tutti gli ostacoli e incomprensioni da lui incontrati.
Figlio della Terra e figlio del Cielo
Teilhard ripeteva spesso di sentirsi allo stesso tempo un “figlio della Terra” (la Terra, il Mondo e l’Universo sono sempre scritti in maiuscolo nei suoi testi) ed un “figlio del Cielo”. Afferma infatti: “Per educazione e per formazione intellettuale, faccio parte dei “figli del Cielo”. Ma, per temperamento e attività professionale, sono un ‘figlio della Terra’”.[9] Già nel suo primo saggio “La vita cosmica” egli esprime la sua doppia appartenenza che deriva dai suoi due amori: “Amo l’universo, le sue energie, i suoi segreti, le sue speranze e, nello stesso tempo, mi sono consacrato a Dio, unica Origine, unico Esito, unico Termine.”[10] Il fondamento del suo misticismo è dunque nella sintesi di questi due amori che si compie nella figura di colui che egli chiama il “Cristo Universale”, dove i due sono uniti e il cui significato vedremo più avanti. Questi due poli sono sempre presenti nella sua vita ed egli tenta di operarne una sintesi. Come vedremo più sotto, i due processi che compiono questa sintesi sono “Universalizzare Cristo” e “Cristificare l’Universo”. Da una parte, Cristo può essere pienamente compreso solo come, precisamente, l’Alfa e l’Omega dell’Universo. Cioè, Cristo è il creatore e l’origine dell’Universo (Alfa), e grazie alla sua Incarnazione fa parte di esso ed il suo Esito supremo (Omega), verso il quale tende l’intero universo e verso il quale l’intero universo è attratto per raggiungere il suo culmine (il Punto Omega). Dall’altra parte, l’Universo ha bisogno di Cristo per ottenere la sua perfezione suprema. Senza Cristo, l’universo è senza capo, manca della parte fondamentale che completa e sostiene l’intero edificio. Per Teilhard, Cristo non può essere compreso separatamente dall’universo materiale nel quale si è reso presente con la sua incarnazione, né l’universo separato da Cristo, nel quale Dio si è unito ad esso. Leroy ammette di aver ricevuto da Teilhard la sua spiritualità cristocentrica. “È a Teilhard che devo il più grande sguardo nella profondità dell’incarnazione e nel ruolo di Cristo, non solo nell’umanità, ma nella creazione intera”.[11]
Una mistica della scienza
Teilhard è cosciente del ruolo occupato dalla scienza e dalla tecnologia nel mondo moderno, le due grandi forze che guidano il processo umano.[12] Quando parla di scienza in senso lato, Teilhard include in essa anche la tecnologia, come accade spesso oggi parlando di “tecnoscienza”. Bisogna tener conto di questo, ad esempio, quando egli parla del valore religioso della scienza e della ricerca, nelle quali è compresa la tecnologia. Per cui, nel mondo moderno la scienza è, secondo Teilhard, “il Grande Affare del Mondo” (La Grande Affaire du Monde), e costituisce “una funzione umana vitale – certamente vitale quanto la nutrizione e la riproduzione!”[13] Ciò va compreso all’interno della sua visione evolutiva del mondo. Per Teilhard, l’evoluzione cosmica, che si prolunga nell’evoluzione biologica sulla Terra, ha la sua continuazione nello sviluppo umano, principalmente per mezzo della scienza e della tecnologia. Così, a livello umano, ossia a livello della “Noosfera”, il lavoro scientifico e tecnologico sono lo strumento e il vertice dell’evoluzione. Quindi è soprattutto per mezzo della scienza e della tecnologia che l’evoluzione umana oggi progredisce. Occorre tener conto, tuttavia, che per Teilhard l’evoluzione è alla fine convergente e, come abbiamo già visto, si dirige verso il Punto Omega, dove troverà la sua pienezza e la sua realizzazione finale, identificata con il Cristo della fede. In questo modo, può affermare:
“La Scienza con le sue analisi non deve dunque turbare la nostra Fede. Essa deve piuttosto aiutarci a meglio conoscere, comprendere ed apprezzare Dio. Da parte mia sono convinto che non ci sia per la vita religiosa nutrimento naturale più potente del contatto delle realtà scientifiche ben comprese”.[14]
Per Teilhard, dunque, la stessa scienza è un fattore importante nella vita religiosa. Essa ci mostra il cammino della ricerca dell’uomo per comprendere l’universo che, mentre procede nella direzione della sua convergenza in Cristo è, in realtà, già una ricerca, per quanto inconsapevole, di Cristo stesso.
Con un passo ulteriore, per Teilhard, la ricerca scientifica stessa è “una nuova e superiore forma di adorazione”.[15] La sua giustificazione è “perché la Ricerca [con iniziale maiuscola] è la forma sotto la quale si dissimula e opera più intensamente, nella Natura attorno a noi, il potere creatore di Dio”.[16] Questo carattere di culto riconosciuto alla scienza nasce dal vedere come la scienza ci sta facendo scoprire la natura dell’universo e le dinamiche della sua evoluzione, che raggiungerà la sua suprema perfezione con l’unione nel Punto Omega divino, che è il Cristo cosmico. Teilhard vede la scienza, considerata come l’opera umana per eccellenza, come lo sforzo comune dell’umanità che, consciamente o meno, la sta conducendo verso il suo esito supremo, che è Cristo stesso. Così egli può affermare: “la Ricerca (perseguita “con fede”) è il terreno stesso sul quale ha la possibilità di elaborarsi la sola mistica umano-cristiana che possa produrre domani una unanimità umana”.[17] L’impresa comune della scienza è quindi, per Teilhard, la parte decisiva del movimento che conduce l’umanità verso la sua unificazione, per mezzo del processo che Teilhard chiama, in generale, di socializzazione o unificazione di tutta l’umanità. Questo processo è per Teilhard convergente e si concluderà nell’unione finale nel Punto Omega che è Cristo. Quindi per lui il lavoro scientifico in sé ha un valore religioso che è anche cristiano, identificando il Punto Omega con il Cristo della fede.
Le linee fondamentali del misticismo di Teilhard
Nel suo saggio “Credo in questo modo” (Comment je crois, 1934), nel quale Teilhard prova a formulare le linee generali del suo pensiero e quelle che possiamo ritenere le linee principali del suo misticismo, egli le sintetizza in quattro frasi:
“Credo che l’Universo sia un’Evoluzione. Credo che l’Evoluzione vada verso lo Spirito. Credo che lo Spirito si compia in un qualche Personale. Credo che il Personale supremo sia il Cristo Universale.”[18]
Le quattro frasi iniziano tutte con “Credo”, indicando che si tratta di qualcosa di più personale rispetto a un riassunto del suo pensiero. È ciò che sta alla base del suo vero misticismo. Esso inizia con la visione evolutiva del mondo scoperta dalla scienza, che procede dal Big bang alla vita intelligente e al suo sviluppo sulla Terra, insieme alla visione del mondo della scienza. Questa evoluzione prosegue oggi al livello dell’umanità con il continuo processo della socializzazione verso la perfezione e l’unità degli uomini, particolarmente grazie al progresso, fornito soprattutto dal lavoro scientifico e tecnologico. Dall’altra parte, l’evoluzione scopre la direzione che va dal semplice al complesso a tutti i livelli. Legata all’aumento di complessità, secondo Teilhard, è la crescita di coscienza che culmina nell’uomo e nella sua evoluzione. Questa può essere vista come un’evoluzione dalla materia allo spirito, poiché maggiore è la complessità, maggiore la presenza di coscienza e, infine, dello Spirito, che Teilhard scrive con l’iniziale maiuscola, indicando così la sua finale apertura al divino. Lo Spirito ha il culmine del Personale (di nuovo con iniziale maiuscola), prendendo le distanze da una visione panteista spersonalizzante. Lo stesso Punto Omega verso il quale l’evoluzione progredisce per mezzo dell’uomo deve avere una dimensione personale. Nell’ultimo punto, Teilhard inserisce il mistero cristiano dell’Incarnazione, per cui il personale supremo, il culmine di tutta l’evoluzione, è il Cristo Universale. Ma Cristo non è solo il punto verso il quale l’universo progredisce, ma è anche la sua potenza attrattiva, già presente nel mondo, che sta operando all’interno dell’evoluzione cosmica, dall’inizio alla fine, ed egli è, perciò, l’Alfa e l’Omega della creazione.
Il Cristo cosmico e universale, centro dell’universo.
Secondo Teilhard, l’evoluzione dell’universo e dell’umanità deve convergere in una unità finale che chiama il Punto Omega, che deve essere trascendente e personale ed è identificato con il Dio della fede religiosa. Il Dio trascendente che è stato tradizionalmente indicato come “il Dio dell’In Alto” (En Haut), è così anche “il Dio dell’In Avanti” (En Avant), vale a dire, il centro verso il quale tende tutta l’evoluzione (in avanti). D’altra parte, la fede cristiana ci dice che questo Punto Omega è Cristo grazie alla sua incarnazione e risurrezione, poiché “tutte le cose sono state create da Lui e per Lui” (Col 1,16). Per Teilhard, Cristo è dunque il “centro universale” o “centro cosmico” dell’universo.[19] Se l’universo è convergente e Cristo svolge la funzione di “Centro-Omega”, per Teilhard la cosmogenesi diviene una “Cristogenesi” e il Cristo redentore è un autentico “Cristo Evolutore” (Christ-Évoluteur).[20] L’evoluzione intera è, perciò, un processo per mezzo del quale si costruisce il corpo del “Cristo Cosmico” o “Cristo Totale”, come appare per la prima volta nel suo primo scritto “La vita cosmica” (La vie cosmique, 1916):
“Il Cristo ha un Corpo cosmico, diffuso nell’intero Universo: ecco l’ultima parola che bisogna intendere. Per quanto attuale possa sembrare, questo Vangelo del Cristo cosmico, in cui sta forse la salvezza dei tempi moderni, è realmente la parola mandata dal Cielo ai nostri padri, il tesoro nuovo posto con previdenza di accanto ai valori antichi.”[21]
Non possiamo quindi pensare l’universo senza il suo centro in Cristo, né il Cristo non formante il centro dell’universo. È la Sua azione cosmica che fa convergere tutto verso di Sé, conducendo così tutto il processo evolutivo alla sua consumazione.
Un’altra formula usata da Teilhard è quella di “Cristo Universale”. Nel suo saggio “Nota sul Cristo Universale” (Note sur le Christ universel, 1920) lo definisce come segue:
“Per Cristo-Universale intendo Cristo come centro organico dell’universo intero; centro organico, significa […] che ogni sviluppo dell’universo intero è da lui sostenuto fisicamente, non solo della Terra e dell’Umanità, ma di Sirio, di Andromeda […] di tutte le realtà da cui dipendiamo fisicamente […]: non solo dello sforzo morale e religioso, ma anche di tutto ciò che ne costituisce il presupposto, ossia di ogni crescita del corpo e dello spirito. Questo Cristo-Universale è quello che ci presentano i Vangeli e più precisamente San Paolo e San Giovanni. È quello del quale hanno vissuto i grandi mistici.”[22]
Qui Teilhard è nella scia della teologia di San Paolo e San Giovanni e dei grandi mistici, per quanto formulando in modo diverso, secondo la corrente visione scientifica del mondo. Con queste due formulazioni: Cristo cosmico e Cristo universale, Teilhard cerca di integrare la persona di Cristo nel contesto di un mondo in evoluzione. Teilhard si rivolge al Cristo cosmico e universale sotto forma di preghiera:
“Oh! sì, Gesù, io lo credo e voglio urlarlo sui tetti e sulle piazze pubbliche. Non sei soltanto il Maestro estrinseco delle cose e lo splendore incomunicabile dell’Universo. Sei ben di più: sei l’Influsso dominatore che penetra in noi, che ci regge, che ci attrae mediante l’essenza dei nostri desideri più imperiosi e più profondi; sei l’Essere cosmico che ci avvolge ci perfeziona nella stessa perfezione della sua Unità. È proprio così, è proprio per questo che io Ti amo al di sopra di tutto!”[23]
In questo modo, Teilhard utilizza l’unione dell’umanità nel mistero del Corpo Mistico di Cristo, ma compreso ora come una realtà fisica ed organica, estendendola all’intero universo materiale. In questo modo, la fede nel mondo e la fede in Dio non si oppongono, ma la prima è un sentiero che porta all’altra. L’unione suprema si realizza in Cristo, dove uomo e mondo sono uniti a Dio.
Questa visione di Cristo e del mondo è riflessa nel suo aspetto sacramentale nella sua concezione dell’Eucarestia presente nella preghiera “”La Messa sul Mondo” (La Messe sur le Monde, 1923).[24] Inizia dicendo: “MI eleverò al di sopra dei simboli sino alla pura maestà del Reale; e Ti offrirò, io, Tuo sacerdote, sull’altare della Terra totale, il lavoro e la pena del Mondo”, per concludere: “O Cristo glorioso! Influsso segretamente diffuso in seno alla Materia, e Centro sfavillante in cui si congiungono le innumerevoli fibre del Molteplice;… sei Colui che il mio essere invocava con un’aspirazione vasta quanto l’Universo.” In questa preghiera Teilhard insiste di nuovo sugli stessi concetti che abbiamo già visto, ma concentrati dal punto di vista della consacrazione eucaristica. Il mondo intero è consacrato in una “singola Messa” e vi partecipiamo in una “singola Comunione”, che è già la “carne” di Cristo. “Lungo tutti i giorni di ogni uomo, lungo tutte le epoche dalla Chiesa, e lungo tutte le ere del Mondo, esistono una sola Messa e una sola Comunione”.[25] Il mondo materiale è quindi per Teilhard, parte dell’onnicomprendente Cristo Cosmico che offriamo e con cui comunichiamo in ogni Eucarestia.
Il Cristico
Uno degli scritti più importanti di Teilhard è quello che può essere considerato la sua autobiografia “Il cuore della materia” (Le Coeur de la Matière, 1950).[26] La terza parte si intitola “Il Cristico (o il Centrico)”, (Le Christique (ou le Centrique)), e in essa Teilhard sviluppa il tema della relazione tra Cristo e l’evoluzione del mondo. Partendo dalle idee già sviluppate dell’identificazione del Punto Omega di evoluzione convergente con Cristo, vi aggiunge ora quella secondo la quale bisogna associare al senso “cosmico” del reale il senso “Cristico”. Con questo nuovo termine, usato qui per la prima volta e reso in forma sostantiva come “il Cristico”, designa l’influenza e la presenza del Cristo Universale a tutti i livelli dell’universo, che dirige la sua evoluzione verso la suprema unione in esso. In un certo senso, il Cristico può essere compreso come una nuova dimensione che l’universo assume con l’Incarnazione. In questo modo. La dimensione cristica realizza l’unione del tradizionale “Dio dell’In Alto”, il creatore trascendente, e del “Dio dell’In Avanti”, o Punto Omega verso il quale tende l’evoluzione dell’universo. Alla scoperta di questa dimensione cristica corrisponde “una Fede nuova in cui si combinano la Fede ascensionale verso un Trascendente e la Fede propulsiva verso un Immanente – una nuova Carità in cui si uniscono, divinizzandosi, tutte le forze motrici della Terra”.[27] Teilhard confessa che i due assi della sua vita, che sono emersi in modo indipendente, fede nel mondo e fede in Dio, che chiama “le due metà cristiana e pagana del mio più profondo essere “ – hanno trovato una convergenza finale in una identità di base. Il misticismo cristiano, i cui semi furono piantati da sua madre nella sua infanzia sotto forma di devozione al Sacro Cuore di Gesù, finisce con l’incendiare, col fuoco dell’amore, l’attrazione di Omega, col quale questo Cuore si identifica. Il “fuoco” appare ore come l’immagine preferita per rappresentare l’influenza nell’universo di Cristo che tutto penetra con la sua presenza. Questa presenza è ora espressa dal termine “Diafania cristica”, la trasparenza dell’influenza di Cristo nell’universo. In precedenza, Teilhard aveva usato il termine “diafania” per designare la presenza di Dio nel mondo, in analogia con il termine “Ambiente Divino”.[28] Il testo si conclude con una preghiera nella quale le immagini del fuoco e della diafania compaiono insieme : si apre con “Signore, poiché, con tutto l’istinto e mediante tutte le occasioni della mia vita, e non ho mai cessato di porTi nel cuore della Materia universale”, e termina esprimendo il desiderio per cui “per Diafania ed Incendio ad un tempo, erompa la sua universale Presenza. O Cristo sempre più grande!”[29]
L’ultimo saggio di Teilhard, composto un mese prima della sua morte, che ha esplicitamente intitolato “Il Cristico” (Le Christique, 1955),[30] rappresenta un’ultima versione della sua visione del mondo e di Cristo. Proseguendo quanto già scritto in “Il cuore della materia”, Teilhard afferma ora che “il Cristico” costituisce una sintesi tra “la convergenza cosmica” e la “emergenza cristica”. Egli unisce così la visione dal basso con quella dall’alto, che può essere ottenuta contemplando il mondo in evoluzione e quanto la fede cristiana ci dice di Cristo, presente nel mondo grazie alla sua incarnazione.
Da una parte, la scienza ha scoperto l’evoluzione cosmica in direzione della “complessità-coscienza” di dimensioni planetarie, che continua a livello umano e deve essere convergente. Questa convergenza deve concludersi in una suprema unione del tutto, per mezzo dello spirito umano, in qualcosa che è proiettato nel futuro come un Punto Omega. La fede cristiana fa scoprire l’inserimento di Cristo nel processo evolutivo per mezzo dell’Incarnazione, che si espande per mezzo della sua risurrezione per integrare in un solo corpo tutta l’umanità, insieme con l’intero universo, alla parusia della fine dei tempi. Così. Il Punto Omega intravisto dalla scienza è finalmente identificato col Cristo della fede. La visione dal basso della scienza si completa e congiunge in un universo “cristificato” e in un Cristo “universalizzato”. Teilhard riconosce che questa concezione di Cristo non ha attirato l’attenzione del teologi, per quanto sia vitale per il futuro del Cristianesimo.
“Sino a oggi, e nonostante il posto eminente che San Paolo le conferisce nella sua visione del Mondo, questa terza “natura” del Cristo (natura né umana, né divina, ma ‘cosmica’) – non ha ancor molto attirato l’attenzione esplicita dei fedeli e dei teologi […] Con l’Universo cristificato (o il Cristo universalizzato, il che è la stessa cosa) appare un superambiente evolutivo (l’ho chiamato ‘Ambiente Divino’) di cui è indispensabile d’ora innanzi, per ogni uomo, coglier bene le proprietà (o ‘libertà’) peculiari, legate a loro volta all’emergenza di dimensioni psichiche assolutamente nuove”[31]
In questo modo, si realizza la consumazione dell’Universo da parte di Cristo e quella di Cristo da parte dell’Universo: appare così un superambiente, un Ambiente Divino sotto forma di un Universo cristificato o di un Cristo universalizzato. Teilhard ritorna così, alla fine della sua vita, all’intuizione dei suoi primi scritti, nei quali aveva sviluppato il concetto di Ambiente Divino. Il Cristico è, perciò, l’unione e la sintesi dell’esigenza cosmica di un Verbo incarnato e delle potenzialità di un universo convergente. La visione scientifica di un universo convergente è così legata agli effetti dell’Incarnazione, il mistero centrale della fede cristiana. Questa nuova visione, che Teilhard considera “pan-umanizzante” e “pan-cristificante”, costituisce il fondamento di un nuovo cristianesimo, “un Cristianesimo re-incarnato una seconda volta (e come alla seconda potenza) nelle energie spirituali della Materia”.[32] È questo l’”ultra-cristianesimo” di cui in questo momento abbiamo bisogno, per rispondere alle nuove richieste del progresso che Teilhard chiama “ultra-umano”.
Conclusione
Teilhard de Chardin deve essere considerato prima di tutto un grande mistico cristiano moderno. Nel suo misticismo, incorpora la visione fornitaci oggi dalle scienze, di un universo dinamico in corso d’evoluzione, che ritiene debba essere convergente; l’uomo, sul pianeta Terra, fa parte di questa evoluzione, evolvendo grazie al progresso scientifico e tecnologico, verso una maggiore unità e perfezione, in direzione di ciò che egli chiama “ultra-umanesimo”. Per un’altra parte, la fede cristiana presenta il fatto dell’Incarnazione con la quale Dio stesso si è reso presente in Gesù Cristo come l’esito supremo dell’evoluzione dell’uomo e dell’universo. La cosmogenesi diventa così una Cristogenesi. Dunque, nel misticismo di Teilhard la consumazione dell’universo da parte di Cristo e di Cristo da parte dell’universo si compie in un universo cristificato ed un Cristo universalizzato.
Traduzione dallo spagnolo di Franco Bisio
[1] Esiste una abbondante bibliografia riguardo la spiritualità e il misticismo di Teilhard, diamo conto soltanto dei seguenti testi: Henri de Lubac, Il pensiero religioso del Padre Teilhard de Chardin, tr. it., Jaca Book, Milano 2018; Christopher F. Mooney, Teilhard de Chardin and the Mystery of Christ, Doubleday-Image, Garden City, NY 1968; Thomas M. King, The Way of the Christian Mystics: Teilhard de Chardin, Michael Glazier, Wilmington 1988; Edith de la Héronnière, Teilhard de Chardin. Una mistica della traversata, tr. it., L’Ippocampo, Genova 2005; André Dupleix – Evelyne Maurice, Christ présent et universel. La vision christologique de Teilhard de Chardin, Mame-Desclée, Paris 2008; François Euvé, Pour une spiritualité du cosmos. Découvrir Teilhard de Chardin, Salvator, Paris 2015; Ursula King, Cristo in tutte le cose. Esplorare la spiritualità con Teilhard de Chardin, tr. it., EMP, Padova 2001
[2] Pierre Teilhard de Chardin, Notes de retraites (1919-1954), Seuil, Paris 2003
[3] Pierre Teilhard de Chardin, Lettres à Jeanne Mortier, Seuil, Paris 1984, p. 39
[4] Pierre Teilhard de Chardin, Notes de retraites, cit., p. 303
[5] Pierre Teilhard de Chardin, Lettres à Jeanne Mortier, cit., pp. 146-147
[6] Pierre Teilhard de Chardin, Notes de retraites, cit., p. 349
[7] Pierre Leroy, Un chemin non tracé. Jésuit au XXe siècle, Desclée de Brouwer, Paris 1992, p. 125
[8] Pierre Teilhard de Chardin, “Il cuore della materia”, in Il cuore della materia, tr. it., Queriniana, Brescia 1993, p. 47
[9] Pierre Teilhard de Chardin, “Credo in questo modo”, in La mia fede. Scritti teologici, tr. it., Queriniana, Brescia 1993, p. 99
[10] Pierre Teilhard de Chardin, “La vita cosmica”, in La vita cosmica. Scritti del tempo di guerra (1916-1919), tr. it., Il Saggiatore, Milano 1972, p. 23
[11] Pierre Leroy, Un chemin non tracé, cit., p. 105
[12] Agustín Udías Vallina sj, “Visione cristiana della scienza e della tecnica in Teilhard de Chardin”, in Teilhard aujourd’hui. Edizione italiana 44 (febbraio 2024), pp. 27-35
[13] Pierre Teilhard de Chardin, “Sul valore religioso della Ricerca”, in La scienza di fronte a Cristo. Credere nel mondo e credere in Dio, tr. it., Il Segno dei Gabrielli Editori, Verona 2002, p. 229
[14] Pierre Teilhard de Chardin, “Scienza e Cristo ovvero analisi e sintesi”, in La scienza di fronte a Cristo, cit., p. 63
[15] Pierre Teilhard de Chardin, “Ricerca, lavoro e adorazione”, in La scienza di fronte a Cristo, cit., p.251
[16] Pierre Teilhard de Chardin, “Sul valore religioso della Ricerca”, in La scienza di fronte a Cristo, cit., p. 231
[17] Ibid., p. 235
[18] Pierre Teilhard de Chardin, “Credo in questo modo”, in La mia fede, cit., p.99
[19] Pierre Teilhard de Chardin, “Il mio universo”, in La scienza di fronte a Cristo, cit., p. 87; “Nota sul Cristo Universale”, in La scienza di fronte a Cristo”, cit., pp. 41-47
[20] Pierre Teilhard de Chardin, “Cristianesimo ed Evoluzione”, in La mia fede, cit., p.173
[21] Pierre Teilhard de Chardin, “La vita cosmica”, in La vita cosmica, cit., p. 86
[22] Pierre Teilhard de Chardin, “Nota sul Cristo universale”, in La scienza di fronte a Cristo, cit., p. 41
[23] Pierre Teilhard de Chardin, “La vita cosmica”, in La vita cosmica, cit., pp. 76-77
[24] Pierre Teilhard de Chardin, “La Messa sul mondo”, in Inno dell’universo, tr. it. Queriniana, Brescia 1992, pp. 5-23
[25] Pierre Teilhard de Chardin, L’ambiente divino, tr. it., Queriniana, Brescia 1994, pp. 94-95
[26] Pierre Teilhard de Chardin, “Il cuore della materia”, in Il cuore della materia, tr. it., Queriniana, Brescia 1993, pp. 7-51
[27] Ibid., pp. 43-44
[28] Per esempio, in L’ambiente divino, Teilhard ricorre a Diafania insieme a termini come “Trasparenza” e “Incandescenza”. Pierre Teilhard de Chardin, L’ambiente divino, cit., pp. 99-104
[29] Pierre Teilhard de Chardin, “Il cuore della materia, cit., pp. 45.47
[30] Pierre Teilhard de Chardin, “Il Cristico”, in Il cuore della materia, cit., pp. 67-86
[31] Ibid., pp. 79.81
[32] Ibid., p. 81