UMANO, DIVINO, COSMICO

     Una delle più originali e feconde visioni di Teilhard, sulla quale lui stesso ha scritto molto nell'intero arco della vita, e molto è stato scritto da commentatori ed esegeti, sempre scoprendo nuovi contenuti e nuove prospettive, è quella che vede la figura di Cristo rappresentata in "tre nature", umana - divina - e quella che Teilhard chiama 'cosmica', introducendo un concetto che spetterà ai teologi di sviluppare adeguatamente.
   Questa visione, si può dire, ha accompagnato la riflessione di Teilhard fin dai primissimi scritti, e sempre con la coscienza esplicita di avere intuito "qualcosa di nuovo", ancorché chiaramente ispirato alla teologia cosmica di Paolo e a quella di Giovanni. Le prime chiarissime note sull'argomento si trovano nel suo "Journal", iniziato nel 1915, e nel suo primo saggio, intitolato "La Vita Cosmica", del 1916. Questo saggio termina con una bellissima preghiera al Cristo cosmico, nella quale     Teilhard scrive: "vivere una vita cosmica è vivere con la coscienza certa di essere un atomo del corpo di Cristo mistico e cosmico".
   Con l'espressione "Cristo Cosmico" (o in quelle equivalenti di "Cristo universale" o di "Cristo totale") Teilhard ci dice che la salvezza a noi offerta da Gesù Cristo, non riguarda la sola umanità, ma è "cosmica", cioè riguarda tutto quello che esiste nell'Universo, secondo una visione che attraversa la storia del pensiero cristiano (soprattutto della tradizione francescana) e che risale a san Paolo, il quale nelle sue Lettere riprende varie volte il concetto: "c’è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene; e un solo Signore, Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose" (1 Cor, 8,6); "in Lui sono state create tutte le cose" (Col 1,16); "tutte sussistono in Lui" (Col 1,17); "in Lui piacque a Dio di far abitare ogni pienezza" (Col 1,19); "in Lui ogni realtà è stata riconciliata al Padre" (Col 1,20)...
   Con l'espressione "Cristo Cosmico" Teilhard si rifà alla Cristologia paolina, inserendola in una visione evoluzionista ed ecologica più conforme ai dati scientifici contemporanei, arrivando a dare alla fede cristiana quel senso autenticamente universale, che è il significato etimologico della parola "cattolico".
   Tuttavia la riflessione di Teilhard va oltre, suggerendo l'idea di un Cristo in divenire, "Cristogenesi", dato che, proprio per la sua funzione cosmica, Cristo partecipa misteriosamente all'evoluzione del creato, che è un processo in corso. Qui entriamo veramente nel cuore della teologia teilhardiana, basata, com'è noto, su due fedi ugualmente importanti: la fede in Gesù Cristo e la fede nel mondo, come Teilhard stesso ci dice in un brano diventato famoso, tratto dal capitolo “Le tappe individuali della mia fede – 1. La fede nel mondo”: "Se a seguito di un qualche ribaltamento interiore, dovesse mai accadere che io perdessi la mia fede in Cristo, la mia fede in un Dio personale, la mia fede nello Spirito - mi sembra che continuerei in ogni caso a credere nel Mondo. Il Mondo (il suo valore, la sua infallibilità, la sua bontà), questa è, in ultima analisi, la prima, l’ultima e la sola cosa in cui credo. Ѐ attraverso questa fede che io vivo, ed è a questa fede, lo sento, che, al momento di morire, al di sopra di ogni dubbio, io mi abbandonerò" (in: "Comment je crois", vol. X, pag. 120).